Senigallia: Viviamo con gratitudine il rito delle elezioni

2' di lettura 03/10/2020 - Nei due giorni delle elezioni, domenica e lunedì, si vive un'atmosfera particolare, quasi magica.

Fino al giorno prima candidati e simpatizzanti hanno combattutto con tutti i mezzi leciti, e a volte anche non leciti, per conquistare ogni voto possibile. Sono state pronunciate parole molto pesanti e i contendenti sono considerati nemici e descritti quasi come mostri.

Ma domenica mattina tutto cambia, le famiglie che fino al giorno prima discutevano su chi votare si recano al seggio insieme passeggiando, e prima o dopo aver votato ci si ferma a chiacchierare con gli amici, ma facendo attenzione a non parlare mai di politica.

I rappresentati di lista di sinistra chiacchierano come vecchi amici con quelli di destra, ci si scambiano informazioni sull'affluenza e battute divertenti per ingannare l'attesa.

Fuori dal seggio non si nega un sorriso o un saluto al candidato a cui darai fiducia e nemmeno a quello che non voterai.

Lunedì mattina c'è chi arriva al seggio trafelato, si mette pazientemente in fila e quando finalmente arriva il suo turno sanifica le mani, prende in mano la matita copiativa, afferra le schede ed entra nella cabina. Poi riparte di corsa per correre al lavoro, consapevole di aver compiuto un rito importante.

Poi alle 15 i seggi chiudono ed inizia l'attesa dei risultati. L'incantesimo si infrange, quancuno festeggerà, qualcun altro si preparerà per cinque anni di opposizione dura.

Abbiamo vissuto due giorni di pausa, due giorni che dimostrano come si può convivere serenamente, che ci sono delle regole che garantiscono tutti, che permettono a chiunque di esprimere le proprie opinioni serenamente.
Non è una cosa scontata, siamo fortunati a vivere in un paese democratico, dove a decidere il nostro futuro siamo noi, liberamente. Apprezziamo e non sprechiamo questo privilegio.






Questo è un editoriale pubblicato il 03-10-2020 alle 07:00 sul giornale del 05 ottobre 2020 - 258 letture

In questo articolo si parla di michele pinto, politica, editoriale

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