Fermo: Dal blu spunta l'indaco

9' di lettura 21/04/2021 - Intervista ad Andrea De Benedittis

Dopo essersi laureato in Lingue Orientali ha vissuto vari anni in Cina e in Corea del Sud, dove ha continuato gli studi in storia. Ha iniziato la sua carriera accademica presso l’Università Ca’ Foscari dove ha ottenuto nel 2015 il premio per la didattica. Dal 2018 insegna, invece, Lingua coreana presso l’Università di Napoli l’Orientale. Ha al suo attivo svariate pubblicazioni sulla storia della Corea e sulla lingua coreana e ha tradotto in italiano varie opere di alcuni tra i maggiori esponenti della letteratura coreana contemporanea.


  1. Com’è nato il tuo interesse per la lingua coreana?

Sin da piccolo ho nutrito un vivo interesse per la cultura dell’Asia Orientale. Mi sarebbe piaciuto guardare il mondo da un altro punto di vista e quello ‘orientale’ mi sembrava il più distante dal nostro. Ero alla ricerca di un’alternativa alla nostra cultura, ma più sono andato avanti negli studi più, invece, mi sono accorto di quanto al contrario fosse somigliante alla nostra. Ad ogni modo, una volta iscritto all’università, ho avuto la possibilità di studiare coreano e giapponese e, al terzo anno, di vincere una borsa di studio del governo coreano che mi ha consentito di trascorrere un anno a Seoul. Lì, in un seminterrato che sapeva di cavolo fermentato, è scoccato lentamente il mio ‘amore’ per questo Paese. Ammetto di ricordare con una certa nostalgia quella Corea tanto genuina, anche se un po’ meno raffinata, di una ventina d’anni fa.

  1. Perché hai scelto la carriera accademica?

Mi ritengo un privilegiato, perché mi sono specializzato in un settore poco inflazionato, ma che poi negli anni è cresciuto molto. Grazie in particolare all’appeal mediatico della cultura coreana degli ultimi tempi, ovviamente. Credo di aver scelto questa carriera semplicemente spinto da una voglia un po’ ingenua di continuare a studiare per conoscere più a fondo la cultura coreana. In realtà ho sempre configurato la mia vita in Asia e poi, per casi della vita, sono, invece, rientrato in Italia.

  1. Quali sono i tuoi interessi di ricerca?

Il mio campo di ricerca originario è la storia antica della Corea. È un settore estremamente complesso e delicato. Le fonti a disposizione sono, infatti, relativamente poche e questo le ha esposte a cicliche manipolazioni. È un ambito altamente politicizzato e complesso, che richiede enorme abnegazione da parte di chi ci si confronta. Mi sono occupato nel frattempo anche di traduzione dal coreano. Non è il mio reale campo di ricerca, ma ho da sempre desiderato far conoscere alcuni autori coreani al pubblico italiano.

  1. Che insegnante pensi di essere?

Io credo di avere un approccio alla didattica abbastanza originale. Ho nutrito da sempre un interesse personale per la grafica e per il disegno e quindi i miei libri di testo e le mie slide sono generalmente molto apprezzati dai miei discenti. Alcuni anni fa avevo proposto la pubblicazione di un manuale di coreano alla bella casa editrice Cafoscarina. È stato il primo nel suo genere in Italia: un testo a colori, popolato da personaggi strani e da un cactus. Sia io che il mio editore eravamo scettici sul futuro di questo testo alla vigilia della sua pubblicazione, eppure oggi a distanza di parecchi anni continua a svettare nelle classifiche dei libri per studiare le lingue più venduti e ha ottenuto circa quattrocento recensioni su amazon. Tuttavia credo di essere anche un docente esigente, ma d’altronde lo studio delle lingue orientali è molto impegnativo. In giapponese c’è un termine suggestivo: ‘homegoroshi’, ovvero ‘uccidere con i complimenti’. Credo che gli insegnanti dovrebbero essere talvolta severi con i propri allievi. Se da un lato questo atteggiamento rischia di mortificarli, dall’altro credo che rappresenti anche uno stimolo perché si impegnino sempre a fare del loro meglio.

  1. Quali sono le maggiori difficoltà dei tuoi allievi alle prese con lo studio del coreano?

Io credo che l’aspetto più difficile in assoluto del coreano sia il lessico. Questo vale anche per il giapponese e il cinese… ma il coreano ha introitato nei secoli lemmi da molte lingue che si sono sedimentati all’interno del suo lessico, che lo rendono pertanto estremamente ricco e diversificato. Capita, perciò, che uno stesso concetto possa essere espresso all’occorrenza ricorrendo a un termine coreano, a uno di origine cinese e a uno di origine inglese. Ciò che semplifica lo studio del coreano rispetto a quello del cinese o del giapponese è il fatto che questo viene scritto con un alfabeto, per cui si potrà tranquillamente leggere un romanzo contemporaneo senza conoscere nemmeno un singolo carattere cinese.

