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Niente rientro in Italia per il Lisippo di Fano: la Cassazione annulla la confisca

Lisippo di Fano 2' di lettura 28/12/2015 - Dopo otto anni di battaglie legali, la Corte di Cassazione annulla l'ordinanza di confisca del bronzo, attualmente in possesso del Getty Museum di Malibù, in California.

Giornata amara per il mondo dell'arte. E tutto a causa di un cavillo burocratico. La Cassazione ha annullato la confisca della statua e il suo rientro in Italia dopo che la Corte Costituzionale ha considerate nulle le udienze in Camera di Consiglio a Pesaro. Il motivo è un "vizio procedurale": secondo la sentenza 109 del 2015, infatti, la Corte Europea per i diritti dell'uomo impone udienze pubbliche in casi come questo; per il Lisippo tutto si è svolto a porte chiuse, come invece prevede il Codice di Procedura Penale italiano. La Corte Costituzionale ha ritenuto incostituzionale il comma 3 dell'articolo 666 del Codice di Procedura Penale, che impone la camera di consiglio e, pertanto, il processo "a porte chiuse".

Otto anni per niente, quindi, dato che si torna all'inizio, davanti al Giudice delle Indagini Preliminari (Gip) di Pesaro, dove tutto è iniziato. Nel 2008 l'associazione culturale "Le Cento Città" chiedeva la confisca dell'Atleta di Fano poiché bene indisponibile dello Stato Italiano esportato illegalmente. L'Atleta vittorioso fu ritrovato per caso in Adriatico nel settembre del 1964 dal peschereccio fanese 'Ferruccio Ferri' di Romeo Pirani. Del bronzo non si è saputo più nulla fino a quando è riapparso fra i beni del Museo Getty, che lo espose per la prima volta nel 1974. Tale museo lo comprò al prezzo di 3 milioni e 900 mila dollari.

L'allora Gip, Daniele Barberini, rigettò la richiesta, mentre nel febbraio 2010 un altro Gip, Lorena Mussoni, ordinò la confisca dell'opera. I difensori del museo fecero ricorso davanti ad un altro Gip, chiedendo la sospensiva dell'ordinanza, senza ottenerla. Successivamente il Getty si rivolse alla Cassazione, lamentando un'istruttoria incompleta e superficiale: la Cassazione rinviò tutto ad un nuovo Gip. Anche in questo caso, dopo aver ascoltato tutte le parti, il Gip Maurizio Di Palma confermò la confisca del bronzo, dato che "deve ritenersi accertata l'esistenza di un preciso collegamento tra il reato di esportazione clandestina e l'attuale detentore del bene'', ossia il Paul Getty Museum. Il resto è storia di oggi.






Questo è un articolo pubblicato il 28-12-2015 alle 14:21 sul giornale del 29 dicembre 2015 - 1124 letture

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