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Senigallia: A Senigallia la Biennale d’Arte con la ‘Madonna’ in una clinica per aborti

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Non voto (a torto o a ragione, non me ne vogliate) per le elezioni da molti anni, quindi il mio giudizio in questa lettera che scrivo a Vivere Senigallia è scevro da qualsiasi condizionamento ideologico e/o politico.

Voglio fare un plauso all’amministrazione comunale di Senigallia per aver dato vita ad una biennale d’arte (che ho letto rimarrà visitabile fino a domenica 24 alla galleria Expo-ex, vicino la Rocca Roveresca), dove sono presenti opere di varie correnti pittoriche e fotografiche di alto livello, che mi sono piaciute moltissimo.

Un lavoro però su tutti mi ha colpito, quello che per me rimane una intuizione geniale: un’opera fumettistica che, attraverso questa forma artistica forse più gaudente, ma ugualmente di altissimo valore, fa vedere la Madonna in una sala di attesa in una clinica per abortire. Maria è visibilmente in stato interessante e, con un volto pensieroso e corrucciato, attende la chiamata insieme ad altre normalissime persone. Questo perché la madre di Cristo era un essere umano in carne ed ossa, e quindi, se fosse vissuta al giorno d’oggi, forse le sarebbe venuto il dubbio se mettere al mondo o no il figlio che, a soli 33 anni, avrebbe patito la crocefissione e la morte per “cercare e salvare ciò che era perduto” (Luca 19:10).

Questo mondo è fatto di tante cose belle, ma di altrettante orribili provocate dall’uomo (guerre, fame, carestie, distruzioni, odio), che varrebbe veramente la pena domandarsi fino a che punto “immolarsi” e far vivere al proprio figlio la tortura e la morte se poi i risultati sono comunque questi.
Perché ogni madre farebbe di tutto per il proprio figlio.

E parlando della Madonna, della sua dimensione umana, mi viene da pensare al momento della gestazione, che per ogni mamma è il più romantico. Proviamo ad immaginare come Maria visse questo suo momento. Quel Gesù che si stava formando nel suo corpo, che di settimana in settimana se lo sentiva sempre più presente. Quante carezze gli avrà dato, quante delicatezze avrà usato affinché l’embrione si sviluppasse nel migliore dei modi.
Con quale delicatezza lo avrà toccato, vestito, lavato una volta venuto al mondo.

E tutto questo pur sapendo in cuor suo, che questa donna avrebbe (secondo la tradizione che ci è stata tramandata) attraversato le prove più dure per il cuore di una madre: la tortura e la morte di un figlio, prove da superare con una forza e una fede (per chi la ha) che sfidano ogni comprensione.

In questa opera io non ho visto nulla di blasfemo, nessuna bestemmia per un credente, ma solo un importante spunto di riflessione sul mondo che ciascuno di noi, nel suo piccolo, ha contribuito a creare. Ed è di sprone a rimboccarci e anche di molto le maniche e darci da fare affinché le cose cambino.

E da padre e da essere umano mi permetto solo di dire che anche io e mia moglie, quando abbiamo saputo di aspettare dei bambini, ci siamo posti molti dubbi e abbiamo avuto anche tante paure e angosce sapendo che mondo le nostre creature si sarebbero trovati ad affrontare.
Fermo restando che la vita di ogni essere vivente è la cosa più preziosa che ci sia, ringrazio di cuore gli autori di questa opera perché questo è quello che secondo me deve fare l’arte: far discutere, far riflettere, mandare un messaggio.

Se potete andate a vedere la mostra perché Senigallia è bella non solo d’estate!

lettera firmata



Questa è una lettera al giornale pubblicata il 22-03-2024 alle 07:19 sul giornale del 23 marzo 2024 - 178 letture






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