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Carcere di Fossombrone: suicida l'assistente capo di polizia penitenziaria

1' di lettura 03/07/2015 - Il tragico gesto è avvenuto la sera di giovedì 2 luglio. L'uomo aveva 41 anni.

Alla radice della decisione finale forse un male di vivere acuito dal duro lavoro nella casa di reclusione. Poi il "nulla". L'assistente capo della polizia penitenziara di Fossombrone si è ucciso la scorsa sera nei pressi della sua abitazione. Ancora ignote le cause. L’uomo, sposato e padre di due figlie, era stato trasferito da poco nel carcere "sigillato" col 41-bis e abitava a Serrungarina.

A scoprire il corpo è stata la moglie che, intorno alle undici di sera, ha avvertito immediatamente i colleghi della penitenziaria: l'uomo si sarebbe sparato alla testa con la pistola d'ordinanza.

Sembra non avere fine lo stato di scoramento che caratterizza gli agenti di questo Corpo" spiega il segretario nazionale del Sappe, Donato Capece. Nel 2014 furono dieci i casi identici: più di 100 dall'anno 2000.

"Non sappiamo se era percepibile o meno il disagio che viveva il collega. Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo dei poliziotti penitenziari l’Amministrazione Penitenziaria è in grosso affanno e in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta”.






Questo è un articolo pubblicato il 03-07-2015 alle 15:52 sul giornale del 04 luglio 2015 - 853 letture

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