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Carenza personale per emergenza-urgenza. Biancani: “La Regione apra i bandi anche ad altre specialità equivalenti, ad esempio chirurghi o cardiologi”

biancani 3' di lettura 10/12/2021 - Ho seguito il dibattito sull’esasperazione dai medici e del personale sanitario del Pronto Soccorso di Pesaro. Voglio prima di tutto esprimere la mia solidarietà a questi lavoratori che, da sempre, sono in prima linea in ogni emergenza, e che da quasi due anni affrontano anche l'emergenza covid, con tutti i disagi organizzativi e sanitari che ne sono derivati.

È evidente che qualcosa non sta funzionando nel sistema sanitario. In primo luogo, troppi medici di emergenza-urgenza stanno lasciando il posto per l’eccessivo e continuo stress legato al loro lavoro; in secondo luogo le borse di studio per questa specialità non vengono assegnate per scarsità di domande, infine, i bandi aperti per nuove assunzioni in questa specialità vanno deserti.

Ho approfondito la questione ed è emerso che, in effetti, alle condizioni attuali, emergenza-urgenza è una specializzazione poco appetibile per i medici. Infatti, oltre al maggior carico di stress, un medico di emergenza-urgenza a volte prende anche meno dei colleghi di altre specialità. Questa scarsa appetibilità è dimostrata anche dal fatto che non solo vanno deserti i bandi di assunzioni, ma anche le borse di studio per gli specializzandi in questo settore, a livello nazionale.

Per questi medici, oltre a stipendi a volte più bassi, è anche impossibile esercitare la libera professione. Uno specialista che lavora in ospedale solitamente può, oltre al suo lavoro da dipendente, svolgere anche la libera attività professionale intra ed extra moenia. Al contrario il medico di emergenza-urgenza ha, in pratica, un vincolo di esclusività con la struttura e non può o riesce a svolgere la professione esterna. Questo anche per la peculiarità della disciplina, che non è una specialità che si può svolgere in uno studio privato nella quotidianità. Una situazione simile in sanità la si ritrova negli anestesisti-rianimatori.

Alla luce di queste problematiche di stress e di possibilità economiche inferiori rispetto ad altre specialità, non stupisce il fatto che le borse di studio e i bandi di assunzione vadano deserti.

Per questo ho deciso di presentare un’interrogazione alla Regione per proporre alcune soluzioni che potrebbero aiutarci a risolvere la situazione o almeno a tamponarla, in attesa che aumentino i laureati che scelgono questa specializzazione.

Prima di tutto, la Regione deve impegnarsi a riconoscere la professione del medico di emergenza-urgenza tra le professioni usuranti o che creano tra i lavoratori un aumento delle tensioni. I dati sul burnout, ovvero l’abbandono per eccessivo stress, lo dimostrano.

Alla luce di queste considerazioni e del carattere di esclusività con la struttura ospedaliera in cui operano, senza possibilità di libera professione aggiunta, ritengo che gli vada subito riconosciuto un maggior compenso. Ritengo, inoltre, sia importante riconoscere una maggiore indennità a tutto il personale che lavora nell'emergenza-urgenza.

Un maggior compenso che potrebbe rendere la specialità più appetibile agli studenti e futuri medici.

Nel breve periodo, però, occorre anche tamponare la grave assenza di personale e per questo ritengo che occorra intervenire sui bandi di assunzione proponendo una nuova formula.

Preso atto che i bandi per l’emergenza urgenza vanno deserti, propongo di fare bandi per altre specialità compatibili con l’emergenza urgenza, come chirurghi, internisti e cardiologi. In questi nuovi bandi la Regione potrebbe, da subito, inserire la clausola che per un certo periodo di mesi o anni e per una parte dell’orario, questi professionisti lavorino anche nel reparto di emergenza-urgenza alleggerendo il carico di lavoro al personale della emergenza-urgenza. In questo modo si avrebbe da subito personale specializzato in attesa che aumentino i laureati. Sarebbe anche un vantaggio formativo per questi professionisti che acquisirebbero un bagaglio di competenze utili per la loro futura carriera.

Si tratta di una questione seria, che la Regione deve affrontare velocemente e con determinazione, perché altrimenti, nei prossimi mesi o anni, il rischio è che diventi sempre più difficile tenere aperti i pronto soccorso che abbiamo oggi, con danni gravissimi per la sanità e la sicurezza dei cittadini.


da Andrea Biancani
Consigliere Regionale 





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-12-2021 alle 18:43 sul giornale del 11 dicembre 2021 - 134 letture

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