Ancona: Torrette, sigilli a centro massaggi a luci rosse, anche minorenni tra i clienti abituali

locale luci rosse prostituzione 2' di lettura 02/12/2018 - C’erano anche dei minorenni tra i clienti abituali del centro massaggi cinese di Torrette a cui sabato mattina la polizia municipale ha messo i sigilli.

Ragazzini curiosi di intraprendere le prime esperienze a luci rosse, le cui fantasie diventavano realtà all’interno del negozio che, oltre a trattamenti ayurvedici, offriva anche vere e proprie prestazioni sessuali.

Almeno questa è l’accusa mossa alla titolare del centro collocato all’interno del centro commerciale di Torrette, proprio di fronte a un asilo nido, con ingresso su via Tenna: è una 43enne cinese, arrestata e portata nel carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro.

Dovrà rispondere di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione perché nel suo locale la dipendente, una connazionale quarantenne, con i suoi massaggi si spingeva un po’ troppo in là, sconfinando nell’hard. Lo faceva con clienti di tutte le età, ma anche con ragazzini minorenni (tra cui un 14enne, un 15enne e un 17enne anconetani) secondo gli investigatori del Nucleo giudiziario della polizia municipale dorica, diretto da maggiore Marco Caglioti, sotto il coordinamento della comandante Liliana Rovaldi.

Il centro massaggi, che fatturava dai 12 ai 15mila euro al mese, è stato sigillato dopo due mesi di indagini partite dalla segnalazione dei residenti, stanchi di quel continuo viavai sospetto, e condotte con intercettazioni telefoniche, appostamenti e controlli all’interno del “palazzo viola”. Per quei massaggi “particolari” si pagava dai 30 ai 70 euro, ma in alcuni casi si arrivava a 160.

La cinese arrestata, secondo l’accusa, non si limitava solo ad organizzare appuntamenti erotici nel suo negozio, ma avrebbe messo in regola 9 dipendenti (fra cui tre uomini) che nel centro massaggi non si sono mai visti durante il periodo dell’indagine: l’unica sempre presente era la sua connazionale che si dedicava ai trattamenti “speciali”. Il sospetto è che quelle assunzioni fossero un bluff per favorire l’ottenimento o il mantenimento del permesso di soggiorno.

Le indagini della Procura proseguono. Non rischia nulla, invece, il proprietario del negozio affittato alla presunta maitresse cinese: è stato dimostrato che era all’oscuro di tutto perché possiede diversi immobili, tutti allocati da un’agenzia di intermediazione.






Questo è un articolo pubblicato il 02-12-2018 alle 00:16 sul giornale del 03 dicembre 2018 - 1990 letture

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