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intervista

Dal n.608 del mondo di tennis al calisthenics, la storia di Samuele Ramazzotti: “Il tennis non è mai stata la mia vera passione, voglio aiutare la gente nel calisthenics e nella vita’’

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Vivere Senigallia prosegue gli incontri con i protagonisti del mondo sportivo. Quest’oggi abbiamo incontrato Samuele Ramazzotti, giovane (classe 1999) atleta e insegnante di calisthenics, ex numero 608 del ranking ATP di tennis, ci racconta la sua storia e ci illustra le sue ambizioni.

Quando e come nasce la tua passione per il tennis? E quella per il calisthenics?

Riguardo la passione per il tennis, non penso di aver nutrito mai una vera e propria passione. La mia storia è iniziata da piccolino quando avevo 5 anni, sono stato messo dentro in uno sport, il tennis, perché era uno dei più vicini e più fattibili in quel momento. Scoprii però che mi piaceva correre, ero molto vivace, ho iniziato con il tennis quasi come un gioco e poi ho visto che mi riusciva bene, mi divertivo perché correvo e facevo sport ed era la mia prima esperienza. Mi piaceva la competizione, il fatto che vincevo mi ha fatto continuare. Fino a staccarmene completamente, quando ormai avevo 20 anni. Per quanto riguarda invece il calisthenics, la passione è nata dal fatto che comunque mi è sempre piaciuto l’allenamento, l’atletismo, la cura della condizione fisica… E quando nel mio paesino (Castelbellino, N.d.R.) hanno costruito un parchetto di calisthenics, insieme a un mio amico abbiamo iniziato ad andarci per vedere come funzionava, che esercizi si potevano fare: da lì in poi ho iniziato un vero e proprio allenamento calistenico e ho iniziato il mio percorso, man mano sempre più seriamente, fino a portarmi ad adesso che sono un atleta di calisthenics e coach/allenatore.

Qual è l’episodio, sia per il tennis che per il calisthenics, che ricordi con maggior piacere?

Per il tennis sicuramente l’episodio a me più caro è stato il fare un percorso affiancato a un coach/allenatore tennistico: non aveva esperienza nel mondo internazionale, ma aveva delle conoscenze in ambito pedagogico e psicologico che mi hanno aiutato e aperto degli scenari per avere un approccio diverso anche nel mondo tennistico, metodo che ho ripreso e riutilizzato anche in altri settori. Ricordo con grande piacere, per quanto riguarda il calisthenics, un episodio dello scorso anno, quando ho fatto la gara più importante d’Italia, dal punto di vista della mia branca di calisthenics (ci sono più branche), quella in cui gareggiavano gli atleti più forti. Vista l’importanza di questa gara sono riuscito a posizionarmi in maniera molto buona: questo sicuramente mi ha dato tanta motivazione perché nonostante avessi iniziato da poco, appena un paio d’anni, sono riuscito comunque a tenere testa agli atleti più forti a livello nazionale.

A 14 anni eri considerato come la giovane promessa italiana del tennis, sei stato numero 608 del ranking ATP, poi la scelta del calisthenics: qual è stato il motivo principale di questa scelta?

Sostanzialmente non vedevo e non sentivo questo sport, non lo avvertivo come mio, la mia scelta non è mai stata il tennis, ma ero capitato in un percorso che proseguiva e mi dava dei risultati molto potenti anche a livello internazionale. Ad un certo punto della mia vita ho voluto percorrere una strada mia e non di qualcun altro. Quando sono arrivato più o meno al limite di questo percorso (limite che sentivo interno, non un limite tennistico, di prestazione) avevo sempre più sensazioni negative, più scalavo la classifica e più mi sentivo male perché non era quello che volevo e a 20 anni ho scelto in maniera definitiva di smettere e di riaprirmi ad un percorso diverso, il calisthenics.

Nel tuo praticare calisthenics al giorno d’oggi, hai ritrovato delle componenti, sia psicologiche che fisiche, che ti appartenevano da tennista e ti sono utili anche per quest’altra disciplina? E questo discorso, può essere interpretato nell’eventualità anche al contrario parlando sempre di questi due sport?

Sicuramente il percorso che ho fatto nel tennis mi ha fatto capire tante cose a livello sportivo, competitivo, su come gestire psicologicamente le competizioni, le gare, i match ecc… È stata tutta esperienza che ha arricchito il mio bagaglio e che adesso posso sfruttare anche nel calisthenics, perché anche in questo percorso sono un atleta, faccio competizioni e gare. Quelle emozioni, quegli strumenti appresi riesco ad utilizzarli anche in questa disciplina, sono molto avvantaggiato sotto questo punto di vista. So infatti come prepararmi, so a cosa andrò incontro nel momento in cui gareggio, tra tensione, paura e prestazione; penso che in ogni sport si provi sempre la stessa cosa quando si è di fronte a una competizione e a una gara, le risposte emotive che vengono fuori bene o male sono sempre le stesse, aldilà dello sport praticato.

Perché ne suggeriresti la pratica? Il calisthenics cosa può dare dal punto di vista del benessere personale?

Suggerisco questa pratica perché la mia esperienza mi ha insegnato che far un percorso su sé stessi e vedere dei risultati attraverso l’impegno e la costanza, dà delle soddisfazioni grandi. Sicuramente il benessere che ne deriva sarà altissimo, quindi ci sentiremo meglio, staremo meglio, avremo meno problemi, capiamo come funziona il nostro corpo, capiamo come gestirci, come appunto stare meglio, come riuscire a svoltare la nostra vita in positivo. Diciamo che i percorsi fisici sono quelli più “impattanti’’ sulle persone, attraverso il calisthenics ho visto tante vite cambiare, tanti stili di vita modificarsi radicalmente e questa secondo me è una cosa che fa tanto bene, è una cosa che aiuta le persone e porta benessere. Consiglio di farsi seguire da un coach, da uno specialista del settore che, grazie alla competenza, può guidare nel migliore dei modi.

Obiettivi e ambizioni per il futuro?

La mia priorità continua ad essere la crescita come atleta nel calisthenics, con obiettivi anche a livello internazionale; da allenatore e da coach sicuramente vorrei ottimizzare quello che già è il mio lavoro, cercando di aiutare più persone possibili, di cambiare in meglio più vite possibili e mettere tutta la mia conoscenza e la mia esperienza a disposizione delle persone che sentono il bisogno di trovare benessere.



Questa è un'intervista pubblicata il 11-03-2023 alle 10:12 sul giornale del 13 marzo 2023 - 126 letture



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