counter
SEI IN > VIVERE MARCHE > CRONACA
articolo

Senigallia: Testimone scambia una Punto per una Panda, 9 anni di processo per un muratore innocente

2' di lettura
1128

avvocati legge tribunale

Si è chiusa lunedì mattina una rocambolesca vicenda giudiziaria che ha visto protagonisti un senigalliese e una giovane donna di origini russe.

La donna si era presentata al Commissariato di Senigallia denunciando di aver subito un furto con destrezza in una via cittadina. Era iniziato così, nel novembre 2015, un autentico calvario di nove anni. La donna aveva denunciato il fatto di essere stata affiancata da una Punto rossa e di aver subito il furto con della borsa appoggiata sul cestino della bicicletta da parte di un uomo brizzolato che si era sporto dal finestrino. Nei giorni successivi, la donna era tornata presso gli uffici del Commissariato per far presente di aver riconosciuto, parcheggiata in una strada cittadina, l’auto che l’aveva affiancata per commettere il reato.

Si trattava però, in questo caso, di una Panda, sempre di colore rosso, appartenuta appunto al muratore senigalliese. Per l’uomo, che si era dichiarato immediatamente estraneo ai fatti contestati, iniziava un autentico calvario. Difeso dall’avvocato Roberto Paradisi, il muratore è stato assolto con la formula piena per non aver commesso il fatto dal Giudice monocratico del Tribunale penale di Ancona Antonella Passalacqua. Nel corso dell’istruttoria e poi della discussione finale sono state passate al setaccio tutte le incongruenze e le contraddizioni emerse: dall’auto prima esattamente individuata per una Punto e poi identificata invece per una Panda alla descrizione sommaria del ladro le cui caratteristiche fisiche non corrispondevano a quelle del muratore indagato. Dalla targa prima descritta come “rovinata” e poi leggibile alle sfumature del colore dell’auto. Fino alla mancata identificazione fotografica del presunto autore del furto.

“Non si doveva arrivare a dibattimento – ha sostenuto l’avv. Paradisi nella discussione finale – perché fin dall’inizio tutti gli indizi apparivano imprecisi e contraddittori e risultava evidente che si era di fronte ad un clamoroso abbaglio della vittima. Quest’uomo è stato vittima di un pesante errore giudiziario”. Per questo il legale ha chiesto l’assoluzione senza nemmeno formulare ipotesi subordinate invocando una sentenza netta del Tribunale. Così è stato: a mettere la parola fine alla vicenda assurda è stato il Giudice monocratico che con una brevissima camera di consiglio ha assolto con formula piena il muratore.



avvocati legge tribunale

Questo è un articolo pubblicato il 25-03-2024 alle 12:33 sul giornale del 26 marzo 2024 - 1128 letture






qrcode