Fermo: Montegiorgio dice addio a Bruno Alessandrini, penultimo erede di una famiglia di doratori

3' di lettura 30/01/2021 - A suo figlio Nicola ora il compito di tramandare l'arte alle nuove generazioni

Con la dipartita del Maestro Artigiano Bruno Alessandrini, penultimo erede di una famiglia di doratori, Montegiorgio perde un altro pezzo della sua storia. Bruno se n’è andato ieri a 84 anni e, oltre al suo cuore buono e la profonda integrità morale, si è portato in cielo le sue mani d’oro, nel senso più vero della parola. Mani che, al pari di quelle dei suoi predecessori in famiglia, sono state protagoniste e hanno scritto la storia di un lavoro artigianale come quello del restauro e della decorazione, dell’intaglio e della doratura, per oltre due secoli. Di padre in figlio, di generazione in generazione, si sono tramandati un mestiere che oggi più che mai ha il sapore antico e un po’ magico delle cose fatte a mano.

Bruno la sua vita l’ha passata in quella bottega sotto casa, in Via degli Orti a Montegiorgio, a Porta San Nicolò, tra cornici, specchiere, mobili e oggetti lignei ai quali ridava un futuro, con un amore e una maestria che gli sono valsi tantissimi premi e riconoscimenti. Aveva respirato e amato quel mestiere sin da bambino, da quando seguiva suo padre Nicola e gli passava i pennelli e gli attrezzi di lavoro. Lo stesso amore che Bruno, a sua volta, goccia dopo goccia, ha instillato in suo figlio, anche lui chiamato Nicola in memoria del nonno, che oggi è Maestro D’arte e manda avanti il laboratorio-scuola, per studenti che vogliono imparare l’arte. L’ultimo doratore che resta dell’intera famiglia.

Dopo la pensione Bruno aveva continuato a scendere in bottega per affiancare il figlio. Fino ad un paio di anni fa. Poi qualche problema di salute , seppure ben superato, lo aveva spinto a ritirarsi in casa. Era tranquillo perché sapeva in cuor suo di aver fatto un buon lavoro e di lasciare in ottime mani la sua attività.

Ma aldilà della sua grandezza come artigiano è la statura umana di Bruno a lasciare un vuoto importante tra tutti quanti lo hanno conosciuto e vissuto. Un uomo buono, pacato, sempre gentile, pratico come lo sono tutti quelli che fanno lavori manuali. Ma anche sensibile al volontariato, tanto che era stato uno dei primi a far parte della Frates e poi molto vicino alla Confraternita della Misericordia. Una vita dedita alla famiglia la sua, alla moglie Floriana con cui formava una bellissima coppia, e ai figli Vittorio e Nicola. D’ora in avanti chi passerà a San Nicolò, in quelle viuzze, un tempo animate dai tanti laboratori di falegnami, ebanisti e restauratori, non potrà non notare il silenzio assordante di una generazione che quasi non c’è più, di un tempo trascorso e finito. Di quei rumori e quegli umori che rallegravano e profumavano l’aria, di quelle vite di artigiani che creavano ed amavano i loro manufatti e, accarezzando con rispetto il passato, plasmavano il futuro. E a chi li ha conosciuti sembrerà di rivederli, Zoilo, Berengario, Bruno, nei loro grembiuli nocciola un po’ impolverati, con quella matita poggiata dietro all’orecchio e quelle mani grandi, vissute, umili e magiche al contempo.

Il futuro di questa dinastia di Alessandrini, soprannominati “ li Villuti”, è ora nelle mani di Nicola, ultimo doratore rimasto, che porta avanti e insegna questa arte alle nuove generazioni, nella speranza che sempre di più vogliano impararla e farla continuare a vivere.






Questo è un articolo pubblicato il 30-01-2021 alle 14:26 sul giornale del 01 febbraio 2021 - 136 letture

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