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Civitanova: Porto, gli operatori uniscono le forze: raccolta firme contro il mega progetto targato Eurobuilding

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Voce alla città, che sia lei ad esprimersi sul futuro del porto. E allora diportisti, pescatori e cantieristica uniscono le forze e lanciano una raccolta firme. Due gli obiettivi: da un lato dire no al mega progetto targato Eurobuilding, dall’altro invece spingere verso una riqualificazione dell’area portuale che abbia nel piano particolareggiato e nella guida pubblica i suoi cardini.

La petizione partirà nei prossimi giorni e la si potrà sottoscrivere presso tutti i moletti e le attività che trovano posto nel porto e andrà avanti per tutta l’estate, ma anche altre attività cittadine la ospiteranno andando avanti nelle prossime settimane. «Il porto è il cuore della città, non possiamo affidarlo in gestione esclusiva a un privato per i prossimi 90 anni – ha rimarcato Gianni Santori, presidente dell’associazione diportistica Il Madiere, presentando l’operazione al Club Vela – questo è il nostro messaggio ridotto all’osso e ovviamente non si rivolge solo ai nostri associati, ma a tutta la città, perché il porto è il simbolo dell’identità di tutta la Civitanova. Del progetto non parlo perché è ormai ben conosciuto, ma vorrei focalizzare alcune questioni. Si parla di mega yacht e di altre cose, ma questa è in realtà solo una mega operazione immobiliare della quale la città non ha bisogno. Nei rendering presentati da Eurobuilding sono state mimetizzate le dimensioni degli edifici dietro un fitto verde: ma rispetto agli edifici che abbiamo ora alle nostre spalle ce ne saranno di tre piani più alti. È stata lanciata un’opa dichiaratamente ostile: se fosse vero quanto è stato detto, i soggetti del porto sarebbero stati coinvolti prima, non dopo. Come può essere un’operazione amichevole nei nostri confronti? Con il controllo di tutte le concessioni si vogliono controllare o sostituire tutti gli operatori. E poi la provenienza dei fondi per realizzare tutto resta dubbia. È un progetto sbagliato, negativo per la città. Con la petizione facciamo parlare la città, facendola discutere, ma noi non diciamo solo no al progetto, abbiamo idee chiare sulla questione porto e non da oggi. Chiediamo l’attuazione di un piano particolareggiato e la messa in sicurezza, in pratica quello che chiediamo da sempre. Noi come diportisti abbiamo sempre fatto tutto a nostre spese e con le nostre forze. Questo porto non è un luogo abbandonato, è pieno di vita e socialità a qualsiasi ora. Il Comune deve avere la regia su come dovrà essere la Civitanova del futuro, non lasciarla in mano a un piano concepito al chiuso di uno studio tecnico. Il progetto di Eurobuilding esclude chiaramente chi c’è nel porto oggi, è questa la verità. Ora sta alla città decidere quale sarà il suo futuro. Con un piano particolareggiato non è escluso che Eurobuilding possa avere un ruolo, ma non in maniera unica come sarebbe col progetto prospettato. Nei prossimi giorni solleciteremo incontri con tutti, dal Comune alla Regione. Come Madiere abbiamo già incontrati quattro partiti e abbiamo chiesto via pec un incontro con la giunta regionale e il sindaco. Per ora nessuna risposta, ma prima o poi dovranno prendere una posizione».

Sul piede di guerra ovviamente anche il settore pesca. «La storia della pesca a Civitanova va di pari passo con la crescita della città e questo mondo vive questo progetto come una ferita – ha aggiunto Giuseppe Micucci, presidente della cooperativa la Casa del Pescatore – è impossibile che un luogo nato da una esigenza democratica, quella mettersi insieme per fare il bene comune, venga affidato a un solo soggetto privato. Con questa raccolta firme facciamo esprimere una città che sente come qualcosa di lontano nel tempo ma che è in realtà lontano non è, da come è stato prospettato. Noi crediamo non si possa appaltare un bene pubblico a un soggetto privato. Perché dobbiamo cambiare un’immagine che è stata vincente e rispondente alle esigenze della città? Ma la nostra linea non è quella del no a prescindere: il Comune però deve porsi al centro dello sviluppo della città, non lasciare fare i privati. La parte cruciale è la messa in sicurezza: al porto, per il resto, non manca nulla».

Sulla stessa lunghezza d’onda Marino Bigoni, rappresentante della piccola pesca («il merito di questo progetto è che forse per la prima volta ha unito le esigenze di tutti»), e Andrea Cittadini della Civitanova Yacht Service («A cosa serve un altro centro commerciale, altri appartamenti, navi che vengono dal Montenegro, sta esplodendo il turismo e noi lo blocchiamo per anni per andare dove?»), ma la convergenza all’interno del porto è totale. All’incontro ha fatto capolino anche Paolo Nori, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, forza che schiera uno dei più acerrimi nemici del progetto nell’assessore Francesco Caldaroni. Un segno di vicinanza che ribadisce la frattura all’interno della maggioranza sul tema, tra il possibilismo del sindaco Fabrizio Ciarapica e dei suoi collaboratori più fidati e il secco no dei meloniani. Per ora il confronto è sotto traccia, ma presto verrà l’ora di alzare la mano ed esprimere un no o un sì.

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Questo è un articolo pubblicato il 14-07-2021 alle 15:15 sul giornale del 15 luglio 2021 - 278 letture