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Ancona: maxi frode fiscale per 56 milioni di euro. A finire nei guai imprenditore di San Benedetto

2' di lettura 14/07/2015 - La Guardia di Finanza di Ancona, coordinati dalla locale Procura, blocca una maxi truffa da cinquantasei milioni di euro ideata da un famoso imprenditore di San Benedetto del settore e organizzazione eventi e spettacoli anche televisivi, trasmessi sulle reti nazionali. A lui e alla moglie sequestrati beni per venti milioni nell'operazione "Black Fashion", che ha portato alla scoperta di ventidue società fantasma.

Maxi frode fiscale per cinquantasei milioni di euro ai danni dello Stato sventata dalla Guardia di Finanza di Ancona. È con un simile risultato, grazie alle indagini condotte dal Gruppo di Ancona, che si conclude l’operazione investigativa “Black Fashion” iniziata a metà 2013 con una ingente frode all'erario. Sono ventidue in particolare le società italiane coinvolte, tra cui undici di comodo (cartiere) e due irlandesi (anche tra queste tutte cartiere), che dal 2007 hanno emesso fatture false per cinquantasei milioni, evadendo undici milioni di Iva. L’imbroglio ha coinvolto oltre alle Marche, anche Abruzzo, Campania e Lombardia e proprio a Milano sono stati sequestrati sei box e alcuni depositi per un valore di cinquecentomila euro.

Il Tribunale di Ancona, su istanza del Gip Pallucchini, ha emesso un decreto di sequestro di beni per un equivalente di venti milioni di euro tra case ville macchine e valori, quasi tutti sottratti al dominus della truffa, un famoso imprenditore di San Benedetto del Tronto. Costui era stato capace di organizzare eventi passati attraverso le reti Mediaset come la Sfilata d’Amore e Moda o il Water Show. A lui e alla moglie, denunciati a piede libero anche per riciclaggio di denaro insieme ad un terzo uomo, sono stati sottratti un suv, una villa a Ferrara e una San Benedetto e diverse moto e auto di lusso.

Il magnate realizzava realmente degli eventi e organizzava trasferimenti per Vip con auto di lusso, ma poi emetteva, tramite le cartiere fantasma, ingenti fatture senza descrizione. Realizzata la frode, le società fantasma venivano puntualmente poste in liquidazione a distanza di circa un anno dalla costituzione, con la distruzione ovvero l’occultamento della contabilità in modo da impedire la ricostruzione delle operazioni illecite, per poi essere rimpiazzate da altre società cartiere con la finalità di continuare il disegno criminoso.

Inequivocabili le chat dei diciannove responsabili, che definivano online l’operazione il “Business dell’iva”. Le aziende figlie delle società operative divenivano veri e propri fantasmi, chiudendo ogni anno e riaprendo con altri nomi. Lampanti però le prove sui computer, che hanno permesso alle Fiamme Gialle di risalire ai colpevoli.


di Enrico Fede
redazione@vivereancona.it

 







Questo è un articolo pubblicato il 14-07-2015 alle 13:25 sul giornale del 15 luglio 2015 - 1207 letture

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