Urbino: LAC e AVC replicano allo studio dell'Università di Urbino: "Sottostimati i dati sulle vittime della caccia"

caccia fucile 3' di lettura 03/02/2021 - ! Come ogni anno, al termine della stagione venatoria, l’Università degli Studi di Urbino pubblica uno studio, commissionato dalle associazioni venatorie, sugli incidenti e sulle vittime della caccia. Ed anche quest’anno, come LAC Lega per l’Abolizione della Caccia Marche e AVC Associazione Vittime della Caccia, ci vediamo costretti a contestare il numero dei morti, dei feriti e degli incidenti causati dall’attività venatoria, riportati nella ricerca effettuata dall’ateneo urbinate.

Cifre molto più realistiche ed attendibili sono infatti quelle descritte nell’accurato dossier dell’Associazione Vittime della Caccia, che da 14 anni raccoglie i dati sulle vittime della caccia tramite la rassegna stampa dei giornali, dimostrabili e documentate dai ricoveri ai pronti soccorsi o dalle denunce da parte dei Carabinieri e delle forze dell’Ordine.

Secondo AVC, durante i 5 mesi della stagione di caccia 2020/2021, sono morte 14 persone e 47 sono rimaste ferite e di queste 10 morti e 33 feriti erano cacciatori, mentre 4 morti e 14 feriti erano vittime innocenti di questa pratica violenta, sanguinaria ed incivile! Per quanto riguarda il trend, c’è da notare che rispetto alle passate stagioni di caccia i numeri dei morti e dei feriti sono in calo, ma questo secondo noi è “merito” unicamente delle restrizioni introdotte dalle misure anti Covid. Ciò non ha impedito, comunque, ad una èlite di cacciatori, quelli che praticano la caccia in forma collettiva al cinghiale (braccata), di muoversi liberamente, oltre i limiti comunali imposti ai comuni mortali, esponendo quindi se stessi e la collettività al rischio di trasmissione del Covid e dimostrando quanto i politici e gli amministratori, soprattutto quelli regionali, siano ancora fortemente condizionati dalla potente lobby della caccia e delle industrie armiere!

Per quanto riguarda le Regioni dove si sono registrati il maggior numero di incidenti e di vittime, troviamo in testa la Toscana, con 11 vittime tra morti e feriti, seguita da Sardegna e Sicilia con 5 vittime ciascuna. Per ciò che concerne la fascia di età dei cacciatori che si sono resi protagonisti di incidenti e quindi più “pericolosa”, per se stessi e per gli altri, viene confermata quella che va dai 50 ai 70 anni, anche perché il 95% dei cacciatori italiani ha un’età superiore ai 50 anni e di questi, il 50% ha oltre 65 anni! Per questo motivo, per ridurre la pericolosità ed il rischio di incidenti, chiediamo da tempo che andrebbe fissato per legge un limite di età per l’esercizio della caccia!

Tornando alla ricerca della UniUrb, anche quest’anno riteniamo del tutto fuorviante e strumentale il confronto con gli incidenti di altre attività che si svolgono all’aperto, come l’escursionismo, l’alpinismo, la balneazione, gli sport invernali, peraltro con dati e numeri di vittime esorbitanti e veramente poco credibili! Questo perché la caccia NON è uno sport e quindi definirla tale, come qualcuno ancora si ostina a fare, è offensivo nei confronti dei veri sport! Inoltre, perché l’attività venatoria, esercitata da meno di 500.000 persone e in soli 5 mesi l’anno, non può essere paragonata alle attività sportive praticate da decine e decine di milioni di persone per 12 mesi all’anno!

Come LAC ed AVC contestiamo quindi totalmente i dati dello studio UniUrb, ritenendoli parziali e sottostimati e quindi non rappresentativi di un fenomeno come la caccia che invece ancora incide molto pesantemente sulla vita delle persone, degli animali e dell’ambiente. Si tratta dell’ennesimo spot propagandistico in favore di una pratica desueta ed anacronistica, ormai relegata ad una ristretta minoranza di persone, sempre più anziane e quindi destinata, speriamo il prima possibile, all’estinzione!


da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-02-2021 alle 16:23 sul giornale del 03 febbraio 2021 - 172 letture

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