  1. Com'è nata l'esigenza di scrivere una guida alla pronuncia del coreano?

Credo che nel parlare una lingua straniera la pronuncia rappresenti un importante biglietto da visita. Nel caso del coreano inoltre non pronunciare correttamente i suoni rischia di compromettere seriamente la nostra capacità di comunicare il nostro pensiero al nostro interlocutore. Alcuni suoni del coreano, peraltro, non sono contemplati nell’italiano ed è pertanto importante che lo studente impari ad imitarli sin dall’inizio e apprenda contestualmente alcune regole di base che sottendono alla corretta pronuncia della lingua.

  1. Perché il Paese del Calmo Mattino?

Puntualizziamo intanto che si tratta di un adattamento piuttosto libero del nome dell’ultima dinastia coreana, Joseon, che vede accostati due caratteri: quello di ‘mattino’ a quello di ‘fresco’. Associare la Corea alla ‘calma’ rischia di farci inciampare in un ossimoro che poco rispecchia il carattere dei coreani. Il popolo coreano è difatti tra molti quello più irrequieto, intraprendente, attivo e dinamico (come piace dire a loro). Quello che più di tutti negli ultimi anni è stato in grado di mettersi in discussione, di osare e di progredire. E se da un lato la Corea corre anticipando delle tappe del nostro futuro, dall’altro lato è arroccata su una millenaria tradizione storica e culturale, che ha saputo attingere elementi di civiltà diverse e confezionarle in un modello unico.

  1. Come definiresti l'insegnamento del coreano in Italia?

Il coreano è molto di tendenza al momento e molti Atenei italiani giustamente mirano a potenziare la propria offerta didattica aprendo dei corsi di coreano. Il numero degli studenti è molto elevato, a differenza di quello dei docenti che rimane ancora molto contenuto. Alcune università si sono trovate impreparate a questo boom che ha testimoniato questa lingua e che probabilmente continuerà nei prossimi anni.

  1. Quali prospettive dopo lo studio della lingua coreana?

Chi pensa di voler cercare lavoro in Corea, ma più in generale in Asia, deve essere consapevole di doversi confrontare con società altamente competitive. Io credo che solo persone dotate di particolare intraprendenza, oltre che di capacità linguistiche o tecniche d’eccellenza, possano realmente integrarsi nel mercato del lavoro coreano.

  1. Quali sono gli aspetti che prediligi della cultura coreana?

Io amo molto leggere e, in particolare, amo molto leggere libri coreani. Perdonatemi, ma li trovo superiori non tanto per i contenuti, quanto per la cura e l’eleganza con i quali sono prodotti. Io credo che l’editoria coreana sia un settore estremamente ricco e variegato, dal quale ci sia molto da imparare.

11. Sono numerosi gli autori coreani tradotti in italiano?
La letteratura coreana sta vivendo un periodo particolarmente positivo nel mercato editoriale italiano. Ormai tutte le più grandi case editrici del Paese stanno prendendo coscienza del potenziale degli autori coreani e, contestualmente, aumenta anche il numero dei traduttori attivi da questa lingua. Di pari passo, aumenta anche il numero di lettori italiani. Io ho avuto il privilegio di tradurre alcune delle voci più prestigiose del panorama letterario coreano. Tradurre dal coreano è particolarmente difficile perché il percorso di adattamento è quanto mai laborioso e il traduttore deve intervenire più significativamente di quanto probabilmente farebbe se traducesse da una lingua europea. A maggio esce un libro per Obarrao,
L'infinito mare dei vent'anni, scritto da Hwang Sog-yong. Non è forse un libro di facile lettura, è un romanzo autobiografico che ci permette di conoscere più da vicino l'anima di un autore che a buon diritto è considerato il decano della letteratura coreana contemporanea. Se posso consigliare un'altra opera, proporrei Giorni invisibili, Notti sconosciute, dell'autrice Bae Suah. Si tratta di un libro particolarissimo, non per tutti, ma che io ho amato leggere e poi tradurre.

12. Qual è il tuo motto?

Non si tratta di un motto, piuttosto di un detto coreano che mi piace molto e che traduco grossolanamente così: “Dal blu spunta l’indaco”. Si riferisce a degli allievi che riescono a fare meglio del proprio insegnante. Anche se (forse) non lo do a dimostrare, io mi auguro sempre infatti che i miei studenti riescano negli studi (e nella loro vita) meglio di come abbia fatto io.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 21-04-2021 alle 12:40 sul giornale del 22 aprile 2021 - 130 letture

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