Civitanova: La Comunità Nigeriana delle Marche prepara la marcia di sabato: "niente bandiere, vogliamo solo giustizia"

5' di lettura 04/08/2022 - «Non vogliamo nient’altro che giustizia». Lo ribadisce più volte, allontanando una volta per tutte lo spettro del razzismo, la Comunità Nigeria delle Marche, che questa mattina alla serra della cooperativa La Meridiana di Piediripa ha presentato la marcia prevista per sabato pomeriggio (partenza ore 14 dal piazzale dello stadio) a Civitanova in memoria di Alika Ogorchukwu.

Rivendicano la loro volontà di vivere in un territorio che amano, che sentono casa loro ma che hanno visto lentamente scivolare in una indifferenza e in un’assenza di senso civico preoccupanti. «Chiediamo giustizia e uno stop alle strumentalizzazioni su ciò che è successo ad Alika – spiega Sammy Kunoun, responsabile Anolf Cisl Macerata e uno degli organizzatori della marcia – sabato vogliamo che in strada scendano tutti, da destra a sinistra, dalla gente comune alle associazioni: ma vogliamo anche che nessuno porti la sua bandiera per sfruttare la situazione, al massimo vorremmo vedere delle bandiere nigeriane».

Kunoun ha ricordato che a Civitanova i nigeriani sono 51, a Macerata 284, 21 a San Severino, la città di nascita di Alika. Ma se allarghiamo lo sguardo a tutte le nazionalità, la provincia di Macerata accoglie circa 28 mila immigrati, le Marche circa 126 mila nel suo complesso. «Persone che sono diventate italiane a tutti gli effetti, al di là delle leggi – rimarca Kunoun – ma non vogliamo farne una questione di razza, non è quello il problema. Noi diciamo no alla violenza e all’indifferenza che abbiamo visto, quelle ci hanno fatto davvero male».

Kunoun ha vicino a sé diversi nigeriani che ormai da tanti anni sono in Italia. «Se siamo venuti qui è in cerca di un futuro e un lavoro migliori – spiega Fidelix Ogbonna – chi ce la fa a diventare avvocato, ingegnere o altro resta, ma altri una volta presa la cittadinanza italiana la usano per emigrare a Londra, in Germania o in Francia. Eppure i nostri figli che nascono qui, che giocano e vanno a scuola come tutti gli altri, si sentono italiani a tutti gli effetti, qualunque cosa dica la legge».

«E’ stato brutto vedere come l’aggressione sia stata lasciata andare così, senza che nessuno sia intervenuto – aggiunge Jerry Kingsley Baba – una volta a Villa Potenza vidi una coppia ribaltarsi con l’auto. Io e i miei amici non esitammo un attimo a intervenire, addirittura rimettemmo a posto l’auto prima che arrivassero i soccorsi. Qui non c’è stato niente di tutto questo».

«Conoscevo bene Alika, era mio compaesano in Nigeria – sottolinea Ngozi Irabor – vedere quel video, quella violenza, è stato tremendo. Capisco che è difficile intervenire in prima persona durante una violenza del genere, ma almeno pensare a chiamare la polizia invece di filmare la scena. Pochi minuti potevano fare la differenza tra vivere e morire. Nessuno qui parla di aggressione razzista, ma vogliamo che sia fatta giustizia: nessuno, bianco o nero che sia, può morire in questa maniera. Per questo sabato sfileremo in maniera pacifica per le strade di Civitanova, per dire una cosa sola: mai più».

Sfilare però non basta se poi a questo non consegue qualche atto concreto. E la comunità nigeriana sta pensando anche a quelli. «Vorremmo che ci fossero degli incontri regolari, magari 1-2 volte al mese, con le forze dell’ordine e le istituzioni per capire cosa non va e cercare di intervenire – chiude Tijani Uzoma – manca la fiducia reciproca per farlo. Non parliamo di politica, ma del bene di tutta la comunità».

Intanto, anche Amnesty International Marche esprime massima vicinanza alla famiglia e a tutta la comunità nigeriana e annuncia la propria partecipazione alla manifestazione di sabato. Gli attivisti marchigiani di Amnesty saranno presenti alla manifestazione «senza simboli e bandiere come richiesto dagli organizzatori», per testimoniare alla famiglia di Alika Ogorchukwu forte vicinanza e la promessa di continuità nell’impegno contro l’odio, la discriminazione ed il razzismo.

«Siamo certi – ha dichiarato Fabio Burattini, responsabile di Amnesty International Marche – che la sicurezza richiesta dai cittadini, marchigiani e non, si ottenga riconoscendo appieno, e non riducendo, a chi ora è invisibile e vulnerabile, i diritti sanciti per ogni persona dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Più diritti = più sicurezza, diciamo da decenni. Saremo sabato a Civitanova perché temiamo che una falsa percezione della realtà, alimentata da una comunicazione che spesso pone i cittadini italiani in una presunta condizione di superiorità, presenti il rischio che la vittima venga progressivamente additata come il colpevole. Ci saremo perché riteniamo urgente un mutamento radicale nel linguaggio pubblico, nei discorsi politici, nella rappresentazione mediatica dell’immigrazione, in Italia e nel mondo. L’assassinio di Emmanuel Chidi Namdi a Fermo (5 luglio 2016), la tentata strage di Macerata (3 febbraio 2018) e la brutale uccisione di Alika dovrebbero insegnarci che alimentare l’odio sociale, il razzismo e l’indifferenza per tutto ciò che non ci riguarda direttamente, ci mette tutti in pericolo e ci allontana dai principi etici e di solidarietà umana alla base del nostro vivere civile. Amnesty International Marche invita tutti ad essere presenti sabato a Civitanova per ribadire che questa regione respinge con forza le parole d’odio e la discriminazione, da qualsiasi parte arrivino, e si impegna per costruire un ambiente solidale ed accogliente per ogni persona».

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Questo è un articolo pubblicato il 04-08-2022 alle 15:42 sul giornale del 05 agosto 2022 - 188 letture

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