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Pesaro: Agricoltori in protesta: "Abbiamo solo le nostre mani per andare avanti, non ci aiuta nessuno"

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Ferri Marini Lorenzo

Oggi a Pesaro, come in molte altre città italiane, si è svolta una massiccia protesta agricola con i trattori che hanno sfilato per le strade, guidati da un crescente malcontento tra gli agricoltori.

L'obiettivo della manifestazione è evidenziare le difficoltà del settore agricolo italiano, segnalando la crisi economica che sta colpendo duramente chi lavora la terra.

Nel punto di ritrovo, di fronte al casello autostradale di Pesaro, tra i partecipanti alle proteste troviamo il giovane agricoltore Ferri Marini Lorenzo, nonchè organizzatore della manifestazione, che ha condiviso le sue preoccupazioni e il suo disagio. "Ad oggi, i costi dei nostri prodotti non riescono più a coprire le spese di produzione", ha dichiarato Ferri Marini. Spiega che l'acquisto di grano da seme a un costo di circa 150 euro al quintale e la vendita dello stesso grano a soli 20 euro al quintale stanno mettendo a dura prova gli agricoltori. "La politica, il commercio e tutto quanto sta proprio uccidendo l'agricoltura e noi agricoltori", ha aggiunto con amarezza.

L'obiettivo principale di queste proteste è quello di richiamare l'attenzione sulle difficoltà che gli agricoltori stanno affrontando. Ferri Marini e i suoi colleghi chiedono un ripensamento delle politiche che impattano direttamente sul settore agricolo, rivendicando il giusto riconoscimento economico per il loro duro lavoro. Si lamentano della perdita di agevolazioni e contributi essenziali, incluso il timore di perdere l'agevolazione sul carburante in futuro.

La protesta degli agricoltori di oggi a Pesaro è caratterizzata dalla mancanza di sigle sindacali, poiché gli agricoltori sentono che le attuali organizzazioni non rappresentano realmente i loro interessi. "Le sigle non ci rappresentano, fanno solo i loro interessi e noi veniamo proprio esclusi", sottolinea Ferri Marini. Gli agricoltori cercano di far sentire la loro voce in modo indipendente, sfidando le tradizionali dinamiche sindacali.

"Vogliamo difendere il futuro dei nostri figli - risponde un agricoltore ultra sessantenne - perché noi oramai siamo grandi, però i nostri figli sono destinati a smettere e a chiudere le aziende. Solo questo chiediamo e basta, solo il futuro per i nostri figli che sono giovani. Andando avanti con queste restrizioni europee, il non voler aiutare i nostri sindacati, che chiedono solo i soldi e non fanno niente, siamo costretti a chiudere tutte le aziende"

Con difficoltà economiche sempre crescenti, spese elevate per carburanti e fertilizzanti, e mancanza di un reddito sufficiente, i giovani agricoltori si trovano a un bivio. La necessità di garantire il futuro delle proprie famiglie è un grido di aiuto per ricevere supporto da parte delle istituzioni e della società nel suo complesso.

E alla domanda ‘Quali sono le prospettive future?’, un agricoltore allarga le braccia e dice: "Tiriamo avanti, non lo so. Abbiamo solo le nostre mani per andare avanti, non ci aiuta nessuno".



Ferri Marini Lorenzo

Questo è un articolo pubblicato il 05-02-2024 alle 15:43 sul giornale del 06 febbraio 2024 - 290 letture






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