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Ancona: Violenta giovane donna per mesi. In manette pusher nigeriano

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Polizia di notte

La violentava da mesi. È per questo che è finito in manette pusher nigeriano ad Ancona. L’uomo sarebbe legato all’ambiente dello spaccio nel centro storico. La casa degli orrori si trova al civico 32/B di via Pergolesi.

ANCONA - Un tugurio all’angolo con via Marchetti, oggetto di sfratto a luglio e occupato abusivamente da una colonia di clandestini africani, dopo uno sfratto avvenuto a luglio. E’ qui che un’anconetana di 22 anni sarebbe stata drogata e ripetutamente violentata da un 36enne nigeriano, dal 2011 in Italia e da tre anni ad Ancona. Quelli del suo giro lo chiamano “Il Boss”, per quanto è influente, ma soprattutto pericoloso. Era il capo, il pusher di riferimento per tanti tossici, anche per la ragazza che da tre mesi lo frequentava per rifornirsi di cocaina ed eroina da fumare. Ma ogni volta che bussava alla sua porta, finiva sempre allo stesso modo: «Prendila, non voglio niente», le diceva. La convinceva a provare lo stupefacente e poi abusava di lei. Sarebbe successo almeno 10-15 volte, secondo il racconto della ragazza che, dopo ore di silenzio, ha finalmente deciso di parlare e denunciare il suo aguzzino, Isaac Adetifa Adejoju. Il 36enne è stato arrestato dalla Squadra Mobile martedì mattina dopo una perquisizione domiciliare: come ha aperto la porta, un poliziotto di 58 anni, capo della sezione Antidroga, è stato assalito da un pitbull sguinzagliato proprio dal Boss. L’ha ferito a una mano, fortunatamente in modo non grave. In casa, quella mattina, c’erano 10 persone: 9 nigeriani (inclusa una donna), risultati tutti clandestini, e la 22enne, stesa su un letto, seminuda e ancora sotto effetto di stupefacenti. Ci hanno pensato le poliziotte-psicologhe della sezione Reati contro la violenza di genere e Crimini d’odio a trarla in salvo e portarla al Salesi per tutti gli accertamenti del caso, che hanno confermato come fosse imbottita di droga. Poi, una volta tranquillizzata e consolata, si è lasciata andare a un lungo sfogo e ha raccontato il suo dramma: la tossicodipendenza, quel covo di nigeriani scoperti “grazie” al suo ex fidanzato, i ripetuti episodi di violenza. Il pusher 36enne era stato arrestato subito per spaccio (nella sua camera sono stati rinvenuti marijuana e metadone), resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Il giorno dopo, però, il giudice l’aveva condannato a 8 mesi (pena sospesa) e rimesso in libertà. Ma come ha messo piede fuori dall’aula, i poliziotti della Squadra Mobile l’hanno di nuovo ammanettato, stavolta per un’accusa più grave: violenza sessuale continuata e aggravata e cessione di stupefacenti aggravata. Lo stato di fermo per gravi indizi di colpevolezza, su richiesta della Procura, è stato convalidato ieri dal gip Giuliana Filippello: ora il 36enne di trova a Montacuto, mentre per i suoi connazionali sono in corso le procedure di espulsione dall'Italia. Ma le indagini proseguono perché il sospetto del capo della Squadra Mobile, il vicequestore Carlo Pinto, è che «altre ragazze potrebbero aver subìto violenze e pressioni psicologiche: l’appello è a sporgere denuncia perché questa è l’unica via di salvezza».



Polizia di notte

Questo è un articolo pubblicato il 10-11-2018 alle 09:06 sul giornale del 11 novembre 2018 - 2608 letture