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comunicato stampa

Donne che fanno l’impresa, lo studio di Cna Impresa Donna e Donna Impresa Confartigianato Marche

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Per loro ogni giorno è l’8 marzo. Sono le donne che fanno l’impresa. Si trovano a combattere quotidianamente con le difficoltà a conciliare lavoro e famiglia, con la carenza di asili e servizi sociali per i figli, con la diffidenza delle banche quando vanno a chiedere un credito per un investimento aziendale.

Alla fine del 2022 le imprese femminili attive nelle Marche erano 33.141. di queste, 3.512 hanno una titolare con meno di 35 anni. Quasi una su dieci. Ancora di più sono le donne straniere che hanno deciso di fare impresa nelle Marche. Sono 4.733 pari al 12,4 per cento delle aziende guidate da una donna. Imprenditrici straniere che operano soprattutto nel commercio e nella moda.

Le imprese femminili guardano all’export. Il 54,5 per cento ha dichiarato di aver esportato nel biennio 2021 -22 e il 28,1 per cento ha aumentato la quota export lo scorso anno.

In un anno, secondo l’indagine di Cna Impresa Donna e Donna Impresa Confartigianato delle Marche, si sono perdute 1.237 imprese femminili. Negli ultimi cinque anni sono scomparse 1.924 imprese guidate da donne. Nel periodo 2018-2022 le imprese femminili hanno perso oltre mille imprese solo nell’agricoltura (-1.016 pari al -13,3%) e altre 864 (-10,1%) nel commercio; ne hanno perdute poi 402 (-9,7%) nel manifatturiero e 129 nei servizi di alloggio e ristorazione (-4,1%).

Il conflitto russo -ucraino ha pesato sull’andamento delle imprese femminili. Infatti oltre il 5 per cento operano nelle filiere più esposte a subire gli effetti della guerra.

Transizione ecologica e digitale, le imprese femminili investono di più. Negli ultimi due anni il 12 per cento delle imprese guidate da donne ha investito nel green contro il 9 per cento delle imprese maschili. Nella transizione digitale ha investito il 14 per cento delle imprese femminili contro l’11 per cento di quelle dirette da uomini. Questo malgrado le loro maggiori difficoltà ad ottenere finanziamenti bancari e agevolazioni pubbliche.

Le imprese femminili, per i motivi elencati, faticano di più a restare sul mercato. Dopo tre anni dalla loro nascita, sopravvive il 79,3 per cento rispetto all’83.9 per cento delle imprese maschili. Dopo cinque anni il tasso di sopravvivenza scende al 68,1 per cento contro il 74,3 per cento di quelle guidate da uomini.

Tra le 33.141 imprese femminili marchigiane, il 2,3 per cento sono nate prima del 1979 e il 6 per cento nel decennio successivo. Agli anni ’90 risale il 14,8 per cento delle imprese guidate da donne mentre il 25,4 ha avviato l’azienda nei primi dieci anni del 2000. Il grosso delle imprese femminili marchigiane in attività pari al 41,6 per cento, ha aperto i battenti tra il 2010 e il 2019 e il 9,9 per cento negli ultimi tre anni. A crescere in questi ultimi anni, sono state soprattutto le imprese nei settori della tecnologia, lasciandosi alle spalle il luogo comune delle donne imprenditrici nei settori maturi e tradizionali.

Infatti in alcune attività di servizio definibili “ad alta intensità di conoscenza”, le imprese femminili crescono di numero più intensamente di quanto avvenga per il complesso delle imprese: è il caso dei servizi di informazione e comunicazione (+10,5% le imprese femminili e +3,6% il totale), delle attività immobiliari (+13,0% contro +8,3%), delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+14,1% contro +8,4%), dell’ istruzione (+15,4% contro +14,4%).

Più formazione e finanziamenti e meno burocrazia per le imprese femminili.

“Servono interventi delle istituzioni per far crescere ancora la presenza delle donne che fanno impresa e che” affermano Donna Impresa Confartigianato e Cna Impresa Donna Marche “hanno dimostrato di essere più innovative, più attente ai valori della sostenibilità ambientale e della transizione digitale. E’ crescente l’impegno delle donne nei settori a maggior contenuto di conoscenza ma non basta. Quello che chiediamo è di migliorare la formazione alle nuove tecnologie, un accesso più facile alle risorse finanziarie e una semplificazione delle procedure amministrative”.

le imprese femminili hanno una maggiore concentrazione nei servizi (65,3% contro il 56,6% del tessuto complessivo di imprese della regione) e nell’agricoltura (20,1% contro 17,0%) mentre sono assai meno presenti nelle costruzioni (3,1% contro 13,4%); non è, invece, così differente il ruolo delle manifatture: tra le imprese femminili pesa per quasi il 12% e tra le imprese totali tocca il 13%.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-03-2023 alle 11:49 sul giornale del 06 marzo 2023 - 76 letture






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