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Ancona: incendio a Posatora: reato doloso secondo la Procura. Si stringe il cerchio anche sui vandali di Portonovo

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Rischia di costare caro ai quattro sedicenni il vandalico gioco di appiccare incendi, che nella notte del 21 giugno è degenerato nell'incendio di una vasta area del parco di Posatora. Si stingono le indagini anche sul gruppetto di giovanissimi che ha devastato i bagni pubblici di Portonovo e appiccato il fuoco alla casa degli ex Mutilatini, il Questore Capocasa: “Non siamo di fronte ad un fenomeno, ma fatti gravi che vanno fermati”.

Sono ancora in corso le indagini sull'incendio del 21, che hanno visto procura dei minori e la squadra mobile della polizia collaborare a stretto contatto per accertare le responsabilità del gesto che ha messo in pericolo decine di persone e distrutto una vasta area di verde pubblico. “fatti gravi” li definisce il Procuratore dei minori Giovanna Lebbroni: “Sia gravi in se che per le conseguenze Potenziali: l'incendio ha richiesto 5 ore per essere domato, per 2 delle quali la potenza delle fiamme era incontrollabile anche per i getti delle autopompe, andando a minacciare due abitazioni ed uno stabilimento balneare”.

Il lavoro di indagine è stato immediato, trovando la collaborazione degli stessi minori e delle loro famiglie. Uno dei ragazzi avrebbe confessato impaurito e pentito lo sventurato gesto ai propri genitori. Questi avrebbero avvertito allora le famiglie degli amici presenti quella sera e presentato volontariamente in questura offrendo le dichiarazioni confessorie. “ma la confessione non rappresenta la fine dell'indagine, per quanto possa essere fondamentale. Infatti prosegue il lavoro investigativo per determinare l'attendibilità delle dichiarazioni e le singole responsabilità. Nonostante i delitti siano stati commessi in gruppo riteniamo utile e responsabile non fare di tutta l'erba un fascio, ma decidere autonomamente di ogni singolo caso” sottolinea il Procuratore.

L'attività investigativa della squadra mobile, diretta da Carlo Pinto, aveva, parallelamente, fin dalle prime ore individuato il gruppetto di responsabili, già conosciuto per frequentare normalmente quella parte del parco. Serrando quindi le indagini sull'attività dei giovani, sulla cui identità la Procura mantiene il massimo riserbo, ma che sarebbero dei ragazzi italiani di 16 anni della zona di Posatora, senza particolari disagi familiari, emergevano almeno altri quattro casi di incendi appiccati con le stesse modalità dal gruppetto, casi che sarebbero stati poi confermati durante gli interrogatori e da alcune immagini delle telecamere di sorveglianza. Tutti i casi avvenuti nelle due settimane precedenti al grande incendio nella notte del 21 giugno scorso. I ragazzi avrebbero dato alle fiamme ad una panchina, un albero di ulivo, un cassonetto della carta e a delle sterpaglie nel parco ex Saveriani, ora abbandonato, tutti luoghi della zona di Posatora. “Ad essere particolarmente pericoloso sono stati l'incendio del parco Saveriani, che avrebbe potuto essere anche più violento del parco di Posatora per il suo stato di abbandono e quello del cassonetto della carta in via Martin Luther King, la cui vicinanza ad un campo di grano rischiava di innescare un rogo che avrebbe raggiunto le case circostanti. Solo per pura fortuna entrambi i roghi si sono estinti da soli, questo però ha fatto si che non venissero fatte segnalazioni alle Forze dell'ordine, permettendo ai ragazzi di continuare negli atti vandalici”.

Precedenti, cheì insieme alle confessioni paventerebbero l'imputazione di incendio doloso e non colposo come era stato riferito in precedenza: “ per l'incendio il dolo è generico” spiega infatti il Procuratore “per concretizzare il reato non è necessario che io voglia bruciare un ettaro o un cespuglio, ma è sufficiente innescare le sterpaglie”. Proseguiranno in questo senso quindi i lavori giudiziari, che vedono la difficoltà di coniugare ad un fatto di tale gravità la leggerezza e superficialità delle motivazioni che lo hanno causato, scusabile solo in parte dall'incoscienza della giovane età. Alla base dei roghi ci sarebbe semplicemente un gioco, una sfida ad innescare foglie ed erba secca, per poi controllarne la combustione ed estinguerla, gioco che in quella notte avrebbe potuto innescare una tragedia.

Altrettanto inspiegabili le motivazioni dei giovani e giovanissimi che nei pomeriggio del 14 maggio hanno appiccato un piccolo incendio nei ruderi della struttura degli ex mutilatini a Portonovo e il 15 giugno hanno devasto i bagni pubblici sempre di Portonovo. In questo caso le indagini che sono ancora in pieno corso, avrebbero individuato fin'ora la responsabilità alcuni minorenni, dai 16 fino ai 13 anni (non imputabili), non si escludono ulteriori imputazioni, in questo ulteriore caso di vandalismo adolescenziale.

Non bisogna però parlare di un'emergenza diffusa tra i giovani anconetani, secondo il Questore Oreste Capocasa: “Quelli osservati sono fatti gravi ma non un fenomeno, la grande collaborazione tra Procura e investigatori ha dato risultati pregevoli. Se non ci fosse stata la determinazione dei colpevoli dobbiamo pensare che questi reati sarebbero continuati”, una visione condivisa dal Procuratore Giovanna Lebbroni “Le persone a volte vanno fermate. In questo il minore non è diverso dall'adulto”.





Questo è un articolo pubblicato il 30-06-2017 alle 18:51 sul giornale del 01 luglio 2017 - 693 letture