Fermo: Montefortino: il Vaccaro che finanziò il conventino del Santuario della Madonna dell’Ambro

2' di lettura 04/04/2021 - Uno sguardo alla Capitale, in attesa di poterla di nuovo visitare e attraversare! Ebbene, lungo «le strade della città papale», come recita una guida turistica, in Vicolo delle Bollette, nei pressi di piazza Colonna, ai numeri civici 6-7-8, si legge una scritta: Vaccheria Serafini, Caffé e latte. La Vaccheria era nota per lo smercio diretto del latte. Latte che si mungeva al momento e si offriva alla clientela. Non era un caso isolato. Nell'antico Vicolo delle Vacche, «un intraprendente vaccaro, - come scrive Antonio Venditti - alla fine del ‘500, fornì il primo esempio di vendita diretta dal produttore al consumatore, aprendo una bottega-stalla ove mungeva le mucche per vendere il latte agli acquirenti». Un esempio che aveva fatto scuola.

Perché ne parliamo oggi? Perché il titolare della Vaccheria Serafini era marchigiano. Anzi, esattamente, era nato e cresciuto a Montefortino per poi stabilirsi, come tanti corregionali, a Roma, per lavoro. E che cosa aveva portato nella Capitale? Antonio Serafini aveva portato quella che era la tradizione dei Sibillini: l'allevamento delle mucche, il latte e i suoi derivati. E aveva fatto fortuna. Non solo, ma la sua azione avrebbe determinato la nascita di generazioni di gelatai marchigiani nella Città eterna

Ma Serafini fece anche di più. Rimasto strenuamente legato alla sua terra di origine, il Vaccaro aveva una particolare attenzione al santuario della Madonna dell'Ambro. Ci andava da bambino con i parenti, ed era colpito da quella Madonna apparsa ad una pastorella. E andandoci anche da adulto, nei periodi in cui faceva ritorno a Montefortino, si era reso conto di due problemi: la strada dissestata e la mancanza di adeguata ospitalità per i pellegrini. Problemi che però si potevano risolvere. Così, facendo ricorso alle proprie finanze, fece costruire, per poi donarlo ai frati, il conventino addossato alla chiesa. Prima però, sostenne le spese per una sistemazione della via d'accesso, strada poi migliorata successivamente negli anni che vanno dal 1967 al 1973.

Un bell'esempio, non solo di mecenatismo, ma di sussidiarietà scaturente da un'attenzione particolare alla propria terra.

Oggi, il Santuario della Madonna dell'Ambro è il secondo più visitato dopo quello di Loreto. L'estate scorsa, dopo mesi di confinamento, sono state migliaia le persone che hanno di nuovo raggiunto il sacro edificio dell'Ambro.

Ed è bello ricordare allora un Vaccaro che diede del suo per attrezzare la Casa di Dio. E quella degli uomini.






adolfo leoni


Questo è un articolo pubblicato il 04-04-2021 alle 08:13 sul giornale del 05 aprile 2021 - 127 letture

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