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Fare il domani migliore dell'oggi. Elena Irrera: "Fare filosofia per liberarsi da credenze limitanti"

7' di lettura 08/07/2022 - Elena Irrera, professoressa dell’Università degli Studi di Bologna, sarà ospite del Festival Epicureo 2022 di Senigallia. L’appuntamento con il suo intervento circa la Felicità, Natura e Amicizia in Aristotele è fissato a sabato 23 luglio tra le 18 e le 20 sul palco di piazza Garibaldi.

La filosofia è da sempre calata nel proprio contesto politico e sociale, spesso anche come una mera spettatrice degli eventi. A Suo parere, cosa può fare la filosofia per il sociale?

"Credo che, per tentare di offrire una risposta a una domanda così complessa, sia in primo luogo necessario intendersi sul concetto stesso di “filosofia”. Dovendo dare in poche parole una definizione generica e, per così dire, “operativa” del termine, direi che la filosofia sia un esercizio di ricerca, di lettura della realtà e di formulazione di domande in grado di indirizzarci in percorsi di conoscenza e di azione finalizzati al bene umano. Con l’espressione “bene umano” penso piuttosto a una modalità di “vivere bene” che presupponga una qualche forma di convergenza tra interessi individuali e dimensione comunitaria, senza per questo tradursi in visioni omologanti e ben poco rappresentative della ricchezza e delle potenzialità della ragione e delle motivazioni umane. Mi piace inoltre pensare alla filosofia come a una pratica di liberazione da credenze limitanti, che si realizza sondando il nucleo teorico dei problemi che società e politica si trovano ad affrontare.

Questo, da un lato, comporta un inquadramento di questioni che, nella maggior parte dei casi, richiedono l’ausilio di specifiche competenze tecnico-scientifiche. Dall’altro, la filosofia dovrebbe trascendere fini e metodologie delle altre scienze, fornendo a chi la pratica la possibilità di interrogarsi su questioni di fondo quali la natura di idee come la giustizia, la libertà e l’utilità comune. Penso dunque alla filosofia non come all’arte di individuare soluzioni pragmatiche, ma come a un esercizio di comprensione e di delineazione di orizzonti improntato all’ascolto e alla critica delle proprie e delle altrui posizioni. In questo senso, ritengo che uno dei compiti principali (anche se non esaustivi) della filosofia sia quello di contribuire alla riduzione dei margini di disaccordo, senza dover sfociare necessariamente in un relativismo estremo dei valori, ma rimanendo aperta alla comprensione di realtà inedite che richiedono un ripensamento del passato, oltre che una lettura del presente e una prospettiva per il futuro. Non parlerei invece di una filosofia “spettatrice degli eventi”. Ogni forma di osservazione che sia autenticamente critica impone un prendere posizione e rifugge la passività.

Lei si sta occupando di temi quali la solidarietà e la tolleranza; in passato, ha posto moltissima attenzione alla filosofia antica. Circa questi temi, qual è l’eredità che noi contemporanei dovremmo trarre dal pensiero degli antichi?

"Vi ringrazio per questa seconda domanda, che mi permette di completare la risposta a quella precedente. Credo che una delle più significative lezioni che possiamo trarre dalla filosofia antica sia di ordine metodologico. Trovo che il primo contributo che essa può apportare ai dibattiti contemporanei corrisponda a un’importante funzione della filosofia nella società: quella di aiutare a chiarire i significati che attribuiamo alle parole da noi utilizzate, e che spesso sono fonte di disaccordi difficilmente districabili.

Penso in particolare all’insistenza di alcuni filosofi antichi (Socrate in primis) sul potere dell’indagine filosofica di individuare contraddizioni nei ragionamenti propri e in quelli altrui, non solo a livello puramente logico, ma anche sul piano dell’adattabilità di alcune proposte (politiche, ma non solo) alla realtà dei fatti. In Socrate, la filosofia è soprattutto pratica di umiltà, che ci permette di procedere alla comprensione delle cause dei fenomeni imponendoci di fare i conti con la parzialità delle nostre convinzioni e, spesso, permettendoci di superare quei cortocircuiti comunicativi dettati da pregiudizi e rivalità personali.

