54° Rapporto Censis: il prezzo del Lockdown

13' di lettura 04/12/2020 - Poveri all'improvviso: lavoro fragile e insicurezza economica. Nel secondo trimestre del 2020 si registrano 841.000 occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, 1.310.000 persone inattive in più, che non cercano lavoro, e una riduzione di quasi 650.000 disoccupati come effetto di una forte sfiducia nella possibilità di trovare un impiego.

L'incremento delle persone che rinunciano alla ricerca di un lavoro è pari al 4,8% e l'insieme delle persone scoraggiate sale a 1.424.000, il 60% dei quali è rappresentato da donne. Le persone in bilico, a rischio immediato di insicurezza economica, sono quelle che dispongono di risorse finanziarie per meno di un mese: sono il 17,1% della popolazione, il 16,9% tra gli imprenditori e i professionisti, il 14,9% tra gli occupati con un contratto a tempo indeterminato. Quote più elevate si riscontrano tra i disoccupati (26,0%), i residenti nel Mezzogiorno (18,3%), i soggetti meno istruiti (21,3%). La metà degli italiani (50,8%) ha dichiarato di avere sperimentato un'improvvisa caduta delle proprie disponibilità economiche, con punte del 60% tra i giovani, del 69,4% tra gli occupati a tempo determinato, del 78,7% tra gli imprenditori e i liberi professionisti.

Gli scenari occupazionali nel post Covid-19. Sono 59 milioni gli occupati in Europa che rischiano il posto di lavoro a causa dell'epidemia: un lavoratore su quattro (il 25,7% su un totale di 230 milioni di occupati). Nello stesso tempo, l'automazione dei processi produttivi sta determinando una profonda riorganizzazione delle imprese, sostituendo il lavoro di 51 milioni di occupati in Europa (il 22,2% del totale). La coincidenza dei due fenomeni mette a repentaglio la stabilità lavorativa di circa 24 milioni di addetti (il 10,4% degli occupati europei). Nelle previsioni al 2024, in Italia il ridimensionamento riguarderà il settore agricolo per circa 10.000 addetti e il settore industriale per oltre 100.000. Occupazione aggiuntiva e occupazione per sostituzione nel terziario, se sommate, riportano un fabbisogno occupazionale di oltre 2,1 milioni di addetti. Lo stock occupazionale complessivo registrerà una variazione positiva a fine periodo dello 0,8%, con un contributo positivo da parte del lavoro dipendente nel settore privato (+1,3%) e dell'impiego pubblico (+2,9%).

Dal «Sussidistan» al paradigma digit&green. Sono stimati in 14 milioni i beneficiari delle misure messe in campo dal Governo per contrastare gli effetti del lockdown e l'impatto economico e sociale dell'emergenza sanitaria. La somma delle risorse finanziarie messe a disposizione è valutata intorno ai 26 miliardi di euro a inizio ottobre. Sono 4,1 milioni i beneficiari del bonus di 600 euro, 830.000 i richiedenti del bonus baby sitter, 319.000 i richiedenti dell'estensione del congedo parentale, 223.000 i beneficiari dell'estensione dei giorni di permesso previsti dalla legge 104, mentre il bonus per i lavoratori domestici è stato oggetto di richiesta da parte di 212.000 persone. E le diverse modalità di erogazione della Cassa integrazione guadagni riguardano 6,4 milioni di lavoratori. Intanto il sistema produttivo italiano si sta ormai muovendo all'interno del nuovo paradigma digit&green. Già nel 2019 oltre 295.000 imprese hanno investito in tecnologie legate alla sostenibilità ambientale, con un incremento del 13,3% rispetto all'anno precedente. Si consolida la creazione di start up innovative: al 30 giugno di quest'anno erano 11.496, con un incremento annuo del 10,3%.

