No a nuove trivellazioni in Adriatico: il 22 settembre in consiglio regionale

3' di lettura 16/09/2015 - Il Presidente Mastrovincenzo e il Vice Presidente Minardi in Commissione Ambiente per l’avvio del percorso referendario: ”Nuove trivellazioni sono un pericolo per l’ambiente e l’ecosistema delle Marche.”

Procede la strada verso il referendum per dire “no” a nuove trivellazioni in Adriatico. “Dopo la verifica svolta con l'esecutivo regionale e gli uffici competenti – affermano il Presidente del Consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo e il Vice Presidente Renato Claudio Minardi - abbiamo presentato, oggi, alla Commissione competente le proposte di deliberazione concernenti la richiesta di referendum abrogativo di alcune normative statali relative ai permessi di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare e terraferma.” I quesiti, si ricorda, sono stati concordati, all’unanimità, durante l’ultima seduta della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali e devono essere approvati in forma identica da almeno 5 Assemblee regionali, ai fini della validità della richiesta di referendum. A prendersi l’impegno, in seno alla Conferenza, il Presidente Antonio Mastrovincenzo che aveva dichiarato la piena disponibilità a sottoporre subito alla Commissione Ambiente e ai capigruppo la presentazione della proposta di referendum da discutere in Consiglio regionale. “Nuove trivellazioni - afferma Mastrovincenzo - sono un pericolo per l'ambiente e l'ecosistema delle Marche.”

Le proposte di deliberazione sono state immediatamente assegnate alla Commissione Ambiente, per consentirne l'approvazione da parte del Consiglio nella seduta del 22 settembre (i termini per la presentazione del referendum scadono il 30 settembre prossimo). La prima riguarda alcune norme dell'art. 35 del Dl n.83/2012 convertito in legge n. 134/2012 ( c.d. "Decreto sviluppo"), che avevano riammesso i procedimenti concessori in corso relativi alle aree marine protette e a quelli entro le 12 miglia dalla costa, precedentemente vietati ai fini della tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Ove il referendum fosse approvato verrebbero fermate le attività di prospezione, ricerca e coltivazione in itinere con eccezione di quelle per le quali siano stati già rilasciati i titoli abilitativi. La seconda riguarda l'abrogazione di alcune norme dell'art. 38 del Dl n. 133/2014 convertito in legge n. 164/2014 ( c.d. "Decreto sblocca Italia "), tra le quali la più significativa ha lo scopo di consentire alle Regioni, attraverso un'intesa in seno alla Conferenza unificata, di esprimersi sui piani delle aree in cui sono consentite le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e loro stoccaggio e non solo su quello relativo alle attività sulla terraferma, evitando che in caso di mancato raggiungimento dell'intesa si possa bypassare la posizione della Regione ricorrendo a procedure sostitutive semplificate. Mastrovincenzo e Minardi si sono detti molto soddisfatti della discussione, svoltasi in Commissione che, di fatto, avvia il percorso per il referendum: “L’auspicio – hanno affermato - è di riscontrare, il 22 settembre in Aula, la stessa adesione rilevata oggi su questo tema che riguarda il benessere ambientale, economico e sociale dell’intera regione.”






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-09-2015 alle 15:32 sul giornale del 17 settembre 2015 - 1000 letture

In questo articolo si parla di politica

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aobG


Graziano Rosponi

17 settembre, 09:23
Tutto bello, ma dall'altra riva sai quanto gliene frega? Trivellano alla grande e ci fanno doppiamente fessi.

I referendum contro le trivellazioni nel mare Adriatico ci sono già,essendo stati promossi dal movimento politico,Possibile del Deputato Giuseppe Civati.Io ho firmato tali referendum ed invito i cittadini e i consiglieri regionali delle Marche a firmare i suddetti referendum.Giovanni Bello.Cerreto d'Esi,in provincia di Ancona.

Credo esistano ben 18 concessioni alla trivellazione su terra nelle marche.

La posizione del consiglio regionale delle marche su questo?

La domanda penso sia particolarmente pertinente dato che non mi risulta vi siano abitazioni in mezzo all'adriatico ma, pare, ve ne siano numerose su terra....

p.s.:
Esistono già ora numerosi pozzi di trivellazione al largo tra ancona e rimini, non mi pare abbiano mai creato problemi.

Ma forse tutta questa agitazione è nata prorpio per nascondere il fatto vi siano centinaia di chilometri quadrati su terreno marchigiano affidato a fantomatiche società per ispezionare il sottosuolo ai fini estrattivi.

Siamo piuttosto distratti o sbaglio?