Credo che simili attitudini possano contribuire a ripensare ideali come la tolleranza e la solidarietà, che generalmente vengono invocati come princìpi alla base del dialogo e della discussione pubblica nelle odierne democrazie liberali. In particolar modo, l’ideale greco dell’amicizia (philia), così valorizzato dai filosofi antichi (tra i quali Epicuro), può essere concepito non solo come relazione privata, ma anche come una versione “potenziata” della giustizia politica, ossia come attitudine capace di veicolare in maniera non-impersonale un senso dei doveri che abbiamo verso i membri della nostra comunità, quest’ultima intesa come spazio di condivisione di esperienze e prospettive."

Il tema della solidarietà è emerso moltissimo in questi due anni di pandemia da Coronavirus. Nel suo saggio “La solidarietà come dovere” propone che, in questo contesto, la solidarietà sia stata più un dovere etico, non come spontanea iniziativa: potrebbe accennarci qualcosa in merito?

"Mi sto attualmente occupando di solidarietà in relazione ad comunità politiche liberali nazionali e trans-nazionali, cercando di capire in che senso essa non si risolva in estemporanee iniziative di caritatevole benevolenza, ma si traduca in precise obbligazioni di giustizia. A titolo esemplificativo, si pensi all’articolo 2 della Costituzione della Repubblica Italiana, che introduce la nozione di “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o alla frequenza con la quale il richiamo alla solidarietà compare nei trattati fondamentali dell’Unione Europea. Chiaramente non possiamo intendere la solidarietà come costrizione, ma si rende comunque necessario un ripensamento di questo ideale come principio politico vincolante per individui e istituzioni, ancor più in situazioni emergenziali.

In un contesto come quello pandemico, rifiutarsi di pensare a misure di sostegno è non solo poco etico, ma insensato e controproducente dal punto di vista degli equilibri sociali, economici e politici sui quali ogni società si regge. Ad ogni modo, nessun principio scritto su carta può essere di per sé operativo, senza un’educazione degli stessi cittadini all’ideale di una cooperazione rispettosa."

Quale pensa sia il beneficio che il pubblico può trarre dal Festival Epicureo? Qual è il beneficio di parlare di filosofia “insieme”?

In un noto passo del decimo libro dell’Iliade apprendiamo dall’acheo Diomede che, se due persone vanno insieme, uno vede ciò che sia meglio qualora l’altro non riesca a farlo. D’altra parte, un singolo individuo, se pure riesce a vederlo, da solo ha la mente più corta, e l’acume minore. Lo stesso Aristotele, nell’Etica Nicomachea, attinge a questa intuizione omerica e sostiene che, “se due vanno insieme”, sono più potenti nel pensare e nell’agire.

Non sono sicura che più di due persone si facciano necessariamente del bene nella ricerca della verità e dell’azione corretta, ma sono più che convinta che il Festival Epicureo sia una bellissima occasione di condivisione di pensieri e di esperienze, di dialogo critico e di creazione di legami di amicizia (io stessa ho conosciuto proprio al primo Festival quella che oggi è una mia cara amica!)."

Il suo intervento al Festival Epicureo 2022 tratterà del “filosofo ospite” della rassegna, con attenzione ai temi della Felicità, alla Natura e all’Amicizia in Aristotele. Può darci una piccola anteprima del Suo intervento?

“Aristotele ci invita a guardare a noi stessi e all’attività politica come a realtà intimamente interconnesse e saldamente inter-funzionali. Gli esseri umani sono per natura orientati a un fine: la realizzazione delle proprie potenzialità razionali ed emotive in direzione della virtù, etica e intellettuale. Come la realtà ci mostra, tuttavia, nella maggior parte dei casi non riusciamo a raggiungere quella che sarebbe la “forma umana” per eccellenza e, al tempo stesso, la nostra felicità. La buona notizia è che la filosofia può aiutarci a perseverare nel percorso verso l’attualizzazione di noi stessi, e ad assumerci con impegno e coraggio la responsabilità di agire, e di divenire, insieme, umani in senso pieno.”








Questa è un'intervista pubblicata il 08-07-2022 alle 14:30 sul giornale del 09 luglio 2022 - 221 letture

In questo articolo si parla di cultura, filosofia, intervista, epicuro, festival epicureo, Giulia Ariti, Fare il domani migliore dell'oggi

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