25 aprile, intervista a Roberto Farnesi

9' di lettura 26/04/2020 - Roberto Farnesi (Navacchio, 19 luglio 1969), modello, attore di cinema e televisione, protagonista di successo di numerose fiction tv.

Un 25 aprile decisamente diverso quest'anno: una pandemia in corso e tutta l'Italia in quarantena. Non ci sono stati i consueti cortei e manifestazioni ma il 25 aprile anche ai tempi del coronavirus resta una giornata importante per molti italiani.
Siamo un popolo con una grande identità che sa organizzarsi verso un valore, un obiettivo comune come abbiamo dimostrato nei fatti affrontando con grande maturità il nuovo nemico. Perché ogni epoca ha il suo male e il nuovo coraggio si manifesta con la coscienza e il sacrificio di rinunciare a quelle abitudini che davamo per scontato.
Anche Roberto Farnesi ha voluto dare il suo contributo in questa giornata di liberazione e ci ha concesso un'intervista telefonica.


Non ha bisogno di presentazioni l’affascinante attore toscano, modello, attore di cinema e televisione, protagonista di successo di numerose fiction tv. Attualmente lo vediamo in televisione vestire i panni di Umberto Guarnieri ne "Il paradiso delle signore".
La ringrazio per essersi reso disponibile in un momento così delicato. È davvero un piacere per me poterla intervistare.

Quello di oggi è un 25 aprile davvero insolito. In un periodo in cui la quotidianità è confinata dall'epidemia, quale spunto di riflessione le fornisce questa giornata?
Speriamo che sia un 25 aprile di liberazione in tutti i sensi; che ci liberi finalmente da questa pandemia che ci auguriamo stia arrivando all'epilogo del suo decorso almeno così in tanti dicono ed io sono fra quelli che ci vuole credere e che ci spera. Quindi speriamo che sia un 25 aprile davvero di liberazione da questa cosa e sicuramente lo sarà!

In questi giorni in cui le riprese de "Il paradiso delle signore" sono ferme a causa dell'emergenza coronavirus, come trascorre le sue giornate Roberto Farnesi alias Umberto Guarnieri?
Guardi ci vuole un pò di pazienza visto che sono già più o meno 45 giorni che siamo a casa, quindi è tosta. Come tutti quanti ovviamente mi annoio. Io vivo in Toscana dove ho sempre vissuto peraltro perché non mi sono mai trasferito a Roma quindi giocoforza ho sempre fatto il pendolare fra Pisa e Roma. Continuamente a viaggiare, continuamente a spostarmi appunto dal set de "Il paradiso delle signore" alla mia attività, il ristorante che ho a Pisa ormai da otto anni, quindi per ovvi motivi c'è molta dinamicità nelle mie giornate. Ritrovarsi, come tanti italiani, relegato in casa perché è stato sospeso ovviamente, come diceva lei per decreto, il set de "Il paradiso delle signore" e per decreto è stata sospesa l'attività del ristorante, è stato un duro colpo. Ho la fortuna rispetto ad altre persone di vivere in campagna e di avere a disposizione dello spazio fuori con molto verde, un giardino piuttosto ampio. Seppure in questa fase è una grandissima fortuna, comunque sia chiaramente poi la privazione della libertà, della quotidianità, cui tutti eravamo abituati e davamo per scontato, si fa pesante. Sostanzialmente mi annoio però si cerca di combattere la noia in qualche modo. Io e la mia compagna ci siamo dedicati oltre alle pulizie ordinarie della casa anche a quelle straordinarie e di cura della stessa. Poi di sera nel momento che è più di "svago" proviamo ad inventarci qualcosa di differente per la cena. Essendo un grande appassionato di cinema mi vedo volentieri film già visti o altri che non ho avuto modo di vedere in precedenza. Ho una libreria ben fornita per cui leggo qualche libro. Faccio molta attività sportiva, tra l'altro ho anche riattaccato il saccone ad un albero in giardino, quindi mi alleno anche al sacco. Sostanzialmente è questa la giornata! Si tenta di riempire le giornate ma essendo abituato a svolgere contemporaneamente due attività ed avendo dovute interromperle entrambe mi trovo in una situazione che mi pesa ma cerco di essere fiducioso sul fatto che almeno e per fortuna si inizia a vedere la luce.

Ha detto poc'anzi che ha riappeso il saccone per allenarsi, ha la passione del pugilato?
Tanti anni fa ho recitato in una serie cui sono ancora molto affezionato, molto bella secondo me, che si intitolava "Questa è la mia terra" con Kasia Smutniak, Remo Girone, Catherine Spaak, Massimo Poggio, insomma un bel cast. Una serie in costume ambientata nell'Italia degli anni '30, sullo sfondo della bonifica dell'Agro Pontino. Raccontava in quel contesto le vicende di un pugile, Andrea, e di una giovane maestra, Giulia, protagonisti di una storia d'amore. Per interpretare in modo credibile il ruolo di Andrea mi feci sei mesi di prepugilistica, di preparazione, tra cui il sacco. Mi appassionai, poi però da allora non l'ho più fatto. Ora con questa cosa mi sono ricomprato il saccone ed ho ricominciato a riallenarmi. Comunque, sì sono appassionato di pugilato.

