Fano: Coronavirus: 80 ristoranti chiudono, l’Italia li imita. I titolari: “Le istituzioni ci tutelino”

4' di lettura 10/03/2020 - Ottanta e più saracinesche abbassate. E che non si risolleveranno prima del 3 aprile. È la conseguenza della scelta – sofferta ma condivisa – di diversi ristoratori fanesi, che hanno appeso grembiuli e posate al chiodo in attesa di tempi migliori. La causa di tutto – neanche a dirlo – è il Covid-19, quello stesso coronavirus che di giorno in giorno sta paralizzando le nostre città e alterando le nostre abitudini. Martedì mattina una delegazione di ristoratori è stata ricevuta in Comune per poter esprimere alcune richieste. Una serie di tutele in un momento di emergenza per la salute di tutti, ma anche per il commercio. Il rischio, infatti, è che - lasciando soli i locali – alcune di quelle saracinesche restino abbassate per sempre.

Finora la perdita stimata è dell’80 per cento. Significa che i ristoranti fanesi, a causa del virus, stanno incassando circa un quinto rispetto al solito. Troppo poco per continuare a rimanere aperti. Personale da pagare, tributi, materie prime: troppe le spese da sostenere, se si considera che – per via dell’ormai celebre decreto emanato nei giorni scorsi dal governo - alle 18 si è costretti a chiudere, facendo di fatto saltare il servizio della cena. La possibilità dell’asporto, poi, suona soltanto come una magra consolazione (qui tutte le regole a riguardo). E allora luci spente e porte dei locali serrate - come annunciato già da lunedì -, anche per tutelare la salute propria e quella degli altri. Ci si rivede dopo il 3, si spera.

E adesso? I titolari dei ristoranti hanno dipinto un quadro quantomai allarmante. Ci sono intere famiglie in bilico per via di questa chiusura forzata. Chi già stava patendo in modo grave sotto i colpi della crisi rischia di non riaprire più. Da qui l’esigenza di incontrare quanto prima la giunta per fare il punto, ma soprattutto per provare ad avviare un iter che possa garantire alle attività qualche chance di sopravvivenza. Detto fatto: il sindaco Massimo Seri – insieme all’assessore al commercio Etienn Lucarelli e al presidente di Aset Paolo Reginelli – ha ricevuto i ristoratori dopo una manciata di ore. Intanto il numero di aderenti all’iniziativa è subito cresciuto: da sessanta a circa ottanta. Intorno alla scelta di chiudere si sta creando un vero e proprio movimento, che da cittadino si è già fatto provinciale. E chissà che non diventi addirittura nazionale. Un primo passo in questo senso è già stato fatto: si è infatti già passati dal logo iniziale con lo stemma della città a un nuovo logo tricolore.

L’inserimento della categoria ristoratori nel documento di programmazione economica finanziaria del governo - il cosiddetto DPEF -, ma anche una moratoria fino a 120 giorni dalla fine del periodo di emergenza disposto dal decreto del premier Conte per Tosap, Tari, gas metano, acquedotto e tributi comunali. Sono queste le richieste avanzate dai ristoratori, insieme ad agevolazioni di accesso al credito, cassa integrazione guadagni in deroga, sospensione dei pagamenti alle società iscritte all’albo dei gestori dell’accertamento e riscossione dei tributi locali, oltre all’istituzione di un fondo di garanzia per piani di sviluppo, rilancio e riconversione delle attività d’impresa.

Misure utili ai ristoratori, sì, ma anche alle imprese del commercio. Non è un caso, infatti, se altre categorie professionali si siano già attivati per dare il via a iniziative analoghe. Intanto la Confcommercio ha fatto sapere che da mercoledì buona parte dei negozi della città rimarranno chiusi (qui i dettagli). Nel frattempo si attende che le istituzioni facciano la loro parte. Seri ha confermato che il governo nazionale si sia già mosso per tutelare gli interessi dei ristoratori. Perché il Comune può fare la sua parte, ma questa volta la questione è ben più ampia, e molto dipenderà dalle decisioni di Conte e compagnia, senza dimenticare il ruolo imprescindibile della Regione. Dal canto suo, il sindaco ha ribadito che “siamo tutti dalla stessa parte”, e ha promesso che si farà carico delle richieste dei ristoratori fanesi anche ai piani più alti.



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Questo è un articolo pubblicato il 10-03-2020 alle 21:43 sul giornale del 11 marzo 2020 - 487 letture

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