Fano: No alla mascherina a scuola, poi il Tso: “Non sono pazzo, mi hanno rinchiuso per ragioni politiche”

5' di lettura 11/05/2021 - “All'ospedale di Fano mi hanno rinchiuso per una questione politica, e non sanitaria. Io non sono pazzo. Mi hanno iniettato questi due calmanti che mi hanno intontito per un giorno intero, quelli successivi li ho rifiutati tutti”. A parlare è il 18enne fanese salito agli onori delle cronache nazionali in seguito alla ribellione inscenata tra le mura della sua scuola. E – soprattutto – a ciò che è conseguito alla sua reiterata decisione di stare in aula senza indossare la mascherina. Vale a dire quel famoso Tso - un provvedimento senz’altro estremo – che ha scatenato l’ira dei no mask e di tanti altri dissidenti che da oltre un anno mettono in discussione le restrizioni dovute alla pandemia tuttora in corso. Un fatto a suo modo eclatante, che ha portato a Fano i riflettori di tutta Italia. Tra voglia d’informazione e smania di sensazionalismo.

Il ragazzo – studente dell’istituto Olivetti di Fano – si era già reso protagonista di diversi episodi analoghi. Perché – parola sua – si era informato, ed è sicuro che poter stare in classe senza mascherina sia un suo diritto. E no, non è tutta farina del famoso costituzionalista, il ‘parlamentare indipendente’ Roberto Lamberti che pare si trovasse all’esterno della scuola durante la scena madre. Ovvero quando – dopo ore di trattative – il ragazzo si è legato a un banco con il lucchetto della bicicletta ed è infine stato portato via dalle forze dell’ordine (ecco cosa è successo). Quest’ultime chiamate in causa già diverse volte per via delle reiterate proteste del giovane.

Al Santa Croce il suo ‘no’ al tampone. Da qui l’escalation che ha portato al tanto discusso trattamento sanitario obbligatorio. I farmaci somministratigli per calmarlo, e infine il test portato a termine contro la volontà del ragazzo. Tutta legna per il fuoco degli indignati, che chissà se avrebbero parlato allo stesso modo se il ragazzo si fosse rivelato positivo al Covid. Al di là dei ‘se’ e dei ‘ma’, resta il fatto che la soluzione del Tso sia da definirsi estrema, per alcuni esperti – e loro sì che hanno voce in capitolo - assolutamente da evitare. Una decisione senz’altro difficile per chi ha dovuto dare il suo assenso (qui il successivo commento del sindaco Seri), e che ha comunque trovato l’appoggio di altri primi cittadini (qui il parere della sindaca Mancinelli di Ancona, nonché presidente di Anci Marche). Sta di fatto che il 18enne, che era stato subito trasferito nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Muraglia a Pesaro, è uscito domenica intorno a mezzogiorno. Dopo appena quattro giorni, contro i sette previsti. E la cosa più importante è senz’altro che stia bene.

Così bene da essere presente, lunedì, al sit-in di protesta contro quanto accaduto, organizzato proprio di fronte all’Olivetti. C’erano - a essere generosi - una trentacinquina di persone provenienti da tutte le Marche e non solo. Per il 18enne un’occasione per raccontare finalmente la sua versione. “All'inizio – ha detto - non c'era l'obbligo di mettere la mascherina a scuola, poi invece hanno detto che c'era, nonostante i banchi separati e il distanziamento. Io mi sono documentato attraverso le leggi, ho preparato dei fogli scritti, ma non mi hanno ascoltato. Solo più avanti ho conosciuto il costituzionalista: io mi ero già informato. Tutto questo non è dovuto a lui, che tra l’altro mi aveva anche sconsigliato di usare il lucchetto per incatenarmi al banco”. E invece è proprio questo che lo studente ha fatto. “Dovevo proteggermi, l’ho fatto per smettere di subire. Giorni prima avevano anche spostato i miei compagni in un’altra aula, obbligandomi a seguirli e di fatto impendendomi di fare lezione”.

Poi la triste pagina del Santa Croce. "Lì mi è stata usata violenza – ha commentato –, è stata una tortura, perché mi hanno detto che dovevo fare il tampone, ma non volevo. Hanno abusato del mio corpo, mi hanno bloccato e somministrato dei sedativi contro la mia volontà, poi mi hanno portato a Pesaro. Altre medicine le ho sempre rifiutate, perché vedevo gli altri ricoverati che non riuscivano nemmeno a fissare una pagina di un libro”, ha commentato il 18enne senza però conoscere le reali problematiche dei pazienti in psichiatria, dove in un certo senso è continuata la linea dura. Qui il ragazzo sarebbe stato isolato e privato del cellulare, anche se in qualche modo sarebbe poi riuscito a farlo finire nelle mani dei genitori “per evitare che venissero cancellate le registrazioni”. Da fuori l’ospedale - proprio da sotto la struttura così come attraverso i social - il giovane è stato travolto da un’ondata di solidarietà. In tanti gli hanno giustamente chiesto come stesse. Un Tso è un Tso, soprattutto se hai soltanto diciott’anni.

E adesso? Il ragazzo è ‘libero’, ma non di rifiutare la mascherina a scuola. Per il momento, infatti, seguirà le lezioni da casa. L’estate, poi, è vicina. La sua idea è quella di cercarsi un lavoro, e nel frattempo sarà chiamato a fare una scelta importante. “Se serviranno le mie competenze – ha concluso – cercherò di laurearmi”.

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Questo è un articolo pubblicato il 11-05-2021 alle 15:00 sul giornale del 12 maggio 2021 - 2370 letture

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