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Caos nel Partito Democratico Regionale: chieste le dimissioni di Mangialardi da capogruppo

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E' bufera nel Partito Democatrico regionale e i venti di tempesta soffiano da Senigallia. Sono infatti senigalliesi i due poli della diatriba che vedono da un lato la segretaria regionale Chantal Bomprezzi, che deve ricompattare il partito in vista delle prossime sfide elettorali (quali le amministrative) e che ha chiesto al capogruppo dem di farsi da parte, e dall'altro lo stesso Maurizio Mangialardi, messo all'angolo dopo il dossier con cui si criticava l'operato della stessa Bomprezzi.

Il vaso di Pandora si è scoperchiato lunedì sera durante la direzione regionale del PD che si è tenuta ad Ancona presso la Casa del Popolo. A Mangialardi è costato caro il dossier inviato alla segretaria nazionale Schlein nel quale si criticava l'operato della segretaria Bomprezzi. Una frattura, quella tra Bomprezzi e Mangialardi iniziata proprio all'epoca delle elezioni per la segreteria con l'ex sindaco di Senigallia che non ha sostenuto quella che era stata suo assessore preferendo la Bellomaria (e la mozione Bonaccini a livello nazionale), diventata ora insanabile. Nella sua relazione la segretaria dem Bomprezzi l'altra sera ha fatto riferimento ad “un rapporto diventato troppo complicato” con Mangialardi “per poter proseguire” e ne ha chiesto le dimissioni da capogruppo.

"Credo che certi atteggiamenti non siano più tollerabili. Posso passare sopra agli attacchi personali, al dovermi sentire additata pubblicamente come acerba o autoritaria, posso evitare di rispondere ad attacchi o provocazioni. Ma non posso e non voglio bypassare, derubricare, minimizzare, accettare, la mancanza di rispetto nei confronti del partito che rappresento -ha detto la segretaria Bomprezzi nella sua relazione- Il gruppo consiliare non può essere percepito all’esterno come l’alter ego del partito, seppur rappresenti una sua componente importante. Il capogruppo non è un dirigente qualsiasi egli è voce del PD nelle istituzioni regionali. Per questo il suo ruolo è delicato e richiede equilibrio e senso di responsabilità, quanto il mio. La sua voce difficilmente potrà farsi sentire con la forza che dovrebbe se viene percepito all’esterno come antagonista alla segretaria. Se così è è più debole il partito tutto e la sua azione. Serve dialogo tra capogruppo e partito e questo dialogo, lo dico con profondo malincuore, manca. Troppo spesso ci troviamo a dover rincorrere percorsi o decisioni non condivise di cui non veniamo a conoscenza in tempo utile, a dover subire attacchi strumentali, a leggere di operazioni fatte all'ombra dei propri colleghi, riferendosi ad essi addirittura come "bandito" o negando la firma di atti; troppo spesso ci troviamo a dover giustificare assenze significative a iniziative pubbliche o, peggio, incontri, uscite o dichiarazioni stonate, o ritorni di inusuali interlocuzioni con forze di destra. Non è mia intenzione fare processi al capogruppo, elencando uno ad uno i molteplici casi in cui ciò è successo da un anno a questa parte. Purtroppo, a molti di questi hanno dovuto assistere i più, tra cui i membri di questa direzione, e questo ci ha fatto male agli occhi dell’opinione pubblica, minando la nostra credibilità a vantaggio della destra. Ma è mia intenzione affermare con determinazione, senza polemiche e in pieno spirito propositivo, che questa situazione deve cambiare, per il bene del nostro partito. È evidente che sia venuto a mancare quel rapporto di fiducia fondamentale tra il capogruppo e il partito, che per essere ricostruito ha bisogno di un cambio di passo e di guida, con un gesto di responsabilità".

La relazione della Bomprezzi è stata integrata dal contributo presentato da Michela Bellomaria, leader della minoranza dem che espresso la volontà di “porre fine alle recenti polemiche sulla stampa che hanno fatto male al PD” sottolineando che “la segretaria Bomprezzi è la segretaria di tutto il PD, quindi anche della minoranza”. In quanto a Mangialardi, nelle prossime ore è attesa la sua risposta anche se la strada sembra segnata: se non rassegnerà il mandato da capogruppo, potrebbero essere gli stessi consiglieri Pd a decretarne il passo indietro votando una sfiducia.



Questo è un articolo pubblicato il 26-03-2024 alle 13:16 sul giornale del 27 marzo 2024 - 1928 letture






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