Si avvicina la terza edizione del Festival Epicureo: cosa disegnare sui muri di Senigallia?

2' di lettura 25/04/2021 - Il filosofo epicureo Diogene fece incidere su un muro della sua città Enoanda, in Licia (Turchia) un riassunto della dottrina di Epicuro per insegnare ai suoi concittadini e ai posteri l'arte della felicità. Un'iniziativa che ha avuto un successo straordinario, visto che oggi quel che resta dell'iscrizione di Diogene è una delle principali fonti di conoscenza del pensiero epicureo.

L'anno scorso abbiamo avuto il piacere di ospitare al Festival Epicureo Jürgen Hammerstaedt, un archologo che ha studiato a lungo i frammenti di Enoanda. Nel video in fondo all'articolo il suo intervento.

Sin dalla prima edizione del Festival gli artisti Tolp e Panic di JezzArt e Geos hanno colorato i muri del sottopasso di via Mamiani con i loro stupendi disegni e alcune frasi di Epicuro.

Quest'anno vorremmo che siano i lettori di Vivere Senigallia a scegliere quale frase di Epicuro poter leggere ogni volta che dal mare si dirigono in città o viceversa.

Tutti possono votare qui:
https://www.viveresenigallia.it/sondaggi/sondaggio/?id=642


Queste le parole che aprono l'iscrizione di Diogene di Enoanda.
«Essendo al tramonto della vita abbiamo voluto soccorrere subito quelli che hanno buon senso. Se dunque uno soltanto, o due, o tre, o quattro, o cinque, o sei, o quanti tu vuoi che siano di più, o uomo, di un tal numero – ma certo non moltissimi – fossero malati, anche chiamandoli ad uno ad uno farei tutto ciò che è in mio potere per portarli alla migliore deliberazione. Ma poiché, come ho detto prima, i più sono in generale contaminati, come in una pestilenza, dalle loro errate opinioni sulle cose, e diventano anche di più (infatti per la reciproca imitazione si trasmettono l’un l’altro la malattia come le pecore) ed è giusto soccorrere anche quelli che verranno dopo di noi (anche quelli infatti sono nostri, anche se non sono ancora nati), ed è filantropico soccorrere anche gli stranieri che capitano qui, poiché dunque i benefici dello scritto si estendono a parecchie persone, ho voluto impiegando questo portico, porre in pubblico i farmaci della salvezza, dei quali appunto in una sola parola potremmo dir chiare a tutti le forme: infatti abbiamo dissolto le paure che ci dominano senza motivo e, dei dolori, alcuni li abbiamo davvero troncati via completamente, mentre quelli fisici li abbiamo ridotti assolutamente a poco, rendendo infinitesimale la loro grandezza.»








Questo è un articolo pubblicato il 25-04-2021 alle 23:55 sul giornale del 27 aprile 2021 - 197 letture

In questo articolo si parla di cultura, michele pinto, articolo

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