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Decolla di nuovo il numero dei controlli eseguiti sulle persone a spasso. Dopo alcuni giorni in cui le verifiche da parte di forze dell’ordine e militari sembravano aver subito un rallentamento (questi i dati di domenica), lunedì 30 marzo sono stati effettuati ben 1.272 controlli relativi al divieto di spostamento dovuto all’emergenza coronavirus. Un’altra giornata da velo pietoso: nella provincia di Pesaro e Urbino sono infatti state contestate altre 27 violazioni in sole ventiquattro ore.


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Una straordinaria dedizione verso gli altri. Verso chi sta male, soprattutto. Poi un’emergenza sanitaria di portata epocale. Un periodo critico, costellato di tragedie dovute al coronavirus, durante il quale Giorgio Scrofani è rimasto in prima linea finché ha potuto. Poi il triste epilogo: l’operatore del 118 non ce l’ha fatta. È il quinto in tutta Italia.


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Ben 400 milioni di euro da ripartire tra tutti i comuni italiani. Sono quelli messi a disposizione sabato scorso dal premier Giuseppe Conte per far fronte alle difficoltà economiche già manifestate da parte della popolazione a causa dell’emergenza coronavirus e delle restrizioni imposte, tra cui la chiusura di gran parte delle attività. La soluzione adottata è quella dei buoni spesa da riservare alle persone meno abbienti o comunque danneggiate dall’attuale situazione. Tutto parte dallo stanziamento del governo, fondi trasferiti ai singoli comuni con importi che variano a seconda della popolazione. Ecco quanto spetta ai diversi comuni del nostro territorio.


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Buoni spesa una tantum per i meno abbienti, ma anche per chi sta subendo dei gravi danni economici per via dell’emergenza coronavirus. Sono quelli che verranno elargiti a breve – anzi, a brevissimo - grazie ai fondi provenienti dal governo e destinati ai diversi comuni (qui gli importi spettanti al nostro territorio, municipio per municipio). Fano ha a disposizione 322mila euro, una cifra importante la cui modalità di ‘redistribuzione’ è ancora un work in progress. Anche se le idee dell’amministrazione sembrano in realtà già abbastanza chiare.



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“La curva si sta addolcendo, poi bisogna vedere nei prossimi giorni cosa succederà”. È questo il commento del sindaco di Fano Massimo Seri in merito all’andamento dei contagi nella Città della Fortuna. Parole che lasciano trapelare un moderato ottimismo alla luce dei dati di cui si è attualmente in possesso, secondo cui le persone positive al coronavirus al momento sarebbero 235, mentre in 428 sono in isolamento domiciliare per aver avuto contatti con un positivo.


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Per una volta nessun ‘passeggiatore’ fuori posto. E – come spesso accade, per fortuna – non sono state riscontrate irregolarità nemmeno tra le attività commerciali. Quella di giovedì è stata dunque un’altra giornata densa di controlli relativi alle restrizioni imposte per il coronavirus, ma questa volta gli abitanti della provincia di Pesaro e Urbino si sono mostrati ligi e impeccabili. Ed era tutt’altro che scontato.


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Calano i nuovi contagi nella provincia di Pesaro e Urbino, ma non l’attenzione delle forze dell’ordine verso chi esce di casa senza una ragione essenziale. Sono stati quasi mille – 993, per l’esattezza - i controlli eseguiti nella giornata di mercoledì lungo tutto il territorio provinciale. E – ancora una volta – si registrano diverse denunce: ben 30.


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Ogni giorno un bollettino. Ogni giorno i numeri di chi si sporca la fedina penale perché non rispetta le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus. Cifre che evidentemente non spaventano quanto dovrebbero, perché le denunce continuano comunque ad aumentare. Soltanto martedì - nella provincia di Pesaro e Urbino - sono infatti finite nei guai altre 31 persone per essersi allontanate da casa per ragioni non essenziali.


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Sollevamento pesi di prima mattina, probabilmente nella vana speranza di non farsi scoprire. Sei culturisti sono stati scoperti dalla polizia mentre si stavano allenando in palestra. In barba alle restrizioni legate all’emergenza coronavirus. Una volta beccati, alcuni di loro hanno persino provato nascondersi: sono stati subito rintracciati e denunciati.


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Non stavano rispettando le prescrizioni del governo dovute all’emergenza coronavirus, così sono stati temporaneamente chiusi. Sono due esercizi commerciali della provincia di Pesaro e Urbino, scoperti nei giorni scorsi dalle forze dell’ordine a non osservare le restrizioni vigenti. Intanto prosegue imperterrita la caccia ai passeggiatori: soltanto lunedì ne sono stati denunciati altri 35 in tutto il territorio provinciale.