Lo slittamento del terziario professionale. L'emergenza sanitaria ha trovato il settore terziario già provato da un repentino rallentamento dell'attività economica e da una strisciante stagnazione registrata negli ultimi anni. Nel secondo trimestre 2020 il fatturato dei servizi segnava un -21% rispetto al primo trimestre e un crollo di poco inferiore ai 17 punti rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Più severa l'incidenza nei servizi di alloggio e ristorazione (-63 punti la variazione congiunturale, -51 quella tendenziale) e nei servizi alle imprese (-30,7% e -20,2% rispettivamente). Le attività professionali subiscono una riduzione tendenziale del 14,1%. Il fatturato delle attività legali e di contabilità si è ridotto del 12,5% nei primi sei mesi dell'anno rispetto all'anno precedente, quello degli studi di architettura, ingegneria e collaudi del 14,8%. Non stupisce quindi che abbiano fatto ricorso alle misure di sostegno statali oltre 400.000 professionisti su un totale di 1.251.000 iscritti alle Casse previdenziali privatizzate.

Contrattazione al palo: un altro segnale negativo per il lavoro. Sono oltre 10 milioni i lavoratori dipendenti che attendono il rinnovo del loro Contratto collettivo nazionale. A dicembre di quest'anno se ne saranno aggiunti altri 400.000, portando all'85,2% la massa del lavoro dipendente che attende l'adeguamento del contratto di lavoro. A giugno solo nel settore agricolo la contrattazione collettiva raggiungeva un livello di copertura prossimo alla totalità (93,4%), mentre nell'industria la percentuale scendeva al 23,9% e nel terziario al 21,4%, portando la quota di dipendenti in attesa di rinnovo nel settore privato all'80,4%. Per il totale dell'economia, l'intervallo temporale tra la scadenza del contratto nazionale e la firma del rinnovo è in media di 16,6 mesi.

A giugno 2020 il mercato del lavoro mostra un tasso di attività pari al 63,4%, diminuito dell'1,8% rispetto al 2019, mentre per gli stranieri è pari al 64,8%, ridottosi del 6,2%. Per le donne straniere il tasso di attività è del 51,9%, diminuito del 7,8% (tra le italiane il calo è dell'1,7%). Nel primo semestre 2020 il tasso di occupazione per gli stranieri è al 57,1%, sceso del 3,5% in un anno, e per la prima volta risulta più basso di quello degli italiani (pari al 58,1%: -0,5% in un anno). Ancora più evidente è il fenomeno per le donne straniere, il cui tasso di occupazione è sceso al 44,3% (-5,0%). Più di un lavoratore straniero su quattro (606.891) ha un lavoro part time. Solo il 20,3% (413.199) lavora a tempo determinato. Circa un terzo (764.827) svolge lavori non qualificati, mentre tra gli italiani la percentuale supera di poco il 10%. Al secondo trimestre 2020 sono 173.182 i titolari d'impresa stranieri, fortemente a rischio di chiusura. A questi si aggiungono i lavoratori irregolari: sono circa 350.000 le famiglie con almeno uno straniero che vivono di solo lavoro irregolare. Lo scenario di breve periodo più prevedibile vede centinaia di migliaia di lavoratori stranieri piombare nell'irregolarità e nella miseria.

La regolarizzazione necessaria, ma non sufficiente. A otto anni di distanza dall'ultimo provvedimento, quest'anno è stata effettuata una nuova regolarizzazione degli stranieri, prevista dal decreto Rilancio per l'emersione del lavoro irregolare. Le domande pervenute sono state 207.542: di queste, 176.848 (l'85,2%) hanno riguardato lavoratori domestici e 30.694 (il 14,8%) lavoratori subordinati in agricoltura. Nelle domande di lavoro domestico, al primo posto figurano gli ucraini (18.639 richieste, pari al 10,5% del totale), seguiti da bangladesi (16.102) e pachistani (15.614). Tra i lavoratori agricoli, al primo posto gli albanesi (5.176 richieste, pari al 16,9% del totale), seguiti da marocchini (4.556) e indiani (4.488). Per il lavoro domestico prevalgono le grandi città: Milano (22.122 richieste), Napoli (19.239) e Roma (17.318). Per l'agricoltura, ai primi posti si trovano le località del Sud, come Caserta (2.904 domande, pari al 9,5% del totale).

