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Territorio, Sanità, Lavoro e Infrastrutture. Ecco le richieste ai candidati governatori dell'Anci Marche

6' di lettura 06/05/2015 - Spacca, Ceriscioli e Maggi insieme alla sede regionale dell'Anci, mercoledì mattina ad Ancona, per raccogliere le proposte dei sindaci su tematiche fondamentali quali Territorio, Sanità, Lavoro e Infrastrutture. Intanto la Consulta Nazionale dei piccoli Comuni organizza due appuntamenti a Stella Maris il 7 e 8 maggio.

L'Anci Marche ha consegnato mercoledì mattina ad Ancona un documento che chiede una serie di impegni ai candidati alle regionali Marche del prossimo 31 maggio. A sostegno dell’elaborato è stata indetta per giovedì 7 maggio ad Ancona, dalle 14.00 presso la Domus Stella Maris di Torrette, la riunione della Consulta Nazionale dei Piccoli Comuni, oltre ad un seminario, venerdì 8, sulle gestioni associate dei Comuni. Impossibilitati a venire Francesco Acquaroli (FdI-Lega) per la morte del padre, sopraggiunta in nottata, e Edoardo Mentrasti (Sel) per precedenti impegni, resistono nella sede regionale dell’Associazione dei Comuni Luca Ceriscioli (PD), il governatore uscente Gian Mario Spacca (Marche 2020) e Gianni Maggi (M5S).

A farsi portavoce delle richieste il sindaco di Falconara, Goffredo Brandoni che ha sostituito il presidente Maurizio Mangialardi. I sindaci, stando a Brandoni, sono oggi il punto di riferimento principale per i bisogni dei cittadini e in particolare delle fasce più deboli. "Dal 2010 i Comuni sono accusati di essere il buco nero dei fondi pubblici. In realtà fino ad ora hanno contribuito alla spesa pubblica con 17 miliardi di euro e nel 2015 ne devono offrire altri 8. Dopo i tagli statali le amministrazioni comunali non sono in grado di sopportare anche tagli regionali”. E qui che necessaria, stando a Brandoni, sarebbe la riattivazione del “Comitato d’Intesa” come ponte tra politica regionale ed enti locali. Una proposta questa che trova l’approvazione di Spacca.

Utile per l'Anci anche un rafforzamento del ruolo del Consiglio delle Autonomie Locali con un riordino territoriale caratterizzato dal rapporto diretto tra servizi e utenti nel rispetto del patrimonio economico, sociale e culturale dei piccoli Comuni. Anche se le perplessità non mancano, in particolare riguardo alla legge Delrio sul riordino delle Province dove l'auspicio è quello di una semplificazione che non vada a coinvolgere il personale come “fattore negativo”.

Brandoni condivide con il Presidente Spacca anche l’idea di uno sviluppo possibile solo attraverso la ripresa della produzione di reddito, che andrebbe innescata attraverso la collaborazione tra enti locali e Regione ed utilizzando i fondi europei a disposizione. Domanda maggiore attenzione agli eventi sismici e all’edilizia scolastica – per la quale si richiedono più fondi - ammonendo le altre regioni a non rubare alle Marche la paternità del progetto di protezione civile “Codice Rosso”.

Problemi ben più gravi, l'Anci, li ravvisa nella Sanità, per la quale la Regione dovrebbe garantire almeno il livello di risorse erogate fino al 2014 per mantenere il welfare sociale e socio-educativo, sebbene “i 12 milioni di euro richiesti in una lettera al governatore Spacca non si sa bene dove siano - ha precisato Brandoni - e per avere fondi europei vorremmo proporre di riallocarne una parte alle famiglie disagiate e una ai disabili”.

Nella politica abitativa urgerebbe, sempre per l'Anci, una revisitazione, così come necessaria sarebbe la messa in sicurezza delle coste e dei fossati, la realizzazione del secondo binario Falconara – Orte. Potrebbe far storcere il naso ai più, inoltre, un accenno al bisogno di affiancare ad alcuni Comuni l’impegno diretto dell’Agenzia delle Entrate per portare avanti la lotta contro l’evasione fiscale. Dimostrata invece soddisfazione per il Patto di Stabilità Verticale, che avrebbe consentito di ottenere un fondo di cento milioni di euro, non sempre però facilmente sbloccabili – uno dei metodi sembra essere quello delle unioni comunali - , tanto che finora ne rimarrebbero quaranta da allocare.

