Usca chiuse il 30 giugno: Volpini, "Fondamentali ora che il Covid ha ripreso a correre"

3' di lettura 29/06/2022 - Sono state in prima linea a combattere il Covid quando ancora non c'erano i vaccini, quando gli ospedali non reggevano l'impatto dei ricoveri e quando, purtroppo, in troppi sono anche morti in casa. A due anni e mezzo dalla loro costituzione, le USCA hanno chiuso i battenti il 30 giugno ma la Regione Marche potrebbe prorogare il servizio anche se solo fino al 31 dicembre, come hanno fatto Emilia Romagna e Lazio.

L'esperienza maturata dalle USCA è stata rimodulata all'interno del DM71 sottoforma di UCA, le unità di continuità assistenziali, che prevede una unità medica e una infermieristica ogni 100 mila abitanti, nell'ambito dei servizi del PNRR. Non essendo però ancora pronta la costituzione delle UCA, la Regione potrebbe prorogare, con altre modalità, il servizio. Anche se ancora non è stato fatto. La prima USCA ad essere costituita nelle Marche, e tra le prima a partire in Italia il 1 aprile 2020, è stata quella di Senigallia. A coordinarla è stato il dott. Fabrizio Volpini che traccia un bilancio di questi lunghi e intesi mesi.

“Quando la pandemia prese campo e il Covid si rivelò in tutta la sua pericolosità, ci fu subito chiaro che bisognava rafforzare il territorio per cercare di contenere l'ondata di ricoveri con i malati che affollavano gli ospedali, con i dirottamenti tra le strutture e con la riorganizzazione dei reparti per lasciare spazio ai malati Covid -ricorda Volpini- . Siamo partiti con una equipe composta da medici, molti anche giovani, tutti motivati, preparati e anche coraggiosi perchè il Covid allora faceva davvero paura. Prima di metterci al lavoro hanno svolto una formazione specifica sia con i pneumologi e cardiologi del distretto, per imparare ad usare la strumentazione a domicilio dei malati Covid, e poi anche con l'equipe di Medici Senza Frontiere, abituati a gestire le epidemie in varie”.

Fondamentale è stato il lavoro di squadra e in rete, con il Distretto Sanitario e i servizi infermieristici dell'Adi, il Servizio di Prevenzione, il Pronto Soccorso e il reparto di Medicina dell'Ospedale poi trasformato in covideria. In questi due anni e mezzo l'USCA di Senigallia ha preso in carico oltre 3700 pazienti Covid, con oltre 40.000 telefonate di monitoraggio, comprese quelle nelle rsa, e con più di 4 mila interventi domiciliari, incluse le rsa. Sono stati eseguiti quasi 17.800 tamponi e sono state somministrate oltre 100 terapie antivirali. Un lavoro immane, che ha coperto un territorio vasto, che va da Senigallia ad Arcevia, che è valso all'USCA di Senigallia anche un riconoscimento dall'Ordine dei Medici e centinaia di attestazione di ringraziamento da parte dei cittadini.

“Come spesso accade, è nelle emergenze che questo paese riesce a dare il meglio di sé e così è stato anche per la pandemia -continua Volpini- l'USCA ha fornito prestazioni e servizi di grande qualità”. Intanto però il Covid ha rialzato la testa e le USCA sono ancora fondamentali. “Siamo di fronte ad una nuova ondata di contagi, i numeri sono sotto gli occhi di tutti (numeri sotto stimati perchè molti sono gli asintomatici e anche quelli che non fanno il tampone) -conclude Volpini- è vero che ora il Covid ha caratteristiche meno impegnative per i ricoveri ma i contagi restano e anzi le due varianti Omicron BA4 e BA5 sono in assoluto le più contagiose. Oggi più che mai l'attività di monitoraggio e di contact tracing delle USCA è preziosa. Perchè questa nuova ondata e in estate? Da noi si sta verificando quanto successo in Portogallo e in Spagna e il picco lo dovremmo raggiungere tra un paio di settimane per poi progressivamente scendere. Succede perchè il virus c'è e l'aver improvvisamente tolto ogni tipo di protezione, mi riferisco soprattutto alla mascherine, non ha certo frenato la diffusione del Covid. A mio avviso alcuni provvedimenti adottati sono stati quanto meno incongrui”.






Questo è un articolo pubblicato il 03-07-2022 alle 11:51 sul giornale del 30 giugno 2022 - 279 letture

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