La criminalità dell'era digitale. Dal 1° agosto 2019 al 31 luglio 2020 i reati denunciati alle Forze dell'ordine sono stati 1.912.344, con un calo del 18,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Di questi, 855.533 sono relativi al periodo dal 9 marzo al 3 giugno. La riduzione dei furti è stata del 26,6%, -21,1% le rapine, -16,8% gli omicidi. Si tratta di un trend che conferma quello degli anni passati, ma con un'accelerazione inedita, effetto del lockdown. Ma nello stesso periodo le truffe informatiche denunciate sono state 82.842 (+12,0% rispetto all'anno precedente). Di queste, 34.634 sono riferite al periodo 9 marzo-3 giugno. L'aumento dei reati informatici caratterizza tutto il decennio: +90,3% le truffe e frodi informatiche dal 2009 al 2018, +141,1% gli altri reati informatici. Nel 2018 le vittime delle truffe informatiche sono state 170.300 (+112,0% nel decennio).

La polveriera delle carceri. All'inizio dell'anno i detenuti presenti nei 189 istituti penitenziari italiani erano 61.230, a fronte di una capienza regolamentare massima di 50.931. Erano quindi 10.299 i detenuti in sovrannumero, con un tasso medio di sovraffollamento del 120,2%. Tra i reclusi, circa il 30% era tossicodipendente, 19.899 (il 32,5%) erano stranieri, 54 errano madri con figli minori al seguito. Circa il 16% dei detenuti era in attesa del primo giudizio. Le guardie carcerarie erano 36.604, con una carenza di 4.598 agenti rispetto all'organico previsto di 41.202 unità. Per effetto dei provvedimenti del decreto Cura Italia e dei minori ingressi dovuti al lockdown, alla fine di maggio si è raggiunto il minimo dell'anno, con 53.387 detenuti e un tasso di sovraffollamento sceso al 105,8%. Ma già il 30 giugno la criminalità aveva ripreso i ritmi degli anni precedenti, i detenuti erano risaliti a 53.579, fino ai 54.277 di settembre. Il carcere più affollato è quello di Latina, con 152 detenuti e un tasso di sovraffollamento del 197,4%. Segue quello di Taranto (578 reclusi e un tasso del 188,3%). Tra i grandi istituti, Regina Coeli di Roma ospita 1.003 detenuti.

Tracciabilità e trasparenza: la sicurezza dei prodotti italiani. L'89,0% degli italiani dichiara che nel post Covid-19 acquisterà di più alimenti la cui etichetta rende evidente origine, ingredienti, lavorazione, cioè prodotti con una tracciabilità trasparente. Si tratta di una esigenza che taglia trasversalmente i livelli di reddito e le professioni, non legata al nesso tra disponibilità economica e modello di consumo. Si impone come criterio regolatore che condizionerà i consumi alimentari. I dati restano alti, ad esempio, tra i millennial (86,7%), i laureati (86,3%), le persone con redditi bassi (94,1%). Ben il 91,3% degli italiani dichiara che acquisterà di più alimenti made in Italy, dal vino ai formaggi, per la loro qualità, la sicurezza e per offrire solidarietà ai nostri agricoltori.

La compressione dei consumi: prudenza e paura spengono il desiderio. Nel secondo trimestre dell'anno la riduzione della spesa media mensile per consumi è stata del 19,1% rispetto alla fine del 2019. Al netto della spesa alimentare e abitativa, il crollo è stato ben maggiore. Nel confronto destagionalizzato tra il quarto trimestre 2019 e il secondo trimestre 2020 il consumo si è ridotto di quasi 20 miliardi di euro per i servizi e di 10,5 miliardi per i beni. I comportamenti delle famiglie sono improntati alla prudenza, che si somma alla storica stagnazione dei consumi. Il tasso medio annuo di crescita reale si è progressivamente ridotto: dal +3,9% degli anni '70 al +2,5% degli anni '80, al +1,7% degli anni '90, al +0,2% degli anni 2000. Una indagine del Censis realizzata nel mese di maggio ha registrato però un decollo degli acquisti online. Più di due terzi degli italiani maggiorenni hanno praticato l'e-commerce e il 25,9% ha aumentato l'uso della rete a questo scopo. Incrementi di utilizzo consistenti si registrano per la spesa quotidiana a distanza (+14,8%) e per i servizi di food delivery (+10,9%).

