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Girovagavano per il centro Italia saccheggiando case e strutture ricettive, portando a termine anche dei colpi davvero clamorosi. Ad esempio, nei mesi scorsi, proprio a Fano erano riusciti a entrare in un bed & breakfast del centro e a ripulire le stanze di due clienti. Con una refurtiva davvero ragguardevole. Si tratta di un’intera famiglia di ladri, ora fermata grazie all’ottimo lavoro svolto dalla polizia di Fano.





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Tutta la zona mare dalla ferrovia alla battigia, da una punta all’altra della città. Senza dimenticare il centro storico. L’obbligo di mascherina previsto dal weekend non interesserà, dunque, soltanto il Lido, ma anche altre zone di Fano. A stabilirlo è un’ordinanza appena firmata dal sindaco Massimo Seri, anche in seguito agli incontri tenutisi negli ultimi giorni con prefetto e questore.



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È stato ricostruito nel secondo dopoguerra, e i suoi anni sembra portarli benissimo. O forse no. Il Ponte Metauro è infatti finito sotto la lente d’ingrandimento dell’Anas, che con un’apposita ordinanza sta per ‘costringere’ a modificarne la viabilità per due o forse tre settimane. Un periodo durante il quale l’infrastruttura verrà attentamente esaminata. Futuri interventi sono tutt’altro che esclusi.



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Tutti insieme a passeggiare e a bere cocktail. Ma possibilmente distanziati. E, soprattutto, occhio all’orologio. Perché dopo le 18 – se si è in zona Lido - scatta l’obbligo di indossare la mascherina. O di alzarla da sotto il mento, se si ha l’abitudine di tenerla abbassata. A stabilirlo è un’ordinanza sindacale di prossima pubblicazione che impone regole precise per il prossimo fine settimana, ma che saranno valide almeno fino a lunedì 1° giugno, dato l’imminente ponte. E non ci saranno scuse, perché le mascherine verranno anche distribuite gratuitamente sul posto. Inoltre i controlli si faranno più intensi, anche attraverso dei presidi fissi nei luoghi clou del divertimento.





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Troppe persone in giro e troppo vicine tra loro. Le mascherine? Poche, e troppo spesso abbassate sotto il mento. Il centro storico e – soprattutto – la zona mare hanno subito ripreso vita dopo la fine del lockdown dovuto al coronavirus. Forse troppo, o comunque troppo presto. I dati del Gores dimostrano che tre nuovi casi di contagio su quattro riguardano persone under 35. E i sindaci del territorio non ci stanno. Massimo Seri compreso.


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In occasione del primo week end di riapertura dei locali, diverse sono state le problematiche che i gestori di bar e ristoranti hanno dovuto affrontare; in questa sede ci preme sottolineare una problematica che interessa in particolare i gestori dei bar, con riferimento alla vigilanza che essi dovrebbero assumere per prevenire assembramenti in prossimità dei loro locali.




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Uno step significativo, molto più che simbolico. Perché nessuno ha la sfera di cristallo, e la responsabilità di ognuno sarà determinante – lo è già da ora – per l’andamento dei contagi da coronavirus e per il nostro stesso futuro. Ma la recente chiusura della rianimazione Covid dell’azienda ospedaliera Marche Nord è un fatto davvero molto importante. Come fosse uno spartiacque, e ora sta a noi non fare marcia indietro. Lo sappiamo bene tutti, ma lo sa ancora meglio chi in quei reparti ha combattuto per la vita dei pazienti. E per tutti noi. Angeli come Letizia Pietrini e Martina Turiani, che guardano al futuro con una prudenza più che condivisibile.




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In questa triste primavera, un altro medico, il dr. Alberto Tornati, se ne è andato. Psichiatra all’Ospedale Psichiatrico S. Benedetto di Pesaro, Primario Psichiatra a Urbino e poi a Cagli, conclude la sua lunga e proficua attività professionale nella nostra città, in qualità di Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Pesaro.


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Chiude la Rianimazione Covid dell’azienda ospedaliera Marche Nord. “Dopo oltre 16 settimane, oggi abbiamo trasferito l’ultimo paziente – spiega Michele Tempesta, capo dipartimento DEA - ovviamente restiamo pronti ad accogliere eventualmente nuovi degenti Covid, ma ci auguriamo di poter tenere chiuso il reparto per molto tempo.




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Hard disk, telefonini e materiale informatico di ogni genere. È da qui che parte l’inchiesta, a carico di ignoti, sul sequestro di Silvia Romano. Venerdì, infatti, i Ros hanno eseguito una perquisizione - guidata dal colonnello Marco Rosi - nella sede di Africa Milele, la onlus di Fano per la quale la volontaria milanese stava operando quando è stata rapita in Kenya il 20 novembre 2018, per poi tessere liberata la scorsa settimana.



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OASI non ci sta. Gli Operatori Associati Spiagge Italiane di Confartigianato di Ancona – Pesaro e Urbino ritengono che l’ultimo documento Inail contenente le proposte di linee guida Covid 19 per gli stabilimenti balneari, abbia mero valore consuntivo, e chiedono alle Regioni di farsi convalidare dal Governo i protocolli sanitari già discussi, condivisi e approvati.



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Martedì mattina i carabinieri della Compagnia di Fano hanno dato esecuzione ad una ordinanza di sospensione dal pubblico servizio emessa dal Giudice per Indagini Preliminari di Pesaro, Dott. Giacomo Gasperini, nei confronti di una operatrice socio sanitaria di 62 anni, dipendente della residenza fanese per anziani non autosufficienti “Cante di Montevecchio”, in quanto ritenuta responsabile di reiterati maltrattamenti verso i degenti della struttura affidati alle sue cure.




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La ‘verità’ sta tutta nell’inchiostro. Quello che Silvia Romano ha utilizzato per scrivere, giorno dopo giorno, il suo diario di prigionia. Un oggetto di carta rimasto nelle mani dei suoi sequestratori, ma che oggi – almeno simbolicamente – vale tantissimo. Perché lì dentro, probabilmente, viene spiegato tutto il percorso intimo, umano e spirituale che ha indotto la cooperante di Africa Milele, a metà della sua detenzione, a convertirsi all’Islam. Una scelta che sta facendo tanto discutere, le cui ragioni sono però personali, e che poco hanno a vedere con la sua liberazione. Di quell’intimità provata dal rapimento e da una prigionia durata quasi un anno e mezzo, d’altronde, non ne possiamo sapere granché. L’unica certezza è che Silvia, ora, la dovremo chiamare Aisha.



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Dopo ben 19 mesi di prigionia, Silvia Romano, la volontaria rapita in Kenya il 20 Novembre 2018, torna ad essere libera. Tutto il mondo del volontariato fanese ha gioito per la bellissima notizia che si è diffusa in pochissime ore su tutti i canali di comunicazione sabato pomeriggio. Ognuno di noi si è unito alla gioia che ha travolto la famiglia Romano e tutti i volontari della onlus fanese Africa Milele.


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Con il volto doppiamente coperto. Silvia Romano si è presentata così. La cooperante liberata in Somalia nella notte tra venerdì e sabato è finalmente tornata in Italia. E vuoi l’abito tradizionale somalo vuoi la mascherina anti-Covid, appena scesa dal piccolo aereo dell’Aise le si vedevano a malapena gli occhi. Poi, la mascherina, l’ha abbassata, e si è lanciata in un sorriso che ha commosso buona parte d’Italia.