Fermo: Il segreto è credere in sé stessi

7' di lettura 08/04/2021 - Intervista a Marco Caretta

Marco Caretta ha 30 anni ed è un ragazzo sordo. Bilingue dalla nascita, nella sua famiglia sono tutti sordi. Diplomato al Liceo Artistico, si è laureato in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Ha conseguito inoltre il titolo di Diversity Manager frequentando il corso di alta formazione “Diversity e Disability management” (DDM). Attualmente, dopo aver vinto un concorso pubblico, lavora per la Banca d'Italia. L'acqua è il suo elemento naturale e chi lo conosce sa che è stato anche campione in questa disciplina. Oltre al nuoto adora visitare musei e mostre, leggere libri e fumetti, fare escursioni in montagna e viaggiare.

1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
Determinato, forte e introverso (sembra strano ma è così). Forse merito del nuoto (scherzo!).

2. Hai ricevuto un’educazione di tipo bilingue bimodale (italiano e LIS)?
Tutta la mia famiglia è sorda e utilizziamo la LIS (Lingua dei Segni Italiana), quindi sono madrelingua LIS. Ho frequentato la scuola pubblica per udenti e ho seguito una terapia logopedica incentrata sul metodo oralista. Questa in realtà mi ha aiutato poco, ma comunque mi ha permesso di imparare l’italiano. Quindi sì, posso dire di aver ricevuto un’educazione bilingue.

3. A scuola sei stato affiancato da un’Assistente alla Comunicazione?
Sì, ma soltanto alle superiori. Dal terzo anno, mi sembra. Era già tardi purtroppo, almeno per me che provengo da una famiglia sorda. In ambito scolastico è bene che le persone sorde segnanti siano affiancate sin da subito dagli assistenti alla comunicazione. In precedenza avevo soltanto l’insegnante di sostegno che si è resa conto di quanto non fosse sufficiente la sua presenza. Grazie al cielo! Così facendo hanno compreso che avevo bisogno di un assistente alla comunicazione.

4. Che ruolo ha la LIS nella tua vita?
La LIS è la mia lingua madre e quindi per me è essenziale per vivere. È come l'ossigeno, come per gli altri sordi. È come la lingua parlata per gli udenti. Se le due lingue vengono apprese contemporaneamente, è ancora meglio: il bilinguismo significa proprio questo. Non voglio strumentizzare la LIS, tuttavia va detto che è anche un ottimo strumento per aprirsi a un mondo pieno di opportunità. Il paradosso è che ancora oggi non viene riconosciuta come una vera e propria lingua, nonostante siano state pubblicate numerose ricerche che ne dimostrano la validità linguistica. Grazie alla LIS, ad esempio, ho lavorato come docente per quasi 6 anni. Conservo un buon ricordo di quel periodo trascorso tra gli studenti e spero di aver trasmesso loro dei validi insegnamenti.

5. Se potessi incontrare te stesso da piccolo, cosa gli diresti?
Forse direi così: studia, studia e studia. O meglio: leggi, leggi e leggi. Lo ripeterò con forza fino alla morte. Probabilmente è stata una delle mie pecche, visto che ho ricevuto un’istruzione davvero “accessibile”, ho iniziato a leggere solo in un secondo momento, quando finalmente è arrivato l'assistente alla comunicazione.

6. Perché hai scelto di laurearti in Tecnica della riabilitazione psichiatrica?
In realtà volevo iscrivermi alla Facoltà di Psicologia, ma il numero delle iscrizioni già effettuate era elevato e per questo sono stato spostato nella facoltà di Lettere e Filosofia (Lettere moderne). Scrivendo di questo episodio mi è venuto un po' da ridere, perché questa scelta mi è stata suggerita proprio dalla responsabile dello sportello dedicato ai disabili, all’Università “La Sapienza”, sempre qui a Roma. Mi aveva detto che mi vedeva bene nel ruolo di professore, essendo uno che ama spiegare e puntualizzare. In effetti non aveva tutti i torti. Lì ho conosciuto, di persona, i grandi linguisti italiani Tullio De Mauro e Luca Serianni. Eppure, dopo aver sostenuto qualche esame, ho deciso di trasferirmi al corso di laurea in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica. Mi intrigavano molto le questioni riguardanti la salute mentale. Ho scoperto molti temi che trovo fortemente collegati anche alla comunità dei sordi, come tutto ciò che non viene accettato, o meglio riconosciuto, dalla società. Ma questa è un’altra storia. Comunque questa laurea mi è servita a diventare una sorta di esploratore della mente umana. Per un breve periodo ho lavorato in una comunità, fuori Roma, con persone che hanno diversi problemi psichiatrici (disturbi di personalità, di umore, ecc.) e ho seguito privatamente anche alcuni pazienti sordi. A quel punto però mi sono reso conto che non era il mio campo, anche per le difficoltà di comunicazione, lavorando solo con udenti, ma anche perché è una professione che richiede un temperamento molto forte. Non è adatta a tutti.