L'economia circolare di fronte alla pandemia: rischi e opportunità. Il 13,4% delle imprese manifatturiere ha effettuato investimenti nei processi dell'economia circolare. La percentuale aumenta al 26,5% tra le grandi aziende (quelle con più di 250 addetti) e si riduce drasticamente nel segmento delle piccole e medie imprese (il 4,3% e il 7,1% rispettivamente). Un numero elevato di imprese (il 52,8%) ha comunque adottato soluzioni volte a ridurre il consumo di materiali nei processi produttivi. Questo è uno degli aspetti caratterizzanti la via italiana all'economia circolare. Ma solo l'8,1% delle aziende è intervenuto con soluzioni di riutilizzo e riciclo delle acque di scarico (il 26,3% tra le più grandi e il 7,3% tra le piccolissime). Un vero e proprio ripensamento del modello produttivo con finalità ambientali è praticato dal 13,7% delle imprese (il 28,1% tra le grandi).

Il contributo inevitabile del settore Oil & gas alla transizione energetica e ambientale del Paese. Il crollo dei consumi energetici durante il lockdown ha inferto un colpo all'industria energetica del Paese, arrivato in un momento di incertezza generale per la spinta verso la de-carbonizzazione e le difficoltà congiunturali legate all'andamento del prezzo delle fonti fossili. Nel nuovo scenario post-pandemico la de-carbonizzazione riceverà nuovi stimoli. Alle aziende che operano nel settore Oil & gas il compito di progettare e adottare tecnologie e soluzioni che consentano di ridurre l'impronta carbonica complessiva agendo sui loro cicli produttivi e sui prodotti energetici che realizzano e distribuiscono. La riduzione delle emissioni di gas serra dovrebbe prevedere un approccio integrato basato anche sulla promozione di sinergie tra i settori industriali. Occorreranno investimenti in ricerca, tecnologia, logistica e il reclutamento di competenze adeguate.

Il paradosso della povertà energetica. L'emergenza sanitaria e il forzato confinamento domestico hanno riacceso i riflettori sulla questione abitativa e sui relativi divari sociali. La «povertà energetica» riguarda le famiglie con difficoltà nell'accesso ai principali servizi energetici: il riscaldamento dell'abitazione, la cottura dei cibi e la loro corretta conservazione, l'illuminazione. Nel 2018 795.566 famiglie sono state destinatarie del bonus per disagio economico elettrico, 519.375 del bonus gas, 35.903 hanno ottenuto il bonus elettrico per disagio fisico. Nel tempo si osserva una significativa contrazione del numero di famiglie in arretrato nel pagamento delle utenze domestiche (il 4,5%), ma anche un progressivo aumento delle famiglie in difficoltà nel riscaldamento della casa (dall'11,4% nel 2008 al 14,1% nel 2018). La politica di sostegno al reddito attraverso un contributo diretto alla bolletta del gas e dell'energia elettrica produce risultati, ma questi non sono direttamente correlati a un effettivo miglioramento delle condizioni di disagio sociale. Servirebbero incentivi per i proprietari per investire sull'efficientamento energetico anche delle abitazioni concesse in locazione.

Il digitale italiano: siamo davvero gli ultimi in Europa? Nell'ultima edizione del Desi (Digital Economy and Society Index) l'Italia si posiziona al 25° posto in Europa a causa soprattutto della pessima performance nell'indicatore relativo alle competenze digitali (siamo all'ultimo posto). Però nel periodo del lockdown gli italiani che hanno iniziato a utilizzare alcuni dei principali servizi online sono il 6,4% della popolazione adulta nel caso delle videochiamate, per mantenere i contatti lavorativi, familiari e affettivi bruscamente interrotti. Il 25,8% ha aumentato l'uso delle principali piattaforme di e-commerce. L'area critica è costituita dal 19,7% che ha avuto un costante bisogno di aiuto o che ha dovuto ricorrere a qualcuno che li sostituisse alla testiera. Il 73,3% ha fatto fronte alle nuove esigenze grazie alle competenze che già possedeva, cercando di abituarsi ai diversi ritmi e alle mutate modalità di utilizzo della rete. Il 6,2% ha dovuto attivarsi per colmare le lacune in modo da avere le competenze minime necessarie di fonte alle nuove esigenze. Il 3,6% si è reso conto della propria impreparazione, ma ha rinviato al periodo post-emergenziale l'impegno formativo, accettando nell'immediato rinunce e limitazioni. Per il 5,6% la mancanza di competenze digitali ha limitato pesantemente la capacità di lavorare e di rimanere in relazione con gli altri.

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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-12-2020 alle 15:31 sul giornale del 05 dicembre 2020 - 413 letture

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