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Recanati: Fiorella Mannoia strega piazza Leopardi

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Il cielo stellato di piazza Leopardi regala la cometa più luminosa. Fiorella Mannoia con la sua voce dorata e canzoni di rara bellezza scalda i cuori di tanta, tantissima gente che assiste con attenta partecipazione allo straordinario concerto di fronte all’ottocentesco palazzo comunale.

La piazza è piena di appassionati della Mannoia e il colpo d’occhio dalla bella Torre del Borgo, di epoca ghibellina, è accattivante. Il sindaco Francesco Fiordomo può esserne fiero e dimostrare ancora una volta che puntare su eventi di prestigio e di valore è la scelta giusta per continuare a fare di Recanati uno dei punti di riferimento del turismo regionale e non solo per aver dato i natali a Leopardi.

“Tutti combattiamo, per un’idea, un amore, un’ingiustizia, un traguardo. In generale per il diritto ad essere felici”. Si presenta così sul palco di piazza Leopardi la cantante romana che dalla metà degli anni Ottanta è la voce e il controcanto femminile di una canzone d’autore storicamente declinata al maschile. Il concerto è una lunga passeggiata, piena di ritmo ma anche di sensibilità e di emozioni, attraverso un viaggio musicale che dura da 40 anni. Eppure la freschezza, l’energia e l’entusiasmo della Mannoia sono indissolubili e contagiano il pubblico, che si lascia volentieri trascinare e travolgere dall’itinerario proposto dalla cantante. Si parte con “I miei passi” firmata da Fabrizio Moro di cui la Mannoia propone, durante il concerto recanatese, anche “I pensieri di Zo” ma c’è ampio spazio per i brani che l’hanno resa celebre, le memorie d’oro di una carriera ineguagliabile.

Quando intona “Caffè nero bollente” si tocca con mano il calore di un pubblico di tifosi che canta tutte le sue canzoni, anche quelle più remote. E nel corso della fresca serata estiva recanatese ci saranno tanti approdi nei porti sicuri ed antichi: I treni a vapore, Le notti di maggio, Come si cambia, Il tempo non torna più, Occhi neri, Quello che le donne non dicono, Io non ho paura, Le parole perdute, Dal tuo sentire al mio pensare, In viaggio, lirica sensibile dedicata ad una ipotetica figlia, e la splendida “Il cielo d’Irlanda” scritta dal cantautore veronese Massimo Bubola che collaborò anche con Fabrizio de Andrè. E a proposito di grandi nomi, la Mannoia durante il concerto ripesca e torna a far sue straordinarie perle: “Oh che sarà”, inno alla libertà scritto dal brasiliano Chico Buarque de Hollanda e mirabilmente tradotto da Ivano Fossati, “La cura” di Battiato, che la voce della Mannoia rende ancora più dolce, l’indignata “Offeso” di Nicolò Fabi, “Sally” di Vasco Rossi, tenue ritratto di una donna ferita ma non prostrata, la struggente e magica “Felicità” di Dalla, metafora della vita, “un treno della notte che passa in fretta e non si ferma mai”.

Poi è ancora la Mannoia…”combattente” che pesca a piene mani tra i brani del suo ultimo, fortunato, album: Nessuna conseguenza, Che sia benedetta, Combattente, Perfetti sconosciuti, colonna sonora del bel film di Paolo Genovese. La gente, dopo due ore serrate e coinvolgenti di concerto, si accalca sotto il palco per cantare e ballare sotto le stelle sulle note di “Siamo ancora qui”, inno entusiasmante della Mannoia e di chi, come lei, non vuole mai mollare.





Questo è un articolo pubblicato il 03-07-2017 alle 10:23 sul giornale del 04 luglio 2017 - 1669 letture