Modello, attore di fotoromanzi, cinema e televisione, quale di questi ambiti le ha dato maggiori gratificazioni?
Il debutto è stato sicuramente al cinema con il film "Femmina" con Monica Guerritore, ebbi la fortuna di prendere il protagonista come primo ruolo, fu un bel colpo di fortuna, parliamoci chiaro! Poi c'è stata dopo molta televisione che, non sempre ma generalmente almeno in Italia, è quella che regala maggiore popolarità. Un elemento, la popolarità, essenziale per proseguire negli anni con questo lavoro. Chiaramente se non sei riconoscibile è difficile poi andare avanti negli anni. Quindi con la popolarità sicuramente devo dire grazie alla televisione. Con il cinema, anche se con pochi film, qualche soddisfazione me la sono tolta. Sostanzialmente il set è quello, il modo di girare soprattutto oggi più o meno è lo stesso. Chiaramente nel cinema c'è più cura perché ci sono altri tempi e si sa che la fretta è nemica della qualità. Oggi si raggiungono ottimi risultati anche con le serie televisive ed in qualche caso i risultati sono anche superiori ad alcuni film. A tal proposito sono molto orgoglioso de "Il paradiso delle signore", un prodotto Rai1 tecnologicamente avanti grazie all'inserimento sulla piattaforma Raiplay dove è in cima alle visualizzazioni. Una bella scommessa vinta dalla Rai che ci porta ulteriore visibilità oltre a quella data dall'appuntamento quotidiano. Io sono molto contento de "Il paradiso delle signore" perché è un prodotto tutto italiano dal cast, alle maestranze, alla troupe di scenografi bravissimi, agli attori più giovani molto bravi che avranno modo di farsi conoscere ed apprezzare.
Il film racconta tra l'altro uno spaccato importante d'Italia, il boom degli anni '50 e '60. Quindi può esserci anche un parallelismo con questa fase perché io nonostante tutto voglio essere ottimista e sperare che dopo una simile pandemia, un simile disastro a livello sanitario paragonabile sicuramente all'immediato dopo guerra come entità di danno economico, tutto si risolva. Spero, come è stato in quegli anni, possa esserci ancora oggi dopo una prima fase chiaramente molto drammatica poi una ripresa di boom economico straordinaria come accadde negli anni '60. Un parallelismo tra la situazione odierna ed "Il paradiso delle signore" può esserci!

Tra i numerosi personaggi interpretati nel corso della sua carriera ce n'è uno cui si sente maggiormente legato?
Il pugile di cui le parlavo prima, Andrea Acciarri, è uno dei personaggi cui sono molto affezionato come pure sono molto legato al Commissario Luca Sepe della fiction "Turbo", una sorta di Commissario Rex all'italiana, che andava in onda su Rai2 molti anni fa, vent'anni fa. Poi anche ovviamente Umberto Guarnieri de "Il paradiso delle signore".

Lei è stato definito il Richard Gere italiano ed è uno degli attori più amati dal pubblico, in particolar modo da quello femminile; quando la sua notorietà ha rappresentato un vantaggio e quando invece ha costituito un problema?
Riguardo al fatto di essere stato definito il Richard Gere italiano sicuramente ci può essere nella fisionomia qualcosa che lo ricorda, per l'amor di Dio grande star Hollywoodiana, quindi ben venga, però insomma magari all'inizio ci può stare ma poi bisogna camminare con le proprie gambe, non è che ci si può affidare alla somiglianza e basta.
In merito alla notorietà, come tutte le cose danno e tolgono, nel mio lavoro credo che sia indispensabile una certa popolarità sennò non sei visibile quindi non esisti sul mercato. Quello che può togliere è sicuramente un pò di privacy ma è ovviamente il giusto compromesso, ci sta e non me ne sono mai assolutamente lamentato. Se facciamo questo lavoro lo dobbiamo al pubblico che ci guarda altrimenti non esisteremmo. Di conseguenza, sempre nel rispetto anche della privacy altrui, è ovviamente doveroso fare la foto e concedere autografi a chi lo chiede. Poi purtroppo ci sono episodi estremi, come appunto quello di cui è al corrente perché è uscito sui giornali, c'è gente che va parecchio oltre e meno male le forze dell'ordine e la legge oggi sono inquadrate molto bene in tal senso. Sono stato vittima di stalking e dopo due diffide non ho potuto fare a meno di denunciare la donna che oramai era riuscita ad indurre in me un terrorismo psicologico importante che aveva finito per condizionare pesantemente la mia vita.

In merito alla mia regione, ha ricordi piacevoli delle Marche?
Certo che si! Innanzitutto i marchigiani sono grandi lavoratori e le Marche rappresentano l'eccellenza per quanto riguarda la produzione di abbigliamento e di calzature di cui vantano una tradizione straordinaria. Ho bei ricordi sempre per quanto riguarda la serie "Turbo" che è stata girata nelle Marche che ricordo come un periodo molto divertente.

La ringrazio moltissimo per essersi reso disponibile a questa intervista che sicuramente i nostri lettori apprezzeranno.


di Keti Iualè
redazione@viverefermo.it







Questa è un'intervista pubblicata il 26-04-2020 alle 11:22 sul giornale del 27 aprile 2020 - 4 letture

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