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Camerino: Da Santa Chiara di Camerino aiuti all'Ucraina nel racconto di suor Victoryia: "Popolo unito nella guerra e dolore"

7' di lettura 02/03/2022 - Al Monastero delle Clarisse di Santa Chiara a Camerino, dove riposano le spoglie della Santa Camilla Battista da Varano, la preghiera è stata sempre vicino ai più deboli e di chi soffre. In questo caso della guerra in Ucraina lo è ancora di più, anche per la presenza in convento della giovane ucraina Suor Chiara Victoryia, che nel 2011 ottenne la Professione al cammino ecclesiastico.

Allora Suor Chiara Victoryia (nella foto senza velo) aveva 25 anni. Mai avrebbe immaginato che un giorno la sua gente, i suoi famigliari, si trovassero in una situazione come quella che stanno attraversando ora e che tiene in apprensione il mondo intero dopo l’invasione da parte della Russia. La vicinanza delle altre sorelle l’aiuta, ma anche lei, seppur lontana e inerme, è in contatto con il suo popolo per sostenerlo.

Dal monastero è partita una raccolta fondi per aiutare i più bisognosi, come l’attività di suo fratello ristoratore che ora offre pasti caldi ai bisognosi e il sostegno verso un orfanatrofio della sua Leopoli. “Grazie a Dio la mia famiglia sta bene - dice Suor Chiara Victoryia - in Ucraina ho mio papà, mio fratello con la sua famiglia (moglie e due figli di 9 e 11 anni), che vivono a Leopoli. Sono in contatto costante con loro e con mio fratello soprattutto, anche se spesso cade la comunicazione e lui mi consiglia le fonti di informazioni più veritiere per essere aggiornata di volta in volta. Vivono come tutti con la paura, utilizzando i rifugi quando suonano le sirene, però rispetto a tante altre città, Leopoli non è stata distrutta dalle bombe, come nella maggior parte del paese. Proprio ieri sera mio fratello ha portato fuori città la moglie con i bambini, perché con il rischio di una escalation del conflitto le grandi città sono tutte sotto il bersaglio delle armi russe. Sono sempre in preghiera e seguo costantemente gli sviluppi. La città di Leopoli è stata risparmiata per ora dai bombardamenti, ma diciamo che ci si sta preparando, perché non si sa cosa ci si può aspettare e quali sono le prossime mosse di Mosca e di Putin. Viene fuori che lui aveva progettato da tanto tempo tutto ciò che sta succedendo, pare avesse cellule dormienti in ogni città”.

Qual è la situazione del conflitto a Leopoli e come stanno vivendo questa guerra?
“Mio fratello è andato ad arruolarsi, perché voleva comunque anche lui andare volontario, ma sono talmente tanti adesso gli uomini che vanno a sostenere i militari, però gli hanno detto di aspettare, perché lui non ha fatto il servizio militare, e prima accettano chi è più pratico all’azione. Allora lui che ha fatto. Siccome è un ristoratore, ha trasformato il suo ristorante in una mensa, ha cercato cuochi volontari e si è messo a cucinare per chi ne aveva bisogno, Come tanti altri ristoratori c’è tantissima solidarietà. Gli hanno chiesto allora di cucinare per l’esercito e finché avrà le scorte e potrà farlo, continuerà a cucinare per i soldati e per chi ha bisogno. Se le cose dovessero peggiorare e questa sua opera non sarà più possibile, almeno garantisce il più possibile un piatto caldo a questi ragazzi che ci difendono, fino a quando sarà possibile”.

Suo fratello ha pensato di mettere in sicurezza moglie e figli nei primi giorni di guerra o nelle ultime ore attraverso i corridoi di fuga aperti con la Polonia, visto che è molto vicino al confine?
“Ci aveva pensato prima che ci fosse questa ultima escalation, però era già troppo tardi perché verso la frontiera c’erano già lunghe code di persone e ci volevano giorni al freddo e al gelo per attraversarla. Allora hanno deciso di restare insieme, perché in quel momento Leopoli non era sotto attacco. Ha pensato allora di far defluire un po’ la lunga fila per poterla attraversare più rapidamente e in modo meno drammatico. Poi anche Leopoli stessa si è riempita di profughi dall’est, così hanno atteso qualche giorno in più. Poi ieri sera li ha portati via da Leopoli, in un paesino piccolo di campagna che sta vicino al confine che è più sicuro e nell’eventualità di un crescendo del conflitto loro hanno la macchina, prendono e partono, altrimenti anche a Leopoli la situazione diventerebbe più difficile Poi ho tanti amici a Leopoli, Kiev, diversi di loro, quasi tutti, sono riusciti ormai a venire via. Viviamo ogni notte con la paura nel cuore in attesa di vedere come andrà a finire”.

