Fermo: Un italiano in Francia

5' di lettura 05/04/2021 - Intervista ad Alessio Pasini

Alessio Pasini è nato e cresciuto a Ferrara. Insegna italiano al liceo e alle medie. Dopo essere passato per Marsiglia, Crest, Reims, Lione e Tours, da qualche anno è in Savoia.

  1. Quando sei arrivato in Francia e perché?

    Tutto è cominciato nel 2010 con uno stage al consolato italiano di Marsiglia. Avevo bisogno di staccare dall’Italia, di capire cosa avrei voluto fare “da grande”, di dare un po’ di senso ai miei studi. Poi si sono susseguiti l’Erasmus, l’assistentato, l’anno di preparazione al concorso, ed eccomi ancora qui!

  2. Quali studi hai compiuto in Italia?

    Ho studiato Lingue e letterature straniere, inglese e francese, l’Università di Ferrara non offriva tutta questa scelta… è anche per questo che ho deciso di partire, per allargare un po’ gli orizzonti.

  3. Che rapporto hai con le tue origini?

    Un rapporto che ho dato per scontato fin quando vivevo in Italia ma che ho riscoperto una volta arrivato all’estero. Gli incontri con persone di altre nazionalità e altri italiani mi hanno permesso di discutere degli stereotipi italiani e degli altri paesi e di capire che non c’è per forza un meglio o un peggio. Per me l'importante è continuare a far rivivere le mie tradizioni.

  4. Come sei diventato docente in Francia?

    Dopo l’ennesimo lavoro sottopagato in Italia, nel 2012 mi sono lanciato nella preparazione del CAPES. Quando ho visto che nel programma c’era Ariosto, mi sono detto: è l’anno giusto! Fortunatamente è andata bene al primo colpo nonostante abbia trovato non poche difficoltà per entrare nell’ottica dei concorsi francesi. Poi alla fine ci ho preso gusto e nel 2019 ho passato l’AGRÉGATION.

  5. Che insegnante pensi di essere?

    Un insegnante a cui piace cambiare spesso: pedagogia, temi, attività, anche a costo di lavorare il doppio. E anche ironico, anche se molte battute le capisco solo io e gli alunni mi guardano un po’ inebetiti.

  6. Quali sono gli errori più frequenti che commettono i tuoi alunni?

    L’errore più flagrante è forse proprio un errore di metodologia. Nel senso che tu passi un intero mese a parlare di un certo tema (ex. il turismo di massa) in vista di un obiettivo comunicativo finale, analizzi il lessico, spieghi i punti di grammatica che serviranno, fai piccole verifiche in cui gli alunni hanno anche buoni voti, poi arriva il grande giorno in cui devono esprimersi e ti chiedono: “prof come si dice turista?” e io simulo una pistola puntata alla testa… Non riescono a mettere insieme tutto quello che imparano per esprimersi, mettono le nozioni in compartimenti diversi e lì restano per un tempo più o meno limitato.

  7. Cosa ti piace del sistema scolastico francese e cosa no?

    Posso dare la classica risposta che farebbe arrabbiare tutti i francesi non prof? Le vacanze! :)

    Quello che mi piace di meno è forse il voler troppo accompagnare i ragazzi, hanno poco margine di autonomia, tutto è molto guidato e inquadrato, al contrario dell’Italia, o almeno della mia esperienza personale.

  8. Che cosa ti affascina della Francia?

    Al primo posto metto banalmente i paesaggi, ma più in generale mi ha sempre affascinato il modo di essere francese, che all’inizio cercavo in qualche modo di imitare ma senza successo.

  9. Perché gli studenti francesi scelgono l'italiano come lingua straniera?

    Nella mia regione le famiglie di molti ragazzi hanno origini italiane, quindi sicuramente una delle ragioni è l’attaccamento alla cultura e alla storia familiare. Poi c’è la vicinanza al confine e indubbiamente le vacanze.

  10. Come diceva Jean Cocteau, i francesi sono italiani di cattivo umore?

    I francesi mi sembrano spesso di buon umore! Alla prima neve corrono a sciare e ciaspolare in montagna e non vedono l’ora di raccontarlo il lunedì mattina, ai primi raggi di sole hanno già tirato fuori maglietta e infradito e chiacchierano contenti bevendo una birra. A volte li invidio!

  11. C’è un episodio del tuo vissuto che vorresti condividere con i lettori?

    Proprio l’altro giorno in classe stavamo studiando la Gazzetta dello Sport e a un alunno tifoso sfegatato di calcio è capitata da analizzare la prima pagina della vittoria dei mondiali 2006… Anche se lui aveva solo 1 anno all’epoca, si è quasi rifiutato di presentare la pagina, continuando a dire alla sua vicina di banco che è stata una vittoria rubata e tappandosi le orecchie quando ne abbiamo parlato con tutta la classe. Ho concluso il dibattito dicendo che comunque noi abbiamo più stelle sulla maglia.

  12. Qual è il tuo motto?

    Non ho un vero e proprio motto personale, piuttosto una specie di regola: avere sempre un nuovo obiettivo in testa.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 05-04-2021 alle 10:23 sul giornale del 06 aprile 2021 - 143 letture

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