Fermo: Dove tu sei torna la vita

7' di lettura 14/03/2021 - Intervista a Don Emilio Rocchi

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Emilio Rocchi, nato a Montecosaro (MC) Domenica 21 agosto e battezzato il 28 agosto 1960; primo figlio di Valentino e Anna Maria Pistarelli; poi, sono nati: Giampiero (1962), Orietta (1966) ed Eusebio (1976). Ha avuto la formazione nel Seminario arcivescovile di Fermo e, dall’ottobre 1984 al giugno 1986, ha vissuto a Roma dove ha frequentato la Pontificia Università Lateranense conseguendo la licenza in Teologia dogmatica. Ordinato diacono, il 16 marzo 1986, da mons. Vincenzo Radicioni, vescovo emerito di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto (mons. Belluci lo aveva pregato di sostituirlo essendosi improvvisamente ammalato) e prete il 28 settembre 1986 – questa volta – da mons. Cleto Bellucci. Viceparroco a Sant’Elpidio a Mare, docente presso l’Istituto Teologico Marchigiano (dall’anno accademico 1987-1988), aiutante di studio della Segreteria Generale della CEI (1995-1999), rettore del Seminario arcivescovile (1999-2006), membro per un decennio (2003-2013) della Commissione presbiterale regionale e italiana (nel secondo quinquennio sono stato segretario di quella nazionale), segretario generale della curia (2006-2011), parroco a Fermo (2007-2011) e a Civitanova Marche (dal 2014). Dal 28 settembre 2016, responsabile dei diaconi e presbiteri focolarini in Italia. Il 27 aprile 2017 è stato operato di un tumore allo stomaco estremamente grave e la preghiera di tanti ha strappato una grazia (forse un miracolo vero e proprio) che gli concede dei “tempi supplementari”.

1. Tre aggettivi con cui ti descriveresti.
I primi due aggettivi, mi risultano immediati: appassionato e determinato, ma per il terzo ho bisogno di più termini: alla perenne ricerca di imparare a coniugare amore e verità, misericordia e giustizia, …

2. Chi è Cristo per te?
Sarei più motivato a dire chi mi sembra sia io per Lui dopo oltre 60 che ci conosciamo: un fratello amato, un amico su cui si può contare nonostante debolezze ed errori, una persona con cui si può parlare del Regno di Dio... Siccome, nel corso degli anni, mi sono reso conto di come mi considerava, Egli sta divenendo il centro e il fine di ogni azione.

3. Se non fossi diventato sacerdote, cosa avresti fatto?
Certamente il cantante o il musicista. Da giovane riuscivo abbastanza bene e mi dicevano che avevo una bella voce! Poi, sono accaduti degli eventi che me lo hanno impedito e in questi, piano piano, ho intravisto che avevo altre "scene" o "palchi" da calcare. Mi è rimasto l’amore per la musica e la composizione, anche se sono alcuni anni che vivo un'aridità compositiva. Sono in attesa che riesca a scrivere la canzone più bella che ancora deve nascere, ma è già nella mente, nel cuore e nelle mani. Forse, arriverà il suo momento! Ma non è di certo ora!

4. Quando hai capito che il sacerdozio sarebbe stata la tua strada?
A tre anni, mentre ero all’asilo parrocchiale – ora scuola materna paritaria –, ricordo nitidamente che il mio parroco, don Mauro Natali, mi invitò a dire all’arcivescovo (mons. Norberto Perini) che era venuto a visitarci cosa volessi diventare: “Voglio diventare prete!”, gli risposi… Ma è un mistero che vivo con meraviglia e stupore ogni giorno e, in verità, lo sto ancora cercando in pienezza. La vocazione è iscritta profondamente nel nostro essere più intimo. Scoprirla (e rispondervi ogni giorno con umiltà e gratitudine) è uno dei punti forti che impediscono di cadere nello scontato e nell’ovvio e rimanere “bambini”, cioè sentirsi agli inizi e non perdere lo stupore del bene e del male che ci permettono di maturare – come singoli e come corpo ecclesiale e sociale – e di non perdere l'entusiasmo e la gioia di vivere qualsiasi cosa accada.

