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Presentato presso la CGIL il dossier statistico immigrazione 2021 di Idos

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Nelle Marche lavoratori stranieri il 13,6% del totale. Capogrossi: “Ampliare i numeri di comuni aderenti ai SAI per una accoglienza distribuita nel territorio” Mazzucchelli: “Migranti regolari abbandonano l'Italia per altri paesi europei»

È stato presentato presso la sede delal CGIL di Ancona il Dossier Statistico Immigrazione 2021 del centro studi e ricerche Idos. Il Dossier Statistico Immigrazione, giunto alla 31a edizione, è il rapporto socio-statistico sulle migrazioni in Italia curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, da sette anni in collaborazione con il Centro Studi Confronti e, da questo anno, anche con l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”. Il Dossier è caricato on-line e scaricabile QUI.

Presentato contemporaneamente in 19 città italiane il dossier è stato presentato nelle nostra regione nella sede dorica della CGIL Marche, con interventi di: La dirigente della Prefettura di Grazia Branca Ancona, Emma Capogrossi, Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ancona, Eduardo Barberis, Università di Urbino Carlo Bo, Vittorio Lannutti, referente IDOS per le Marche, Patrizia Carletti, Osservatorio diseguaglianze nella salute/ARS/Regione Marche, Marco Amichetti, IRES-CGIL, Luisa Cecarini: L'Africa chiama. A coordinare i lavori Vittorio Lannutti. La Presentazione del Dossier diviene quindi un momento di confronto tra i vari attori del territorio che si occupa di un tema vasto e articolato come quello dell'immigrazione, che nei suoi variegati contesti si declina in forme di accoglienza, politica, lavoro, integrazione, assistenza sanitaria e psicologica.

Sono comunque molti i punti in comune riscontrati tra gli stessi attori. Ovviamente sono significate le implicazioni della pandemia sui flussi migratori ma anche sulle modalità di accoglienza delle persone migranti. Ancora prima della pandemia ad aver rivoluzionato il sistema dell'accoglienza italiana era stato il decreto sicurezza, che con l'abbandono degli SPRAR aveva escluso molti dei richiedenti asilo dai percorsi di accoglienza (Circa dimezzando l'attività delle strutture di accoglienza).

Oggi con la costituzione dei centri SAI, più simili agli SPRAR del pre-decreto l'accoglienza torna ad una dimensione che privilegia l'integrazione anche se sono ancora molti i nodi da superare secondo i relatori. Ad esempio è l'assessore Capogrossi a ricordare come l'adesione al sistema dei SAI sia ancora su base volontaria dei Comuni: «Oggi i comuni aderenti sono 722 su oltre 8000 comuni italiani. Questo comporta che l'accoglienza anziché distribuita vede inevitabilmente una concentrazione nei centri aderenti al progetto. Stiamo lavorando con la prefettura ad una mappatura del territorio». Non è però la quantità dei “posti” disponibili quanto la qualità dell'accoglienza, in particolare per le fasce deboli: «Abbiamo portato i posti del progetto per minori non accompagnati da 30 a 42, ma al di là degli sforzi economici è la volontà politica che conta. Il 90 % di questi ragazzi sono di 17 anni di età. Non possiamo pensare alle comunità socio educativa classiche. Sono ragazzi che hanno necessità di un ambiente che non è quello. di un ragazzo di un 10 o 11 anni. Così come dobbiamo costruire il percorso tutti insieme e dare gli strumenti a chi di dovere per trattare traumi e capire le storie di un bambino che ha subito profondi traumi e violenze».

Un aspetto portato alla luce anche dalla Dottoressa Patrizia Carletti dell'Osservatorio diseguaglianze nella salute/ARS/Regione Marche, che ha parlato del progetto FAMI2219 di cui il suo ente è capofila per la salute psichica dei migranti forzati e dei minori stranieri non accompagnati: «Con questo progetto vogliamo ottenere un team di operatori che possano offrire un percorso di assistenza socio sanitaria integrata. Abbiamo messo in campo una nuova pratica di supervisione dei casi. Incontri settimanali nei quali operatori della salute mentale si confrontano con gli operatori dei centri di accoglienza. Pratiche impossibili nei CAS e soprattutto nei CPR, che vorremmo veder chiudere, così come vorremmo veder chiudere tutti i “non luoghi” destinati alla accoglienza. Ci stiamo allontanò sempre di più da quelli che sono i riferimenti per l'accoglienza dei rifugiati. Mentre l'Europa ci parla di divieto di allontanamento e respingimento vediamo lo Stato esternalizzare i confini e chiudere gli occhi su quello che accade».

Ad Analizzare alcuni dei numeri dell'immigrazione il Segretario Generale delle UIL Marche Claudia Mazzuchelli, a partire dal quel 13% di lavoratori stranieri sul totale dei lavoratori delle Marche : «I numeri sono importanti perché ci presentano una realtà che è volutamente distorta. I numeri raccontano una altra storia rispetto a quella della sostituzione etnica. Secondo la percezione degli italiani gli immigrati sarebbero il doppio di quanti effettivamente sono. Invece ci scordiamo sempre di dire che l'economia degli stranieri costituisce il 10% del pil nazionale. Intanto nelle Marche i numeri ci dicono che c'è una fuoriuscita dalla Italia degli immigrati regolari. I Lavoratori stabili escono verso altri Stati europei. Registriamo una fuoriuscita dei lavoratori indiani e del Bangladesh verso l'Inghilterra e degli lavoratori dell'est Europa verso Germania e Svizzera».





Questo è un articolo pubblicato il 29-10-2021 alle 10:06 sul giornale del 30 ottobre 2021 - 179 letture