A Leopoli la situazione sembra più tranquillia, se così si può dire così, anche in virtà di uno sdono per le vie di fuga?
“Adesso Leopoli è diventata il centro fondamentale per gli aiuti umanitari. Se dovessero andare avanti così le cose, Leopoli si trova vicino alla Polonia. Se dovessero iniziare i conflitti anche a Leopoli, speriamo tutti di no, si mobiliterà anche la tanta gente che è rimasta. Leopoli è al momento è accessibile ed è una grande città e una evacuazione di massa creerebbe grossi problemi, visto che è concentrato tutto lì, arrivi aiuti e via di fuga”.

In che modo il Monastero di Santa Chiara è vicino al tuo polo in questo momento?
“Noi preghiamo tantissimo perché è un dramma immane, di cui ancora non ci rendiamo conto per quanto è stato scioccante l’inizio della guerra. Speriamo che si possa davvero risolvere al più presto e che il Signore ci aiuti e sostenga anche i nostri militari a resistere, che stanno mostrando una resistenza eroica. Adesso anche con l’aiuto di tutto il mondo, con l’Europa e tantissimi paesi che sta già stanno sostenendo l’Ucraina e speriamo che anche da parte della Russia ci sia un sussulto di consapevolezza di quello che stanno facendo, che è orribile. Ogni giorno la situazione è sempre peggio, perché ormai civili, bambini, ospedali, orfanatrofi vengono bombardati. Ieri poi hanno abbattuto anche il memoriale dell’olocausto a Kiev e questo testimonia la volontà di annientare un popolo e la sua identità. Diciamo che pur vivendo nel dramma e nel dolore, li sento molto uniti. Io voglio fare qualcosa per loro”.

L’iniziativa partita dal Monastero di Camerino in cosa consiste e a chi è rivolta?
“Al momento ci sono le grandi associazioni internazionali come la Croce Rossa, la Caritas ed altre, tutte in prima linea ad aiutare l’Ucraina. Poi ci sono piccolissime realtà, dove il contatto ed il modo è diretto per aiutare gli ucraini. Diciamo che il nostro canale è nato in maniera spontanea, proprio per sostenere questa mensa di Leopoli. Il canale è diretto ed è un piccolo modo per riuscire a dare il nostro contributo, perché mio fratello ha detto che una volta finite le scorte degli alimenti mi fermo, perché non ho più soldi per poterla acquistare. Adesso l’attività è ferma e assiste principalmente i militari. Al momento la roba anche c’è a Leopoli e finché si può e le condizioni ce lo permettono andiamo avanti. Per cui noi da qui, al momento abbiamo la possibilità di mandare solo i soldi, perché per tutto il resto la macchina umanitaria ancora non è partita e la merce ancora si trova. I canali sicuri della Caritas nazionale ancora si stanno organizzando, quindi stiamo cercando altri contatti, come con un orfanatrofio di Leopoli. Vista però la situazione attuale ancora così drammatica e incerta, non è facile nemmeno prendere in contatti. La connessione internet va e viene e per spostarsi dentro la città, in quanto ho chiesto a mio fratello di parlare direttamente con la direttrice dell’orfanatrofio, perché so che loro hanno lanciato un appello ed accolto altri orfani dall’est dell’Ucraina che fuggono dalla guerra. Noi cerchiamo di fare quello che possiamo ed essergli vicino con la preghiera, perché il Signore arriva dove noi possiamo. Sappiamo dalla storia che il signore è stato sempre dalla parte degli oppressi, delle vittime e di chi è stato aggredito. In questo momento il Signore non ci abbandona ed è lui che tiene nelle mani la nostra storia. Speriamo che possa difendere questo nostro popolo che sta difendendo dei valori che per noi erano così scontati.”








Questo è un articolo pubblicato il 02-03-2022 alle 21:06 sul giornale del 03 marzo 2022 - 217 letture

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