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Cagli: Combattimenti fra cani e cinghiali, dieci persone rinviate a giudizio dopo due anni

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Dieci persone sono state rinviate a giudizio dalla Procura di Urbino per i reati di combattimento, uccisione e maltrattamento di animali, tra cui tre allevatori residenti nelle Province di Perugia e Milano, sei proprietari di cani residenti in Lombardia, Umbria e Campania. Fra i rinviati a giudizio anche il gestore di un allevamento di cinghiali di Cagli.

I fatti risalgono al 2014, le indagini sono partite a causa di un combattimento, ripreso con un cellulare da qualcuno dei presenti, avvenuto due anni fa proprio nell'allevamento cagliese.

All'attività investigativa hanno preso parte il Corpo forestale dello Stato della Sezione di PG del Tribunale di Urbino, insieme ai Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale e Forestale di Pesaro Urbino, Perugia, Milano, Lecco, Pavia e agli uomini del Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli animali (NIRDA) di Roma.

Inizialmente c'era stata una serie di perquisizioni a carico di alcuni allevatori, ripresi mentre addestravano i propri cani a dilaniare a morsi una femmina adulta di cinghiale, all’interno dell'azienda agricola. Tramite i video sono stati identificati dalla Forestale tre noti allevatori di Dogo Argentino, una razza da combattimento, mentre incitavano i cani ad attaccare la preda sfinita e sanguinante che veniva bloccata e sorretta, per le zampe posteriori, da uno degli addestratori.

Sono stati sequestrati durante le perquisizioni tutti i cellulari, i computer, le telecamere e i supporti digitali utilizzati per registrare ed archiviare il materiale audiovisivo, dai quali sono emerse numerose immagini di dogo argentini gravemente feriti e cinghiali sbranati, alcuni cinghiali dilaniati appesi per le zampe posteriori per stimolare l’aggressività dei molossi.

Dall’esame dei cellulari e tabulati sono stati inoltre identificati altri tre componenti della banda dei quali inizialmente non erano state individuate le generalità.

È stata accertata, inoltre, la morte di un cane durante un combattimento contro un cinghiale ed almeno quattro episodi, testimoniati da veterinari, di prestazioni mediche fornite a due allevatori per suturare gravi ferite riconducibili ai combattimenti.

È stato rinvenuto inoltre un esemplare adulto di Dogo Argentino con evidenti cicatrici recenti, trattate chirurgicamente e compatibili con gli eventi documentati.

Il Dogo argentino è un cane selezionato nella prima metà del ‘900, in Sud America, per cacciare cinghiali e puma, cane dalla grande potenza fisica, pacifico con gli esseri umani, ma dotato di grande istinto predatorio tale da renderlo spietato al cospetto di altre specie individuate come prede. Le possenti mandibole una volta serrate sulle prede si aprono solo con utilizzo di appositi strumenti appuntiti, utilizzati dagli addestratori anche negli eventi documentati dal Corpo forestale dello Stato in Provincia di Pesaro Urbino.

I responsabili rischiano pesanti pene, così come previste dal Codice Penale “Delitti contro il sentimento degli animali”, ovvero la reclusione da uno a tre anni e multe fino a 160mila euro.

Foto: Corpo Forestale dello Stato



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Questo è un articolo pubblicato il 29-06-2016 alle 20:41 sul giornale del 30 giugno 2016 - 1194 letture