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Il Covid Hospital resti in standby: nelle Marche ad oggi sono solo 44 i ricoverati in terapia intensiva

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«A nostro avviso sarebbe invece più opportuno lasciare il Covid Hospital in standby, appena ultimati i lavori e pronto ad essere attivato in caso di emergenza, considerando che a oggi ci sono appena 44 ricoverati in terapia intensiva nelle Marche e che quindi, anche per non distrarre risorse umane preziose, al momento non è sostenibile».

A dirlo è Roberto Gobbato, vice segretario regionale Anaao Assomed Marche, sindacato di medici e dirigenti sanitari con 660 iscritti nelle Marche, che amplia il ragionamento sul Covid Hospital al tema della dotazione di personale da impiegarvi. «Nei giorni scorsi il nostro segretario regionale Mercante aveva fatto prima una giusta riflessione sulla reale utilità operativa della struttura in fase di realizzazione a Civitanova Marche ed un’altra tempestiva che lasciava aperti spiragli di concertazione in merito al personale da impiegarvi – dice Gobbato, – ma dopo che lo stesso Presidente Ceriscioli ha chiarito in maniera inequivocabile che il personale che dovrebbe operare nella struttura in costruzione sarà fornito dall’ASUR e che la DG Storti ha autorizzato la successiva pubblicazione del bando dal titolo “Manifestazione d’interesse all’effettuazione di prestazioni aggiuntive”, non sussistono più dubbi».

Per Gobbato «la struttura prevista dal bando non quantifica ad oggi un organigramma preciso del personale sanitario necessario ma possiamo prevedere non meno di un centinaio di unità». «Inoltre - insiste - le figure professionali specialistiche previste come Rianimatori, Infettivologi, Pneumologi, sono “merce rara” nell’ambito di tutta l’ASUR e molte delle U.O. in cui lavorano sono in carenza di organico anche e soprattutto per la mancata programmazione delle Scuole di Specializzazione sul fabbisogno regionale». A questo si aggiunga che la scelta di utilizzare la modalità delle prestazioni aggiuntive indica chiaramente una provvisorietà della struttura e del personale operante: ogni settimana un turno diverso. La riflessione poi si amplia al contesto del post emergenza. «Il ritorno di molti ospedali all’attività ordinaria – anticipa Gobbato - porterà alla necessità di smaltire le liste di attesa allungatesi in questo periodo nel quale ogni prestazione è stata rimandata per lasciare spazio ai malati Covid, in particolare quelle operatorie, e quindi anche le singole Aree Vaste si troveranno nella necessità di chiedere orario aggiuntivo anche se non c’è alcun riferimento normativo a fondi a disposizione né alle modalità di esecuzione considerando il tempo di viaggio per raggiungere Civitanova M. e del tempo di vestizione (lungo e laborioso) né infine alle modalità di conciliazione dell’orario normale e quello aggiuntivo o ai riposi orari compensativi».

Il tema è quindi complesso, poco chiaro e poco trasparente. «Come Anaao Marche avevamo consigliato, inascoltati, di potenziare le strutture già esistenti, assumendo o formando professionisti, inserendoli in realtà già esistenti, programmando perciò per il futuro, mentre si è preferito costruire qualcosa di precario ed instabile, spacciandolo per un progetto di ampio respiro». L’esperienza di Milano doveva già bastare per evitare lo stesso errore e sono caduti nel vuoto anche gli appelli di molti professionisti del settore ed alcuni politici di diversa estrazione per fermare uno spreco di denaro in una situazione economica già minata. Il rischio concreto è che «il Covid Hospital – conclude Gobbato - sarà inaugurato da chi lo ha voluto ma che a brindare saranno quegli operatori privati della sanità a cui questa giunta regionale e il Presidente in particolare, continua a strizzare l’occhio»



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-05-2020 alle 19:45 sul giornale del 04 maggio 2020 - 285 letture