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Alessia Polita su Rai Uno: "La paralisi è una malattia terribile, ma io voglio rialzarmi"

Alessia Polita 4' di lettura 18/09/2015 - Sta promuovendo una campagna per la ricerca di una cura contro la paralisi, e lo ricorda ogni mercoledì la jesina Alessia Polita, con un post sul suo profilo social di facebook.

Lei, tanta grinta e una passione sfrenata per le due ruote condivisa assieme al babbo, ha vinto tanto nella sua carriera e superato le barriere che dividono i piloti uomini dalle donne. Con il suo talento ha dato molto più gas di tanti colleghi, fino a quel 15 giugno 2013, giorno dell'incidente sul circuito di Misano che l'ha costretta sulla sedia a rotelle.

In questi giorni è appena rientrata poprio dal circuito "Simoncelli" di Misano, dove ha seguito dai paddock il Moto Gp, assieme al fidanzato Eddi La Marra.

Oggi racconta la sua lotta quotidiana alla paralisi, che la costringe a combattere ogni giorno con tanti dolori e problemi collaterali. E parla della sua lotta alla malattia che tiene sulla sedie a rotelle lei e tantissimi altri che soffrono nel silenzio per non potersi alzare e camminare con le proprie gambe.

Ospite della trasmissione TV7 in onda venerdì in seconda serata su Rai Uno, ha risposto alle domande della giornalista, ha raccontato i suoi successi nel mondo del motociclismo maschile, il dramma di vedere la fine della sua carriera da motocilcista ma anche del suo vivere, del suo sorridere. Si commuove quando pensa alla solidarietà e all'affetto dimostrato da tantissime persone. "Ho scoperto solo dopo l'incidente quanti amici avessi, appena mi sono svegliata dall'anestesia ho chiesto subito un telefono, volevo scoprire se ero ancora Alessia Polita anche senza moto". La vicinanza dei suoi familiari, amici e fan è stata ed è straordinaria.

Così è partita una nuova sfida sempre accanto al babbo Giancarlo, che le ha costruito un kart per girare nella pista vicino a casa sua. "Ho richiamato gli sponsor, è ripartito il meccanismo.. però non è stato così facile, appena ho sentito il rombo del kart ho avuto un sussulto, sono tornata indietro alle 9.03 del 15 giugno 2013. Poi mi sono detta, ho do gas oppure ho finito. Al secondo giro sono andata a manetta".

Poi ammette: "Ho una missione, fa conoscere e sensibilizzare quante più persone sulla paralisi, che è un la malattia peggiore che possa colpire, ti toglie tutto, non solo le gambe".
La Lady Polita Onlus è nata inizialmente per sostenere Alessia, dal momento che dopo l'incidente si è ritotrovata su una sedia a rotelle da sola, senza assicurazione o un team ufficiale a sostenere questa nuova dimensione. Ma ora Alessia vorrebbe finanziare la ricerca di una cura delle lesioni midollari, se ci riuscirà, nel 2016.
"Voglio tornare a camminare di nuovo, con le mie gambe, su quell'asfalto che mi ha tolto la possibilità di farlo".

Il suo messaggio non termina nell'intervista, lei ha molto da dire, per esempio di quanto la vita l'abbia indurita e faccia fatica a piangere, se non fosse per la vicinanza delle persone che le mostrano affetto ogni giorno. "Voi mi fate emozionare, perché siete tanti e ci siete sempre e se non vi siete resi conto, tutti quanti fate parte della mia missione". Questo scrive nel suo profilo facebook con un appello: "Conoscete un pò meglio la paralisi e i nostri disagi, avete capito che purtroppo può succedere a tutti, che la MIELOLESIONE ti toglie la tua persona, il tuo essere, lasciandoti un corpo morto che vive solo per la nostra forza, quella forza che ci costringe ad andare avanti per trovare una cura e riprenderci la nostra vita. Io comunico a voi questo grande disagio, ma sono certa che come io ho arricchito voi in questa patologia, voi avrete fatto conoscere ad altri quello che è questa realtà! Vi RINGRAZIO di essermi vicino nella battaglia più grande che mi hanno costretto a sconfiggere e soprattutto vi ringrazio di aver capito che la sedia fa schifo, che io vivo, e cerco di fare queste cose per sentirmi ancora viva, perché credetemi, stare lì è come sopravvivere! Sembrerà stupido?? Ma vi voglio bene! VOGLIO TORNARE IN PIEDI, perché dietro quei miei sorrisi c'è un dolore che cresce ogni giorno di più".


   

di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it





Questo è un articolo pubblicato il 18-09-2015 alle 18:14 sul giornale del 21 settembre 2015 - 692 letture

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