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comunicato stampa

Fano: Cittadinanza onoraria, il discorso integrale del vescovo Armando: "Guardate in faccia gli ultimi e tenete il loro passo"

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Vi saluto cordialmente, felice della vostra presenza. Sono lieto e commosso per tanto onore attribuito a me come persona, ma, presumo, a tutta la Diocesi inserita, attraverso i miei preti, con il loro costante e ammirevole impegno nel nostro amato territorio. Un riconoscimento, quello di questa sera, che non si appende sulle pareti, ma si inscrive nel cuore (qui il racconto della cerimonia, ndr).

Carissimi, la città, in particolar modo, questa nostra bella Città di Fano che mi ha accolto nel 2007 e che porterò sempre nel cuore, è il luogo per eccellenza della politica. E’ nella città che ogni persona fa esperienza della buona o della cattiva amministrazione, ed è nella città che ciascuno avverte il bisogno di partecipare alla cosa pubblica, o se così non fosse, se ne allontana in preda all’indifferenza o al disgusto. La città è una palestra di costruzione politica. Se le istituzioni anziché mettersi al servizio dei cittadini formano una casta, se gli amministratori si dimostrano lontani dalle esigenze della gente e del bene comune, se i politici cadono nella corruzione, il senso civico viene minato alla radice e la città muore interiormente. Inesorabilmente perde la sua bellezza.

San Paolo VI disse che quanti esercitano il potere pubblico devono considerarsi, e cito: “come servitori dei loro compatrioti, con il disinteresse e l’integrità che convengono alla loro alta funzione”. E sentenziò: “Il dovere del servizio è inerente all’autorità; e tanto maggiore è tale dovere quanto più alta è tale autorità”.

Ma il servizio rischia di restare un ideale astratto senza una seconda parola che non può mai esserle disgiunta: responsabilità. Essa, come indica la parola stessa, è l’abilità di offrire risposte, facendo leva sul proprio impegno, senza aspettare che siano altri a darle.

Sempre a proposito di responsabilità, penso a quella componente essenziale del vivere comune che è l’impegno per la legalità. Essa richiede lotta ed esempio, determinazione e memoria, tantissima vigilanza, questo anche - mi preme di sottolinearlo – anche nel nostro territorio.

San Paolo VI notava che nelle società democratiche non mancano istituzioni, patti e statuti, ma “manca tante volte l’osservanza libera e onesta della legalità” e che lì “l’egoismo collettivo insorge”. Responsabilità e legalità.

Mi permetto di invitare tutti ad un confronto paziente: Il confronto tra le parti presuppone il riconoscimento del valore dell’altro e della sua legittimità a governare. Altrimenti la lotta politica diventa una forma di guerra che non tende più al buon governo in quanto tale, ma all’eliminazione dell’avversario. Quando questo avviene, i riflessi a livello della vita sociale sono negativi perché nascono sospetti e risentimenti che solo difficilmente possono essere controllati e superati. Il crescendo della politica fatta spettacolo, fatta scontro verbale accompagnato anche da minacce; una politica intesa come luogo del successo e palcoscenico di personaggi vincenti, che richiedono deleghe a governare non sulla base di programmi vagliati e credibili, bensì sulla base di promesse o prospettive generiche. Una logica della conflittualità che tutto intende nel quadro della relazione amico-nemico, dove con l’amico si ha tutto in comune, col nemico nulla… Oggi, in una logica di conflittualità, il vincitore si sente autorizzato a prescindere del tutto dalle ragioni dell’altro semplicemente perché ha vinto. Un costume politico che non si confronta, che non cerca il dialogo in vista della verità, che intende il governare come pura decisione presa da chi ha la maggioranza e basta, o come decisione affidata alle sorti emotive di un plebiscito. E’ vero che il conflitto è un momento ineliminabile della politica, ma non può essere visto quale strumento ordinario di governo e meno che mai un bene o un fine in se stesso: perché il fine è sempre la pace.

La natura e il destino dell’uomo eccedono sempre qualsiasi scelta contingente e quindi anche ogni scelta politica. Gli assetti sociali, anche quando appaiono molto consolidati, si rivelano alla lunga precari e segnati dal conflitto. Ecco perché occorre proclamare quel primato dell’amicizia che già Aristotele considerava come il succo e la base di ogni attività politica. Ogni uomo e ogni donna va rispettato e amato al di là delle sue scelte politiche …

Pluralismo e mediazione. Occorre tener conto della situazione pluralista e complessa, dove ciò che consideriamo come bene anche morale non sempre può essere tradotto immediatamente in legge, perché si devono fare i conti con il consenso di molti. Bisogna abituarsi a una “sapiente gradualità”. Nessun valore, per quanto primario, può essere imposto al prezzo di una “deflagrazione della convivenza”. Anzi, quanto più un valore è eticamente rilevante, tanto più è impegnativo e perciò bisognoso di maturazione a livello di costume.

Dobbiamo stare attenti a non prestare ascolto a chi ci vuole adulare, perché lasciarsi snervare dall’adulazione non solo non è prova di fortezza, ma anzi di ignavia. Il livello di allarme lo si raggiunge quando lo scadimento etico della politica non è neppure più percepito come dannoso per la polis. Non dovremmo aspettare decadenze dolorose per aprire gli occhi.

Con tanta umiltà vi consegno una bellissima riflessione di un “testimone del sociale”, che ha dato la vita per il bene comune.

“Fino a quando voi mi lasciate in questo posto (di sindaco di Firenze) mi opporrò con energia massima a tutti i soprusi dei ricchi e dei potenti. Non lascerò senza difesa la parte più debole della città (…) Tutta la vera politica sta qui: difendere il pane e la casa della gran parte del popolo italiano… Il pane – e quindi il lavoro – è sacro; la casa è sacra; non si tocca impunemente né l’una né l’altra. Questo non è marxismo: è il Vangelo!”. Nel 1955 Giorgio La Pira, storico sindaco di Firenze, così scriveva a Fanfani, allora segretario della DC.

Privilegiate le persone. Mettete al centro del vostro impegno politico l’uomo, tutto l’uomo. La persona e non il calcolo di parte. La persona, e non le astuzie del potere. Ascoltate le persone. Guardate in faccia gli ultimi.

Servite il popolo e il bene comune. Servite tutto il popolo che vi è stato affidato, non solo quelli che vi hanno votato.

Vi raccomando particolarmente gli ultimi: proviamo a misurare il nostro passo con il loro, senza lasciare indietro nessuno! Non diventino semplicemente l’oggetto delle nostre discussioni.

Vi auguro che possiate trovare tanta collaborazione per rendere bella la vita delle nostre comunità, ho voluto bene a questa Città, all’intera Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola e a tutte le sue Istituzioni che ringrazio, fate in modo che diventi sempre più ricca di relazioni profondamente umane e di servizi aderenti alle necessità di ogni persona.

Grazie!





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-06-2023 alle 13:33 sul giornale del 29 giugno 2023 - 108 letture






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