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intervista

Andrea Fattori, un senigalliese alla corte di Dylan Dog: ad aprile in edicola una storia speciale su gabbie e metamorfosi

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Il primo Dylan non si scorda mai. Soprattutto se hai l’onore di poterne disegnare una storia lunga, rendendo omaggio alla versione di quello stesso personaggio che dal 1986 in poi ha fatto innamorare generazioni di lettori. Quel Dylan – neanche a dirlo – fa Dog di cognome, e nonostante le mille metamorfosi di linguaggio e di formato del medium, resta uno dei protagonisti indiscussi del fumetto italiano. Anconetano, ma residente a Senigallia, il 45enne Andrea Fattori ha da poco posato le sue sapienti matite sulle tavole di una storia intima e coinvolgente che approderà nelle edicole il prossimo aprile.

E dire che, a un certo punto, la vita sembrava voler portare questo talentuoso disegnatore verso altri lidi. Lo dice il suo curriculum da diplomato all’istituto alberghiero. Una scuola che – come lui stesso ci ha ricordato – con il disegno non c’entra proprio nulla.

Andrea, e poi cos’è successo?
La passione per il disegno era lì che covava, e invece di spegnersi non ha fatto altro che crescere. Così, parallelamente alle lezioni di sala-bar, acquistavo libri sui maestri rinascimentali e studiavo il disegno da autodidatta. Nel frattempo leggevo fumetti, soprattutto Dylan Dog, che a suo tempo fu una folgorazione. Probabilmente è nato tutto da lì.

A che età hai ‘scoperto’ di saper disegnare?
Non saprei dirti quando l’ho scoperto, ma molto presto mi sono accorto di riuscirci bene. Faccio questo mestiere dal 2008, però le prime collaborazioni sono cominciate prima.

Quali sono gli autori che ti hanno ispirato?
Sono molti e sono cambiati nel tempo. Cronologicamente direi che i primi di cui mi sono innamorato sono tutti italiani: Claudio Villa, Roberto De Angelis, Nicola Mari, Piero Dall’Agnol, Paolo Eleuteri Serpieri, Sergio Toppi. Poi via via tanti altri, come Mike Mignola e quel gigante di Moebius, oltre ad Alberto Breccia. Direi che questo elenco potrebbe anche non finire più.

Con chi collabori, oggi?
Dal 2008 collaboro stabilmente con la Sergio Bonelli Editore. Una decina di anni fa ho iniziato a lavorare anche per una casa editrice francese, la Soleil, con cui fino a oggi ho pubblicato cinque libri.

Per quali altri personaggi Bonelli hai lavorato?
Ho esordito su una serie fantasy-post apocalittica che si chiama ‘Brendon’, poi sono passato ai disegni di ‘Morgan Lost’, thriller sui generis con protagonista uno degli ultimi personaggi nati in casa Bonelli. Attualmente lavoro anche su storie di Dylan Dog, che avevo già disegnato proprio in un crossover con Morgan Lost. Il mio primo Dylan vero e proprio uscirà in edicola ad aprile, ed è inutile nascondere che non veda l’ora di vederlo stampato!

Come è nata questa possibilità?
Come spesso accade nella vita, tutto è cominciato da un evento negativo. Avrei dovuto iniziare un libro per un nuovo editore francese che stava nascendo in quel periodo, poi per problemi societari quella casa editrice - per come era stata progettata - non nacque, e io rimasi momentaneamente senza lavoro. Così scrissi in Bonelli, a un redattore con cui avevo già lavorato e con cui c’è una stima reciproca, e sapendo che in quel momento era il curatore di Dylan gli chiesi se non avessero per caso una storia breve da affidarmi, magari per un ‘Color Fest’, che contiene storie brevi e a colori. Con mia grande sorpresa mi rispose che aveva invece intenzione di affidarmi una storia lunga per l’’Old Boy’. Io ovviamente feci i salti di gioia!

Cosa puoi dirci di questa storia?
Scritta da Alessandro Russo, racconterà di quelle gabbie che noi stessi ci costruiamo attorno, così come di metamorfosi. È una bella storia, mi sono divertito molto a illustrarla. Avrà la lunghezza canonica di 94 pagine, e uscirà appunto sul ‘Dylan Dog Old Boy’, la collana che raccoglie le storie incentrate sul personaggio nella sua versione originale, prima che venisse temporaneamente rivoluzionato da alcuni cambiamenti raccontati negli scorsi anni sul mensile di inediti che tutti conosciamo.

Come si è svolta la collaborazione con lo sceneggiatore?
In modo serenissimo. Ho ricevuto la sceneggiatura e ho iniziato a disegnarla. Via via che spedivo le tavole ascoltavo la sua opinione e quella del redattore, ma il lavoro è scivolato via liscio e senza intoppi.

Quanto tempo ti è servito per completare i disegni?
Un anno intero, che è tanto, ma perché nel frattempo ho dovuto cambiare casa e ristrutturare la nuova, per cui molto del tempo è stato assorbito da questo.

Come ti sei approcciato a questo personaggio così iconico?
Per me disegnare Dylan è stato come rivedere un amico dopo tanti anni e avere la sensazione che il tempo non sia passato. Mi sono sentito a casa. Centrarne la caratterizzazione è stato lo scoglio più duro da superare, e spero di esserci riuscito. Bisogna trovare la giusta chiave interpretativa, perché Dylan è attraversato da una marea di emozioni che vanno rese al meglio senza però snaturarlo. Ho cercato quindi di dargli una mia interpretazione, cercando di non pensare troppo al confronto con quei giganti che mi hanno preceduto sulle sue pagine.

Progetti futuri?
Al momento sono al lavoro su un numero di Morgan Lost, poi dovrei tornare a Dylan.

Il tuo sogno nel cassetto?
Non saprei, Dylan mi sembra già un bel traguardo. Visti i tempi ti direi che mi piacerebbe semplicemente riuscire ancora a vivere di disegno per un bel po’, e la cosa non è così scontata.





Questa è un'intervista pubblicata il 05-03-2024 alle 15:06 sul giornale del 06 marzo 2024 - 800 letture






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