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Due persone, in lontananza, in quindici scatti. Foto che ritraggono un’altra domenica sui generis per Fano e per i suoi abitanti. La Città della Fortuna si è presentata così come le era stato chiesto di presentarsi: vuota, pressoché deserta. L’invito è ormai noto: restare a casa per debellare quanto prima la piaga del coronavirus.


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Italo Nannini lascia un vuoto difficilmente colmabile. Sono parole, queste, che vengono recitate quasi sempre quando se ne va qualcuno di caro o di molto conosciuto. Nel caso del fondatore de L’Africa Chiama, però, non c’è spazio per la retorica né per le frasi fatte. La scomparsa dell'83enne lascia spazio soltanto per al dolore, al ricordo, ma soprattutto alla celebrazione dell’uomo che è stato. Come dimostra la testimonianza di Cristiano Nannini - nipote di Italo - che vi riportiamo di seguito.


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Italo Nannini se n’è andato, ma non per via del coronavirus. Malato ormai da tempo, il fondatore dell’associazione fanese ‘L’Africa Chiama’ si era aggravato negli ultimi giorni. Domenica mattina il ricorso al 118, fino al decesso avvenuto nel pomeriggio all’ospedale Santa Croce di Fano. Lunedì è infine arrivato il verdetto del tampone, precedentemente eseguito per accertarsi che le complicanze che hanno stroncato l’83enne non fossero dovute al Covid-19.


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Le foto di Fano pubblicate sulla pagina Facebook del sindaco Massimo Seri mostrano una città deserta. Sono la prova di una domenica in cui, verosimilmente, i cittadini sembrano aver rispettato le restrizioni vigenti in merito agli spostamenti imposte a causa della proliferazione del coronavirus (qui gli ultimi numeri sul contagio). Eppure i dati provinciali parlano di tutt’altro scenario.


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Ci sono i medici. E poi, certo, ci sono gli infermieri. Angeli come Letizia, Martina e Michela che stanno combattendo questa battaglia in prima linea. Sono loro che rischiano ogni giorno per via del coronavirus, ma anche per l’ignoranza di alcuni. E non sono i soli. Ci sono i farmacisti, gli addetti alle pulizie e tanti altri lavoratori a cui dovremmo apporre subito una medaglia al petto. Talmente tanti che non è possibile definire davvero un elenco. Tra questi, però, ci sono senz’altro coloro che lavorano nei supermercati. Ketti Vagnini è la titolare di uno di questi esercizi commerciali, dove ogni giorno si creano code per fare la spesa. Ketti ha sotto gli occhi i suoi clienti, e non può fare a meno di notare quanti errori commettano. C’è chi si presenta più volte al giorno, chi girovaga per le corsie senza aver fatto una lista: sono tante le leggerezze che potrebbero costare caro all’interno comunità. Ketti - in questo post pubblicato su un gruppo Facebook di Fano – ci suggerisce come migliorare per il bene di tutti.




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Ancora troppi i trasgressori in strada. Ma i ‘furbetti della passeggiata’ devono tenersi pronti, perché sono in arrivo nuove restrizioni. Intanto, in virtù di quelle già in vigore, sono state 17 le violazioni contestate nella sola giornata di giovedì 19 marzo nella provincia di Pesaro e Urbino, a fronte degli 877 controlli effettuati. Un dato preoccupante che si somma ai numeri ancora più inquietanti dei giorni precedenti.


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La quarantena è una dura prova per tutti. Ma una cosa va sempre ricordata: il nostro ‘sacrificio’ non è assolutamente nulla in confronto a ciò che stanno passando tante altre persone. In primis i malati, ma anche chi sta lottando per la loro vita, al netto di tutte le altre categorie professionali che continuano a rimanere operativi per il bene di tutti. Medici e infermieri, però, sono davvero in prima linea in questa tremenda battaglia contro il coronavirus. Dopo il racconto di Letizia Pietrini, vi riportiamo le parole di un’altra infermiera. Martina Turiani è una fanese in servizio all’ospedale San Salvatore di Pesaro, lì dove davvero si vive in trincea contro il Covid-19, tra turni massacranti e camici intrisi di sudore. Questa è la sua preziosa testimonianza, pubblicata giovedì sul suo profilo Facebook.


