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I geologi sull'alluvione: “Prevenzione assente, non parliamo di sfortuna”

2' di lettura 17/09/2022 - "È evidente che l’evento di giovedì sia stato qualcosa di eccezionale, con circa 420 millimetri di pioggia (mediamente la quantità di un anno) caduti in pochissime ore. Ma gli allagamenti e le esondazioni che si sono verificati si sarebbero potuti mitigare con un adeguato lavoro di prevenzione".

Lo denuncia Piero Farabollini, presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche. “Abbiamo assistito sbigottiti e con la morte nel cuore a quello che è successo ieri sera nelle Marche, quando una 'bomba d’acqua' ha colpito, in particolare, le province di Ancona e Pesaro-Urbino e portando alla morte di 7 persone, con un bilancio purtroppo ancora non definitivo”, dice Farabollini, "sbigottiti, ma non del tutto sorpresi".

Per quel che riguarda la prevenzione, "in particolare a Senigallia, dove il fiume Misa ha esondato ancora una volta dopo il 2014 (quando le vittime furono tre), non si può parlare di sfortuna- stigmatizza il presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche- l’innalzamento degli argini a monte del centro abitato, così come il dragaggio del fiume a valle, le vasche di laminazione e/o di espansione sono interventi assolutamente necessari per mettere in sicurezza il territorio. Sono passati quasi otto anni da allora e tutto questo non è stato ancora realizzato. Ricordo che nel comune di Senigallia dal 2018 esiste un piano di adattamento ai cambiamenti climatici ed è stato costituito il Contratto di fiume Misa-Nevola. Strumenti finora non utilizzati”.

“Se qualcuno non lo avesse ancora compreso- prosegue Piero Farabollini, presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche- lo ribadiamo con forza: il clima è cambiato. La quantità di pioggia che cade annualmente è rimasta, pressappoco, la stessa, ma il regime pluviometrico è completamente alterato. Sono passate poche settimane da quando parlavamo di grave siccità; il calendario dice che ci troviamo ancora in estate eppure già siamo alle prese con le esondazioni: gli eventi estremi sono sempre più frequenti e nel futuro non c’è da aspettarsi che la situazione migliori”. Le Marche, come l’Italia, "devono aumentare il suo livello di resilienza a questi eventi. Tenere puliti i letti dei fiumi, non costruire nelle zone alluvionali, alzare gli argini è l’abc della prevenzione. E non basta- avverte Farabollini- bisogna ripianificare le aree urbanizzate, ripensare a come realizziamo i canali di scarico, le sezioni fluviali, i ponti e altro ancora. Non ha più senso ragionare per medie annuali ma, casomai, per picchi stagionali. Se il clima è cambiato, anche il nostro approccio deve cambiare”.






Questo è un articolo pubblicato il 17-09-2022 alle 12:02 sul giornale del 19 settembre 2022 - 2086 letture

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