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Ancona: PMI Sanità lancia l’allarme: “Sanità verso un iceberg. La Regione sospenda il Payback o tra due settimane si rischia di affondare”

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Il 30 giugno scadranno i pagamenti del Payback della sanità. Secondo l’associazione PMI Sanità sarebbero 35 le imprese a chiudere e l’intero sistema sarebbe a forte rischio. La richiesta delle imprese: sospendere il pagamento in autotutela come fatto in Sardegna

Un camion vela è parcheggiato di fronte al Palazzo della Regione ad Ancona per denunciare quello che secondo l’associazione PMI Sanità è un iceberg che si sta avvicinando sempre più agli ospedali regionali e che senza un cambio di rotta è destinato a far affondare le imprese fornitrici della sanità regionale e quindi l’intero sistema ospedaliero delle Marche.

L’iceberg, che sta destando preoccupazione non solo nelle Marche si chiama Payback Sanità.

CHE COSA È IL PAYBACK SANITÀ

Il Payback Sanità è una legge varata nel decreto aiuti del 2022 secondo la quale le Regioni che hanno sforato il tetto di spesa per i dispositivi medici nel triennio 2015/18 possono recuperare il 50% della spesa con un rimborso da esigere dalle aziende fornitrici.

Nelle marche la cifra calcolata dalla Regione è di uno sforamento di 292 milioni di euro. Il buco nazionale di 2, 2 miliardi è stato in parte coperto dal governo Meloni con un finanziamento di 1,8 miliardi di Euro. La Regione Marche chiederà alle aziende fornitrici di dispositivi medici “solo” 136 milioni di euro. Questo quanto le aziende private dovrebbe restituire alla casse regionali entro il 30 giugno, in un’unica rata.

«Stanno chiedendo migliaia di euro, a volte anche decine e centinaia di migliaia di euro di tasse da versare in un’unica rata. Alcune imprese dovrebbero versare cifre pari all’utile di 15 anni di lavoro. Sono a rischio di chiusura immediata 34 imprese marchigiane». A spiegarci la situazione è Marco Micucci, delegato regionale dell’associazione PMI Sanità. Sarebbero infatti le piccole e medie imprese a pagare il conto più salato di una “tassa retroattiva” che condannerebbe molti della sanità locale. Nelle marche sono 1650 le imprese che lavorano nella sanità e tutte rischiano di essere colpite in maniera diretta dalla manovra. Le aziende si sono subito attivate. In Italia si contano 1980 ricorsi al TAR, che tuttavia non si è ancora espresso.

Impossibile anche non pagare, infatti è previsto che le Regioni possano avvalersi della compensazione del credito. Quindi le imprese che non dovessero pagare il Payback entro il 30 giugno non si vedrebbero corrisposte le fatture per le forniture al sistema sanitario regionale.

UN CALCOLO ERRATO DELLE FORNITURE MEDICHE

Secondo PMI Sanità il calcolo dello sforamento per 292 milioni di euro sarebbe inoltre errato, poiché comprenderebbe voci di spesa non catalogabili sotto la voce “Dispositivi medici”.

«Si sono visti chiedere il Cashback anche imprese che non hanno nulla a che vedere con i dispositivi medici, come aziende che si occupano di logistica o chi fornisce il cibo per le cavie dei laboratori. I conti sono sbagliati. Lo abbiamo fatto notare alla Regione ma ci si ostina a negare l’errore».

Un errore di rendicontazione che secondo PMI potrebbe essere nato a causa di un errata interpretazione del database del triennio in esame, che avrebbe catalogato i dispositivi medici sotto la generica voce di spesa corrente, portando quindi la regione a chiedere il Payback anche a fornitori di cancelleria o tecnici che hanno operato sistemazioni occasionali.

A RISCHIO LA SANITÀ MARCHIGIANA

«La situazione è molto preoccupante e non solo per le imprese. Stiamo parlando di aziende che forniscono materiale urgente. Gli ospedali rischiano di trovarsi da un giorno all’altro senza la fornitura di stent o cateteri».

I disagi sarebbero già iniziati secondo quanto osservato da PMI Sanità. Infatti i mercati delle forniture mediche sono internazionali e avendo registrato le incertezze che colpiscono parte del sistema italiano starebbero dando la precedenza a mercati più solidi. Una competizione che non è solo internazionale, infatti le Regioni con una sanità a trazione privata (e quindi in attivo) non sono soggette a Payback (Ad esempio Lombardia, Lazio e Campania).

«Stanno rischiando che non arrivi più materiale in ospedale. Quando non arrivano più le valvole cardiache il rischio è altissimo. Basta che si ferma una sterilizzatrice e non si può più operare».

“LA REGIONE SOSPENDA IL PAYBACK”

A meno di 2 settimane dalla scadenza le trattive nazionali e con la Regione sono in pieno fervore, ma potrebbe già essere troppo tardi per aggiustare la mira. La richiesta che PMI Sanità e gli altri rappresentati di settore fanno al palazzo Raffello e quella di imitare la Sardegna e sospendere in autotutela l’esigibilità del Payback.

«Chiediamo che il pagamento del Payback venga deferito almeno a dopo la pronuncia del Tar come ha scelto di fare la Sardegna. A livello nazionale si potrebbe anche scegliere di salvare le piccole e medie imprese, che sarebbero quelle più colpite. Esonerandole dal pagamento si rinuncerebbero a 86 milioni a livello nazionale, salvando decine di impese ad alta specializzazione. Stanno rischiando di chiudere imprese con decine di anni di esperienza e con bilanci in perfetto ordine, per pagare un buco fatto non da loro ma dalla pubblica amministrazione».



Questo è un articolo pubblicato il 15-06-2023 alle 09:01 sul giornale del 15 giugno 2023 - 204 letture






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