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Meno controlli, ma più denunce. È l’amaro bottino di un’altra giornata spesa dalle forze dell’ordine a combattere contro l’egoismo e l’ignoranza di alcuni cittadini della provincia di Pesaro e Urbino. Soltanto mercoledì, infatti, sono state segnalate 33 persone ‘a spasso’ senza una valida ragione. A questo numero si sommano le 11 contestazioni per violazioni a carico di altrettanti esercizi commerciali.


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Sono stati 980 i controlli effettuati martedì nella provincia di Pesaro e Urbino. A questi vanno aggiunti quelli dei giorni precedenti, tra cui i 1140 di lunedì. La ‘morale’ è soltanto una: le forze dell’ordine stanno facendo verifiche a tappeto tra gli ancora troppi ‘ furbetti della passeggiata’ che – nonostante il continuo proliferare del coronavirus - si trovano in strada senza delle reali motivazioni. Soltanto martedì le denunce sono state 16.






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Letizia Pietrini, fanese doc. Non ha ancora 33 anni, ed è un’infermiera precaria. Detta così sembra l’identikit di una giovane donna qualunque, alle prese con una passione importante e con una certa propensione verso il prossimo. Per di più alle prese con gli annosi problemi del sistema-lavoro. Ma il momento è speciale, e questo fa di lei una persona ancor più speciale. Letizia è uno dei tanti angeli – ma non chiamateli ‘eroi’, non tutti gradiscono – che in questa fase storica così delicata stanno lottando per noi. In questa guerra contro un nemico – visibile ma tangibile – chiamato Covid-19, Letizia si trova in prima linea. Lavora per salvare vite nel reparto di rianimazione dell’ospedale San Salvatore di Pesaro, dove ora si trovano tutti i pazienti del territorio affetti da coronavirus. Questa è la sua testimonianza. Da parte nostra, i più sentiti ringraziamenti a Letizia e a tutti coloro che stanno lavorando e rischiando per noi.


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Task force di forze dell’ordine nelle strade e tra le attività commerciali della provincia. Proseguono sempre più massivamente i controlli sugli spostamenti delle persone e sulle restrizioni a negozi ed esercizi sulla base dell’ultimo decreto governativo. Polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia stradale, polizia locale e provinciale, ma anche le stesse forze armate: tutti mobilitati per vigilare sull’osservanza delle disposizioni, allo scopo di tutelare la salute pubblica e debellare definitivamente il coronavirus. Controlli che tra venerdì e sabato hanno portato a ben 52 denunce.





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Avete la biancheria stesa in balcone? Il vostro gatto preferisce fare le ronde sui tetti invece di restare accoccolato ai piedi del letto? Nessun problema. Perché – contrariamente a quanto vi potrebbero aver detto - non è previsto il passaggio di alcun elicottero sopra le nostre teste per disinfestare le città. In altre parole, non è così che debelleremo la piaga del coronavirus. Tantomeno con le fake news.



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Fino a ieri era un farmaco utilizzato contro l’artrite reumatoide e non solo. Oggi – forse – è una luce in fondo al tunnel. Un tunnel chiamato coronavirus, illuminato da una nuova speranza: quella che il tocilizumab possa davvero salvare delle vite. I pazienti sottoposti a questo tipo di terapia stanno rispondendo bene. La notizia riguarda Fano molto da vicino. Tutto parte da Napoli, ma si sta utilizzando questo farmaco anche altrove. A Bergamo, ad esempio, ma anche su pazienti che si trovano a Milano e nella stessa Città della Fortuna.


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Ottanta e più saracinesche abbassate. E che non si risolleveranno prima del 3 aprile. È la conseguenza della scelta – sofferta ma condivisa – di diversi ristoratori fanesi, che hanno appeso grembiuli e posate al chiodo in attesa di tempi migliori. La causa di tutto – neanche a dirlo – è il Covid-19, quello stesso coronavirus che di giorno in giorno sta paralizzando le nostre città e alterando le nostre abitudini. Martedì mattina una delegazione di ristoratori è stata ricevuta in Comune per poter esprimere alcune richieste. Una serie di tutele in un momento di emergenza per la salute di tutti, ma anche per il commercio. Il rischio, infatti, è che - lasciando soli i locali – alcune di quelle saracinesche restino abbassate per sempre.


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"Sono il titolare del Via Vai di Fano. Oggi io e oltre cinquanta bar abbiamo deciso di chiudere". È la stringata ma eloquente comunicazione inviata da Antonio Di Vieste,titolare del Via Vai di via Colombo a Fano. Anche l'esercito dei baristi si unisce dunque all'iniziativa di tenere chiusi fino al prossimo 3 aprile, in virtù del decreto governativo che impone tutta una serie di limitazioni per contenere il contagio da coronavirus.