5. Che cosa vuol dire avere fede?
Accogliere il Mistero della salvezza che mi precede, mi attrae e mi plasma.

6. Che sacerdote sei?
In questi quasi 35 anni, mi sembra di essere cambiato (amavo avere i capelli lunghi e, come mi diceva un prete amico, mi comportavo “da professorino”) in una persona più consapevole di essere parte del “corpo di Cristo” che è la Chiesa e membro del presbiterio della Chiesa di Fermo. Non ho un carattere facile, ogni servizio che mi è stato chiesto di svolgere ha contribuito a “potare” qualcosa di me e a far crescere altro che prima non vedevo… o non immaginavo che avrei mai potuto fare.

7. Di cosa tratta il tuo corso di Teologia Dogmatica?
Si presenta e approfondisce quanto è maturato nella comprensione della vita e della missione Chiesa. In modo particolare, negli ultimi anni, mi sono stati affidati dei corsi di introduzione alla dottrina dei sacramenti e il corso sul sacramento dell’Ordine; nei decenni precedenti, mi era stato chiesto di insegnare anche altri trattati come quello su Dio Uno e Trino (Trinità) o sulla persona di Maria.

8. Che insegnante pensi di essere?
Vorrei essere qualcuno che mette a proprio agio e che quando spiega si fa capire, possibilmente, da tutti. Infatti – questo lo si sente partecipando a conferenze e lo si vede spesso nei dibattiti televisivi – non sempre i relatori prestano attenzione alla reale comprensione degli altri. Nei limiti del possibile, preferisco evitare linguaggio “per iniziati” e cercare di mettermi "nei panni" degli studenti.

9. Che cos'è il Movimento dei Focolari?
Uno dei Movimenti ecclesiali che sono sorti nel XX secolo e che offrono un contributo alla diffusione della vita del Vangelo. Il Movimento di Focolari (il nome ufficiale è "Opera di Maria") è stato fondato da Chiara Lubich; l'ho incontrato provvidenzialmente nel 1976 e vi ho aderito lasciandomi coinvolgere sempre più. Progressivamente, mi ha aiutato ad aprire gli orizzonti per conoscere, apprezzare e servire la Chiesa nelle sue varie espressioni e a camminare con tutti, ad accogliere gli altri ma anche a donare me stesso. Ritengo decisivo superare ogni passività nella Chiesa e nella società.

10. Se dovessi consigliare la lettura di un passo della Bibbia, quale sceglieresti e perché?
Consiglierei il brano della vocazione di Samuele (1Sam 3), perché è uno dei passi in cui un uomo anziano (in questo caso, il sacerdote Eli) introduce un ragazzo al mistero della presenza del Dio Vivente. Mi sembra sempre più urgente che ci si prenda cura gli uni degli altri, con semplicità e non lasciandosi condizionare da sentimenti di invidia o indifferenza!

11. C’è un episodio del tuo vissuto che vorresti condividere con i lettori?
L’enorme gioia che ebbi quando potei animare i canti durante la Messa presieduta da Giovanni Paolo II insieme ad alcuni seminaristi (diocesani e religiosi) e quando mi fu chiesto di eseguire da solista il brano “Dove tu sei” (complesso “Gen Rosso”); era il 30 aprile 1982. Si era nell’Aula Paolo VI e si stava svolgendo un incontro internazionale: “Il sacerdote oggi – il religioso oggi” … Intuii che quel canto avrebbe avuto un compito nella mia vita; e mi fu chiaro, 35 anni dopo, quando fui ricoverato di urgenza all’Ospedale SS. Annunziata di Firenze con una diagnosi che via via diventava sempre più grave. Le prime parole del canto dicono: "Dove tu sei, torna la vita. Dove tu passi fiorisce il deserto...".

12. Qual è il tuo motto?
Non credo di averne uno fisso, ma vi propongo il versetto 32 del Salmo 119 (118) che si recita nell’Ora Media del venerdì della prima settimana, e che da decenni mi fa guardare, con fiducia e speranza, il Signore e Maestro: “Corro per la via dei tuoi comandamenti / perché hai dilatato il mio cuore”, e nella nuova versione della Bibbia del 2007: "Corro sulla via dei tuoi comandi, perché hai allargato il mio cuore"…
Chi ha dilatato o allargato (operazione mai conclusa!) il mio cuore, sono certo che – prima o poi – busserà alla porta di ciascuno (cf. Ap 3, 20) mostrandosi come realmente è: Colui che "fa nuove tutte le cose" (cf. Ap 21, 5) e che non pretende nulla, perché si realizza pienamente nell'amare disinteressatamente.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 14-03-2021 alle 09:22 sul giornale del 15 marzo 2021 - 144 letture

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