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Ancona. Al Teatro delle Muse grande successo per la Tosca di Brooks

3' di lettura 18/10/2016 - Tosca, seconda opera in cartellone per il progetto "Opera Ancona Jesi", riscuote enorme successo al Teatro delle Muse di Ancona e con la replica di Domenica 16 Ottobre chiude gli appuntamenti nella città dorica; il programma prosegue da Novembre al Teatro Pergolesi di Jesi.

Sappiamo in anticipo che la Tosca di Pete Brooks è un esperimento cinematografico che parte dalla tradizione, ovvero dalla musica e dalla drammaturgia di Puccini, per avvicinarsi il più possibile al cinema. Le proiezioni sullo sfondo sono l'elemento che da subito salta all'occhio, tuttavia è oramai pratica comune avvalersi di proiezoni e diapositive per animare gli allestimenti, indipendentemente dal loro discostarsi o meno dalla tradizione. Quello che è assai innovativo nella Tosca di Brooks è invece l'utilizzo di tecniche rubate al cinema. Brooks si avvale della scelta di veri e propri campi lunghi, in cui è possibile raccogliere una presenza in primo piano ed una sullo sfondo; un esempio che troviamo nella scena iniziale, quando, nella Chiesa di Sant'Andrea Della Valle, seguiamo il pittore Mario Cavaradossi in primo piano ed il fuggitivo Cesare Angelotti che, semicelato da un velino, si muove nascosto nella cappella di famiglia.

Il secondo atto è ambientato a Palazzo Farnese, dimora di Scarpia; anche qui è apprezzabile la tecnica del campo lungo, enfatizzata dalla scelta di una scala che taglia in diagonale lo spazio, accentuandone la prospettiva. Il "gioco" cinematografico prosegue nel terzo atto quando la scena si sposta su Castel Sant'Angelo, Brooks sceglie di presentare l'ultimo atto sfruttando i piano sequenza, l'intento è quello di ricreare l'effetto di una inquadratura unica, senza interruzioni. Sul palco vediamo infatti la narrazione del terzo atto come un fluire unico: dalla disperazione di Cavaradossi condannato a morte, alla fucilazione, fino al suicidio di Tosca; la sensazione è quella di seguire la storia con la percezione spazio-temporale tipica della visione dell'occhio umano.

Le scene ed i costumi, affidati a Laura Hopkins, rimandano ad un periodo sospeso "tra Mussolini ed Hitler", in pieno regime dittatorale; l'ambientazione tuttavia rimane nella Roma del 1800, in linea con l'idea del regista di rispettare la tradizione apportando qualche innovazione.

Ci sono scelte che si discostano dalla storia originale, non ultima la volontà di far morire Tosca con un colpo di pistola, sono però momenti che sorprendono senza snaturare.
Il risultato è un connubio vincente, la contaminazione cinematografica non svilisce l'opera ma la rende più facilmente fruibile; rimane la drammaturgia e la potenza della musica di Puccini fa il resto.

A rendere onore alla Tosca, il Maestro Guillame Tourniarie alla direzione dell'Orchestra Sinfonica G. Rossini. Indiscusso il talento dei cantanti, applauditissimi in particolare la soprano Cellia Costea nei panni della protagonista Floria Tosca e il tenore Antonello Palombi nel ruolo dell'amato Mario Cavaradossi. Alberto Gazale è un Barone Scarpia assai convincente, Alessandro Spina è il fuggitivo Cesare Angelotti. Ancora sul palco Davide Bartolucci nel ruolo del Sagrestano, Marco Voleri per Spoletta, Omar Kamata è Sciarrone e Bruno Venanzi un carceriere.

Il Coro Lirico Marchigiano V. Bellini è diretto dal Maestro Carlo Morganti mentre Angela De Pace guida il Coro di Voci Bianche "Artemusica".








Questo è un articolo pubblicato il 18-10-2016 alle 18:20 sul giornale del 19 ottobre 2016 - 8787 letture

In questo articolo si parla di teatro delle muse, Elena Sagrati

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