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Jesi: Il Dottor Bravi si racconta in vista della Giornata mondiale della Croce Rossa

5' di lettura 05/05/2022 - Domenica 8 maggio si festeggerà in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa, un’occasione di assoluta importanza per ricordare l’operato dell’Organizzazione di Volontariato presente nel territorio italiano dal 1884, anno in cui venne fondata a Milano per il soccorso ai malati e ai feriti di guerra.

Negli anni, il suo operato sul fronte della cura e del sostegno agli individui in condizioni di difficoltà, ha contribuito a rendere la Croce Rossa parte del nostro immaginario comune. Il suo obiettivo orientato all’aiuto volontario verso l’altro ha dato persino origine ad alcuni modi di dire presenti nel nostro parlare quotidiano. L’espressione “Fare la crocerossina” è ad esempio uno di essi, usato per indicare una persona particolarmente accudente e sempre disponibile per l’altro anche a costo di sacrificare i propri desideri. Come dimenticare poi il grande classico “Non sparare sulla Croce Rossa”, per indicare il comportamento di chi intende approfittarsi o sopraffare chi è più debole.

Ogni anno le città e le istituzioni omaggiano l’Organizzazione issando nelle piazze la bandiera con la Croce Rossa, come quella che da lunedì 2 maggio sovrasta Piazza della Repubblica a Jesi.

Per rendere anche noi omaggio a tale importante operato, abbiamo incontrato il Dottor Francesco Bravi, Presidente della Croce Rossa di Jesi, in un’intervista che dal presente segnato dalla pandemia ripercorre le sfide passate, tra ricordi ed emozione.

Più di due anni fa i primi casi di Covid hanno dato inizio ad un lungo periodo di emergenza al quale la Croce Rossa ha prontamente risposto. In che modo l’associazione è scesa in prima linea?

“Quando sono stati segnalati i primi casi non sapevamo come comportarci. Abbiamo organizzato i primi interventi con l’ambulanza non sapendo realmente come affrontare la situazione, anche perché le norme di comportamento non erano ancora state stabilite. Ma comunque ci siamo attrezzati con le maschere e i guanti. Poi successivamente siamo riusciti a stabilire una programmazione insieme all’Asur per coordinare gli interventi che in questi due anni sono stati innumerevoli e hanno messo alla prova tutti noi”.

Quali sono i principi e le regole indispensabili per garantire un operato sempre efficace, in particolare nei periodi di forte pressione?

“Il principale è sicuramente l’Umanità, poi tutto quello che riguarda la necessità di intervento con imparzialità, che insieme alla neutralità è un altro Principio su cui l’operato della Croce Rossa è basato. Indispensabile è inoltre la necessità assoluta della formazione del personale volontario e non, per gestire al meglio le situazioni che ci vedono coinvolti”.

C’è stato un aumento di volontari e soprattutto come si diventa uno di voi?

Purtroppo non abbiamo registrato un aumento di volontari perché non abbiamo potuto fare ulteriori solleciti e condivisione. Speriamo di poter tornare a breve a fare attività di informazione e formazione in questo senso”.

Per diventare volontari - continua - si fa un corso di formazione aperto a tutti, dai giovanissimi di 14 anni fino ai più anziani. Non ci occupiamo solo di interventi in ambulanza ma anche di tutte le altre attività di assistenza e solidarietà quindi c’è un posto per tutti, indipendentemente dall’età. In questo periodo sono aumentate le richieste per poter partecipare attivamente quindi speriamo di poter tornare a fare i nostri corsi al più presto. Il prossimo al momento sarà online, ma speriamo di tornare in presenza se la situazione continua a migliorare”.

Alla pandemia si è oggi unita un’altra emergenza, che è quella della guerra. Cosa sta facendo la Croce Rossa di Jesi?

“Al momento stiamo assistendo una famiglia composta da tre bambini e una madre e nel frattempo abbiamo organizzato raccolte di fondi e farmaci. Stiamo riprendendo anche la raccolta di alimenti e quella del vestiario. La risposta dei cittadini è stata molto positiva”.

Se guardiamo al passato invece, lei è ormai in servizio da 42 anni. Quali sono stati i momenti più emozionanti della sua lunga carriera?

"Nell’80 sono stato al terremoto in Irpinia; dopo 10 ore dalla notizia in televisione ci siamo allertati subito. Mi hanno mandato a Teora, in provincia di Avellino. Era uno dei miei primi servizi. Ho tirato fuori una donna viva, poi abbiamo cercato di liberarne altre, alcune delle quali purtroppo non sopravvissute. Da sprovveduto ero partito con il solo camice bianco e un paio di scarpe di cuoio ma le condizioni erano pessime e dopo tre giorni in cui abbiamo dormito al freddo in ambulanza sono dovuto ripartire. Al nostro ritorno abbiamo poi organizzato un’attività coordinata con la Protezione civile perché c’era bisogno di un aiuto massiccio alla popolazione colpita".

Dal passato, un’ultima domanda che guarda al futuro. Quali sono le prossime iniziative proposte, anche in vista della Giornata Mondiale della Croce Rossa?

Abbiamo vari comitati interni che stanno organizzando delle attività. Tutti gli anni dal 2 all’8 maggio la bandiera viene appesa al comune e l’Arco viene illuminato. Nel frattempo stiamo andando avanti con le attività di sostegno e assistenza che da sempre svolgiamo”.

Alla Croce Rossa e al Dottor Bravi vanno il nostro ringraziamento per l’operato, la disponibilità e i ricordi condivisi con emozione.






Questa è un'intervista pubblicata il 05-05-2022 alle 19:50 sul giornale del 06 maggio 2022 - 208 letture

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