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Psicologia Ospedaliera, l'OPM: “Implementare il servizio nei presidi sanitari marchigiani”

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Aumentare la presenza degli psicologi ospedalieri nei presidi sanitari di tutta la regione, affinché questo fondamentale servizio possa essere garantito a tutti i cittadini marchigiani”. Così il presidente dell'Ordine degli Psicologi delle Marche, Luca Pierucci, è intervenuto in apertura della tavola rotonda dal titolo “Psicologia Ospedaliera: quali prospettive?” che si è tenuta ieri mattina ad Ancona nella sede dell'OPM.

“Ringrazio il gruppo di lavoro di Psicologia Ospedaliera dell'Ordine per aver organizzato questo importantissimo evento e per permettere di fare il punto della situazione su questo servizio nelle Marche. Oggi – prosegue – la diffusione della figura dello psicologo ospedaliero nel nostro territorio è a macchia di leopardo e non tutti i cittadini possono usufruirne, nonostante sia un loro diritto. Il servizio di psicologia ospedaliera non può assolutamente essere considerato un costo ulteriore per la spesa sanitaria e a dimostrarlo sono le stesse esperienze ad oggi in essere, dove il rapporto costi/benefici è nettamente a favore dei benefici”.

Due i momenti in cui si è articolato l'incontro di ieri. Il primo, dal titolo “Stato dell'arte della psicologia ospedaliera nella Regione Marche”, ha visto come moderatrice, Katia Marilungo, consigliere segretario dell'OPM e referente del gruppo di lavoro sulla Psicologia Ospedaliera: “Abbiamo deciso di organizzare questo appuntamento per confrontarci tra psicologi, ma anche tra medici e psicologi, su un tema così importante. Un servizio di psicologia ospedaliera ben strutturato, all'interno dei vari presidi, non solo porta benefici ma è assolutamente indispensabile”.

Ad aprire il confronto, Silvia Di Giuseppe, dirigente sanitario universitario SOD Ancona: “Durante la mia ormai trentennale esperienza sul campo – spiega – ho avuto la possibilità di toccare con mano che cosa significa il concetto di cura globale del paziente, indipendentemente dalla patologia riscontrata. Lavorare in collaborazione con i medici, potersi confrontare, capire il loro punto di vista, significa approcciare alla cura del paziente con una metodologia a 360 gradi, con un beneficio da parte di tutti. Oggi infatti, dove presente, lo psicologo ospedaliero ha un ruolo molto più centrale e sono gli stessi medici a richiederne l'intervento nel seguire i pazienti”.

A portare la sua esperienza anche, Maria Cleofe Contardi, responsabile del servizio di Psicologia Ospedaliera degli Ospedali Riuniti Marche Nord: “Nel 2011, presso l'azienda ospedaliera, erano presenti 3 professionisti psicologi – spiega –. Oggi questo servizio può contare su un team di professionisti che fa capo alla direzione sanitaria e avendo un campo di azione trasversale, si occupa dei bisogni psicologici dei pazienti all'interno dei reparti della struttura sanitaria. Non solo: anche i pazienti esterni, inviati con impegnativa del medico curante, possono rivolgersi a noi”. A chiudere la prima parte dell'incontro, Katia Benignetti, psicologa Ospedaliera di Macerata: “Dalla mia esperienza all'internodell'Ospedale di Macerata – spiega – posso dire che il nostro intervento si concentra soprattutto nei
reparti di oncologia, neuropsicologia e terapia del dolore. Ci occupiamo anche di valutazioni neuropsicologiche esterne alla struttura ospedaliera per i pazienti inviati dai medici di base”.

La seconda parte della giornata, dal titolo “Risorse, proposte, scenari futuri” è stata dedicata ad un confronto tra psicologi ed altre figure dell'ambito sanitario e assistenziale. Ad aprirla, Sabrina Marini, coordinatrice del gruppo di lavoro di Psicologia Ospedaliera OPM: “Oggi abbiamo la possibilità di mettere a confronto i vari attori coinvolti nella cura della persona. E' infatti necessario che medici e psicologi, ognuno con le proprie competenze, si “utilizzino” a vicenda, per il bene del paziente”.

Ad intervenire anche Maria Lorenzetti, presidente dell'Ordine Assistenti Sociali delle Marche: “Psicologi e assistenti sociali, ma anche medici ed altri attori legati alla sanità, hanno il dovere di lavorare insieme e parlare un linguaggio comune affinché sia perseguito il concetto completo di salute del cittadino. Un percorso da intraprendere insieme che, dove già sviluppato, sta portando i suoi frutti”.

A prendere poi la parola è stato Sergio Giorgetti, responsabile dell'Hospice di San Severino Marche: “Lo psicologo deve essere preparato ed essere maggiormente coinvolto nella cura del paziente, sempre nel rispetto delle proprie competenze. Oggi in un Hospice come il nostro, abbiamo la figura dello psicologo a disposizione per sole due mezze giornate alla settimana”. A concludere l'incontro Renzo Vincenzi, ginecologo di Ancona: “Anche nel mio settore – dice – i contenuti per far lavorare medici e psicologi insieme sono tantissimi, a cominciare dalla cura della depressione post partum, misconosciuta e troppo spesso sottovalutata, ma anche per problematiche come la perdita fetale, le interruzioni volontarie della gravidanza, ma anche con le pratiche della procreazione assistita. Tanti i campi dove medici e psicologi possono collaborare per il bene e la cura del paziente”.





Questo è un MESSAGGIO PUBBLICITARIO - ARTICOLO A PAGAMENTO pubblicato il 21-10-2018 alle 00:05 sul giornale del 22 ottobre 2018 - 1008 letture