Lac denuncia: "La regione continua a consentire ai cacciatori la pratica della caccia alla volpe in tana"

6' di lettura 09/03/2021 - La Giunta Regionale Marche, nelle persone del Vicepresidente Mirco Carloni e degli Assessori Stefano Aguzzi, Guido Castelli, Giorgia Latini e Filippo Saltamartini, il 1 dicembre 2020 ha approvato all’unanimità, con deliberazione n. 1536, i Piani di Controllo regionali per le Volpi e per i Corvidi.

Che i cacciatori siano assecondati come nessun’altra categoria di cittadini da loro politici di riferimento è un’evidenza innegabile, ne abbiamo avuto conferma durante la pandemia da Covid; ma in ogni caso, attraverso i “Piani di controllo (abbattimento)”, i politici garantiscono loro il lasciapassare ovunque e tutto l’anno. Il “controllo” e la “gestione” della fauna infatti, altro non sono che piani di abbattimento previsti dalla legge 157/92 (Legge di protezione della fauna selvatica e prelievo venatorio), ma solo per gravi motivazioni e, comunque, in caso di fallimento di prioritari metodi incruenti.

Per legge l’attività di “controllo” è riservata al personale pubblico, ma le regioni consentono la partecipazione anche ai cacciatori che con qualche ora di corso cambiano veste giuridica trasformandosi in “operatori/controllori faunistici”, e il gioco è fatto. Così ora, dopo il piano di controllo dei cinghiali, che consente il divertimento tutto l’anno abbinato a lauti guadagni dalla vendita di carne, è la volta del “Piano di Controllo della Volpe”. Sulla base di improbabili accuse di nocività, inesistenti danni agli argini fluviali, in assenza di richieste di danni attribuiti alle volpi e con censimenti lacunosi e vecchi fatti dai cacciatori stessi, la Regione Marche vuol infatti consentire ai cacciatori l’abbattimento delle Volpi fuori dai mesi di caccia consentita! E quale sarebbe il vero motivo?

Come ripetuto continuamente nel testo approvato, lo scopo degli abbattimenti è la “tutela” (dalle volpi perché devono arrivare vive all’apertura della caccia) delle specie di interesse venatorio In pratica la Regione Marche condanna a morte le volpi perché potrebbero mangiare i fagiani, le starne, le lepri d’allevamento, (“pronto-caccia”) inadatti a vivere in natura, comprati e rilasciati a migliaia prima dell’apertura della caccia dagli ATC (Ambiti territoriali di Caccia, cioè i cacciatori), allo scopo di impallinarli giorni dopo. Evidentemente pur di soddisfare la smania di uccisione di un manipolo di uomini armati che vogliono cacciare tutto l’anno e non vogliono competitori naturali, i nostri politici non si sono posti scrupoli nell’approvare questo Piano di controllo Volpe fuori da ogni principio di scientificità. La volpe, infatti, come ormai dimostrato da numerosissimi studi scientifici è utilissima per l’agricoltura, cibandosi di ratti, topi, nutrie e piccoli di cinghiali, oltre a svolgere il fondamentale ruolo di “spazzino”.

Di questo, e di molto altro, gli Assessori non hanno forse voluto tenere conto. Ma il dubbio più grave sorge quando, scorrendo il piano, apprendiamo le “tecniche di intervento” cioè i metodi di uccisione. Questo piano consente: “Intervento all’aspetto” dal 1 aprile al 31 dicembre, consiste nell’aspettare la volpe attirandola con esche per poi ucciderla, “Abbattimento notturno con l’utilizzo di autoveicoli, di sorgenti luminose e di fucile o carabina a canna rigata di adeguato calibro, anche munita di cannocchiale”, “Cattura mediante gabbie trappola, con esca alimentare morta o viva, e che potranno essere poste nelle immediate vicinanze di strutture di ambientamento” (ovviamente della fauna pronto-caccia), “Intervento alla tana” dal 1 gennaio al 30 giugno, “nelle adiacenze della tana con uso di fucile a canna liscia e munizione spezzata dei calibri consentiti dalla normativa vigente in materia venatoria. Sarà consentito l’utilizzo massimo di n. 3 cani per ogni azione, specificamente addestrati”.

All’unanimità quindi, gli assessori hanno deciso che nelle Marche, nei mesi in cui la volpe sta svezzando i suoi cuccioli, le Polizie Provinciali marchigiane potranno coordinare i cacciatori/operatori faunistici nello sterminare tutta la famiglia. La caccia in tana si caratterizza per la sua particolare violenza e crudeltà. Si attua con cani appositamente addestrati che si infilano nella tana dove incontreranno la madre in compagnia dei piccoli. Ne deriva immancabilmente uno scontro violentissimo tra i cani, addestrati per fare scappare le volpi verso le uscite dove li attendono i fucili dei cacciatori, e la volpe che, come qualsiasi madre, combatterà fino alla morte nel disperato tentativo di difendere sé e i suoi piccoli. I cuccioli che con poca probabilità dovessero riuscire sfuggire ai cani e ai fucili, resteranno soli e destinati ad una lenta morte per inedia. Il risultato è una vera e propria carneficina.

Stessa sorte spetta ai piccoli dei Corvidi (gazze e cornacchie) per i quali si approva l’uccisione degli adulti mediante posizionamento di trappole vicine ai nidi, lasciando morire di fame i nidiacei. Tutti questi metodi bastano a capire le implicazioni dell’approvazione di questi piani per fini non strettamente emergenziali. Si tratta infatti di mezzi e tempi che normalmente non sono permessi durante la caccia e modi che durante la caccia sono considerare reati: sparo dall’automobile, uso di gabbie trappola, fino alla caccia in tana che molte sentenze del Consiglio di Stato hanno riconosciuto configurare gli artt. 544-bis, 544-ter e544- quinquies del codice penale, che puniscono l’uccisione e il maltrattamento di animali senza necessità o per crudeltà, e il combattimento tra animali. Per la sua crudeltà è stata bandita persino in Inghilterra. (approfondimento e petizione per il bando definitivo della caccia in tana anche in Italia https://www.abolizionecaccia.it/stop-caccia-in-tana/ ) I Sig.ri Assessori, in particolare agli assessori non cacciatori, che hanno approvato all’unanimità di autorizzare questa carneficina raccapricciante, sapevano in che cosa consiste e quali violazioni sono in essa contenute? Tutta la fauna selvatica è un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini e come tale è e va ancor di più tutelato, come ribadito da normative Statali, Europee e Organi di rilievo Costituzionale. La LAC insieme alle associazioni marchigiane LAV, ENPA e Lupus in Fabula, ha già depositato presso il TAR Marche il ricorso contro questo piano vergognoso, nel frattempo però chiediamo alla Giunta Regionale Marche, e in particolare ai firmatari della delibera, per i motivi sopra espressi, di ritirare spontaneamente il “Piano di controllo Volpi e Corvidi”. Oltre a questo ci stiamo già adoperando anche in altri ambiti. Dalla raccolta dati, all’informare la popolazione, affinché i firmatari di queste concessioni si prendano la responsabilità di decisioni prese grazie al fatto che la maggioranza dei cittadini è totalmente all’oscuro dei risvolti inaccettabili e legati al mondo venatorio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-03-2021 alle 11:47 sul giornale del 10 marzo 2021 - 1471 letture

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