L’ultimo punto di criticità individuato sarebbe quello della presenza - destinata ad aumentare - di almeno millequattrocento profughi o rifugiati politici che i Comuni da soli non sono in grado di gestire. “Abbiamo bisogno di certezze. Da bravi amministratori sappiamo gestire le nostre risorse, ma non è possibile continuare a prorogare i bilanci, perché poi con i pochi avanzi che restano non riusciamo a fare investimenti utili ai cittadini e di conseguenza al rilancio dell’economia”. Roberto De Angelis, sindaco di Cossignano (AP) e Coordinatore regionale dei piccoli Comuni dell’ANCI Marche vuole precisare che “la nostra è una realtà dove su 236 Comuni, 170 sono al di sotto dei cinquemila abitanti e il 72% di questi costituiscono la cinghia di distribuzione del sistema Marche. Questi dovranno pagare quanto i grandi, pur non essendone in grado. La spesa per i Comuni marchigiani nel 2015 è stimata in dieci milioni di euro, senza parlare di tre milioni derivanti dalle IMU sui terreni agricoli. È imbarazzante e chiediamo di accordarci su un principio di leale collaborazione. Confidiamo nella nuova amministrazione regionale, che possa non ripetere l’errore fatto su scala nazionale di pretendere senza analizzare”.

Per Ceriscioli (Pd e coalizione di centrosinistra)– che sente strano lo “stare dall’altra parte” – la collaborazione tra cittadini e Regione risulta una necessità pressoché scontata avendo già svolto il ruolo di primo cittadino, ma promette particolare riguardo ai Comuni che si uniranno in una situazione di assenza del ruolo delle Province. “La riduzione delle risorse regionali è drammatica e per andare avanti dovremo condividere le nostre scelte con gli Enti locali. Per quanto riguarda i fondi europei, saranno le prime, e forse uniche, risorse per il rilancio del sistema”. Parla anche di una scelta di valori, che devono essere rivolti a “quella parte di cittadini che ha più bisogno delle istituzioni: i bambini e i disabili”.

Spacca (Marche 2020) cerca di liberare la Regione dal fardello di essere l’ente fautrice dei tagli spiegando che questi sono opera dello Stato, che “ha tagliato il 38% alla Regione, il 28% ai Comuni, il 14% alle Province e solo l’11% a se stesso, principale utilizzatore del denaro pubblico. Il rapporto di collaborazione va costruita allora anche con lo Stato. Le riforme che l’Anci richiede vanno senz’altro fatte nei prossimi cinque anni, ma saranno cinque anni difficili”. Anche lui si convince dell’indispensabilità delle unioni tra piccoli comuni per poter garantire meglio i servizi, ma chiede nelle politiche sociali di “stare attenti principalmente alle famiglie”.

Sebbene Maggi (M5S) si dica soddisfatto della dichiarazione dell’Anci di essere un ente vicino ai cittadini, prende una posizione diametralmente opposta dagli altri due candidati, attaccando la politica “neocentrista di un governo sempre più lontano dai cittadini” e ricordando che nelle Marche “sono nati molti comitati, sostenuti dai sindaci, soprattutto dei piccoli Comuni, che chiedono maggiore autonomia dall’amministrazione regionale”. Ricorda il progetto del suo partito di rovesciare l’attuale orientamento politico, a suo avviso, governocentrico e cittadinifugo e consiglia “ai grandi Comuni, come Ancona, di imitare i piccoli centri nel rapporto più diretto con i cittadini". "Devono ascoltare di più le loro istanze e lo dico alla Mancinelli. - continua Maggi - e chiedo inoltre di evitare gli sprechi. Perché gli uffici comunali dovrebbero pagare gli affitti quando esistono strutture di proprietà del Comune? Questa politica accentrativa va cambiata”.


di Enrico Fede
redazione@vivereancona.it

 







Questo è un articolo pubblicato il 06-05-2015 alle 15:58 sul giornale del 07 maggio 2015 - 620 letture

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