7. Hai usufruito del servizio interpretariato durante il periodo universitario?
Sì, assolutamente. Senza questo servizio, forse non mi sarei mai laureato. Quando si parla dell’università in relazione alle persone sorde, provo subito a immaginare mio padre che è molto portato per la matematica e l'elettronica. Lui mi diceva sempre che se fosse nato con le possibilità che ci sono adesso, avrebbe ottenuto facilmente il dottorato di ricerca come ingegnere o qualcosa del genere. Infatti, durante la sua formazione in un collegio per sordi, il suo professore insisteva molto per portarlo a Mestre, dove un tempo si teneva una sorta di concorso nazionale, organizzato e composto solamente da udenti. Accompagnato dal professore che conosceva bene la LIS e lo aiutava come interprete, mio padre raggiunse il quarto posto fra centinaia di partecipanti. Erano tutti sbalorditi, ma poi non poté proseguire gli studi perché, si sa, al tempo non esistevano il servizio interpretariato e neppure gli assistenti alla comunicazione. Quindi sì, sono molto grato per l’esistenza del servizio di interpretariato di cui ho usufruito durante la mia formazione universitaria.

8. Cosa ti aspetteresti da un eventuale riconoscimento della LIS?
Molte cose. Tuttavia, credo sia utile precisare che all’inizio forse non potrebbe cambiare granché, al contrario di quanto pensano in molti. Con il tempo magari sì, sicuramente. Quello che mi aspetto è di poter cominciare a promuovere l'uso della lingua, finalmente, usando i termini corretti nella società attuale, tramite i telegiornali, i mass media e di conseguenza si potrebbe cominciare a far crescere la consapevolezza di questa minoranza linguistica, cioè quella che usa la lingua dei segni italiana e dell’esistenza di una comunità sorda. Non sarebbe più come coperta da un velo, invisibile, com’è sempre stata finora. Un tale riconoscimento permetterebbe anche il reale accesso a servizi di tutti i tipi. Mi auguro con tutto il cuore che la lingua dei segni italiana (LIS) venga approvata e riconosciuta il più presto possibile. Porterebbe un enorme beneficio, non solo ai sordi, bensì a tutta la società.

9. Ti senti parte integrante della comunità sorda?
Sì, come avviene automaticamente a chiunque provenga da una famiglia sorda, o per meglio dire, a chi proviene da una famiglia sorda segnante. Comunque sì, ne faccio parte anche se non ho una “dimora fissa”. Non so come spiegare… avete presenti quelle comitive di giovani che escono sempre tra di loro, in gruppo? Beh, esistono anche nella comunità sorda, ma ora come ora non mi sento parte di una comitiva in particolare. A parte questo, frequento molto eventi teatrali, convegni, assemblee e seminari dedicati alle persone sorde e alla LIS.

10. Qual è il tuo motto?
Chi non crede nelle proprie capacità è destinato al fallimento. Pesante, lo so. Essendo un sordo che vive normalmente nel mondo, come chiunque, per me è sempre stata una lotta. Far valere i propri diritti con gli altri, come hanno sempre voluto e sperato i pionieri della comunità sorda, oltre a saper leggere e scrivere bene. Noi sordi dovremmo sempre vivere come tutti gli altri. Senza cedere alla cultura del vittimismo e del pietismo, come spesso la società si aspetta da noi. Quindi lottare sempre, credendo nel proprio valore, in primis per avere pari dignità umana e poi per entrare a pieno titolo nel mondo.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 08-04-2021 alle 16:44 sul giornale del 09 aprile 2021 - 134 letture

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