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Il 18enne ‘no mask’ dell'Istituto Olivetti di Fano è uscito da scuola spontaneamente, e ha raggiunto l'ospedale di sua volontà. Il Tso non è in alcun modo correlabile alla sua decisione di non indossare la mascherina in aula, ma a ciò che è accaduto tra le mura del Santa Croce. Fatti che - per ragioni di privacy e nel rispetto del ragazzo così come della sua famiglia - non sono stati rivelati. Il resto? Una girandola mediatica soggetta a strumentalizzazioni.


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“All'ospedale di Fano mi hanno rinchiuso per una questione politica, e non sanitaria. Io non sono pazzo. Mi hanno iniettato questi due calmanti che mi hanno intontito per un giorno intero, quelli successivi li ho rifiutati tutti”. A parlare è il 18enne fanese salito agli onori delle cronache nazionali in seguito alla ribellione inscenata tra le mura della sua scuola. E – soprattutto – a ciò che è conseguito alla sua reiterata decisione di stare in aula senza indossare la mascherina. Vale a dire quel famoso Tso - un provvedimento senz’altro estremo – che ha scatenato l’ira dei no mask e di tanti altri dissidenti che da oltre un anno mettono in discussione le restrizioni dovute alla pandemia tuttora in corso. Un fatto a suo modo eclatante, che ha portato a Fano i riflettori di tutta Italia. Tra voglia d’informazione e smania di sensazionalismo.



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Una notte buia e silenziosa. Questo ci si sarebbe potuti aspettare dal recente Capodanno, nell’anno del Covid e delle zone rosse. E invece no. Dall’aggressione di medici e infermieri – la seconda in pochi giorni – al trattamento sanitario obbligatorio di un sedicente deejay mal tollerato dai vicini di casa. Per non parlare dei tanti – troppi – ‘botti’ e fuochi d’artificio sparati prima e dopo la mezzanotte. In barba all’ordinanza del sindaco.