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Jesi: la presidente della Camera Laura Boldrini torna nella sua città natale per aprire una finestra sul futuro

Laura Boldrini al teatro Pergolesi di Jesi 8' di lettura 24/04/2015 - Laura Boldrini torna nella sua città natale, Jesi, ad un anno e mezzo dalla presentazione del libro sulla storia di Murayo.

E l'occasione oltre che per salutare amici, concittadini e le istituzioni locali, è per presentare un altro suo libro: 'Lo sguardo lontano'. Il libro, che Eugenio Scalfari ha definito come 'il modo di occuparsi del bene comune dei nostri figli', parte dalla consapevolezza - acquisita dopo due anni e mezzo di legislatura che vede la Boldrini ricoprire la carica di presidente della Camera - che "non è vero che non si può cambiare. Mi chiedo perchè sia stata scelta io. E rispondo, per i valori che rappresento".

Convivenza civile, rispetto degli altri, non superficialità, non aver paura delle diversità, perché gli altri possono insegnarci qualcosa. Nell'ottica di costruire una società più armoniosa. Questi sono i principi che si snodano nelle pagine scritte dalla Boldrini.

"L'istituzione parlamentare è il cuore della democrazia. Si può e si deve cambiare, ricordando quanto è costato avere un Parlamento libero". E il pensiero va proprio al 25 aprile, alla giornata della Liberazione. La Boldrini ha ricordato l'iniziativa del 16 aprile scorso, quando per la prima volta nella storia il Parlamento ha celebrato i partigiani e le partigiane, facendoli sedere al posto dei deputati: "Non sono stati ospiti, perché sono i padroni di casa, se il Parlamento esiste ed è libero è grazie ai loro sacrifici. La Costituzione è figlia della resistenza, non dobbiamo dimenticarlo, e ci tenevo molto a quella cerimonia solenne. Dobbiamo tener viva la memoria, facendo capire anche ai giovani che la democrazia non è per sempre e va protetta, coltivata, non lasciando che sia tutto scontato".

L'incontro prosegue parlando di politica: "Si parla poco di ciò che è stato fatto, perciò andava raccontato lo sforzo che stiamo facendo, aiutando i cittadini a superare il senso di sfiducia tanto diffuso. Per farlo occorre essere trasparenti, rendere note le cose secretate. Ancora ci sono documenti delle stragi nazifasciste, tanti segreti nell'armadio della vergogna: ed è altrettanto vergognoso che ancora esistano segreti. Un paese non deve vergognarsi del proprio passato. Così abbiamo deciso di desecretare queste carte. Al netto del risparmio e degli sprechi, la democrazia ha un costo e queste operazioni sono necessarie".

Viene poi ricordata la revisione degli stipendi della Camera, "non più in linea coi tempi". In 4 anni si tratta di un risparmio di 97 milioni di euro.
"Il governo è un po' lo specchio della società. I politici non sono tutti uguali e a Montecitorio non c'è nessun virus che infetta chiunque ci entri. Chi è serio e onesto, resta tale. Noi siamo pagati non per riproporre un modello che non funziona più, ma per migliorarlo. Così potremo guadagnare rispetto, perché non sempre la politica ha dato le risposte giuste, per esempio in tema di integrazione".

Uno dei temi toccati nel libro è quello della diseguaglianza, che "ha tanti volti: quello della differenza tra nord e sud, quello delle donne tenute ai margini nel mondo del lavoro (lavora solo il 47%). Il PIL potenziale perde il 15% proprio in conseguenza dell'esclusione delle donne dal mondo del lavoro. Diseguaglianza anche nella realtà degli esodati, una parola nuova che prima era sconosciuta. Ha il volto dei giovani che non ne possono più".

La Boldrini ribadisce che oltre alle necessarie riforme, occorre abbattere le diseguaglianze. "In passato le scelte politiche hanno allargato la forbice. La diseguaglianza non è solo un problema etico, ma anche economico e democratico. La forbice è aperta quando ci sono pochi ricchi e molti poveri, e non voglio vedere il nostro paese ridursi così".

Una soluzione c'è per la ripresa: l'innovazione, che - menziona la presidente della camera - sta nella green economy, nell'agricoltura, nel manifatturiero competitivo e innovativo, nelle bellezze della nostra regione. L'Italia può tornare a rinascere'.

Molti i temi toccati durante l'incontro, anche quelli di prima attualità come l'immigrazione. Un capitolo del libro 'Lo sguardo lontano' si intitola infatti 'Il movimento'.
Nel libro la Boldrini approfondisce le operazioni italiane ed europee e il ruolo dell'Europa dopo l'ultimo importante incontro di Brussels in tema di grandi migrazioni. Si parla di Mare Nostrum: "è stata un'operazione militare di salvataggio in mare anche fuori dalle acque internazionali, a ridosso delle coste libiche. Se è vero che è costata 9 milioni di euro al mese, è anche vero che sono state salvate 170.000 persone. Ciò significa aver speso 600 euro per salvare una vita umana. E' stata una grande lezione di umanità. Poi si è deciso di smettere, e le operazioni sono state gestite dall'Europa con Tryton, un'operazione di salvataggio in una fascia più ristretta rispetto a Mare Nostrum, con risultati molto ridotti. Siamo soddisfatti del risultato di Mare Nostrum, la gente scappa da eccidi enormi, in cerca di un luogo più sicuro. Nei paesi di confine di primo asilo le risorse stanno finendo. Come può non interessarci tutto questo?".

Per combattere il fenomeno, una delle soluzioni proposte è lavorare sulla causa che genera il giro di scafisti e trafficanti di vite. "Servono maggior diplomazia e dialogo, ma - afferma la Boldrini - è molto difficile in paesi come la Libia". Dall'ultimo incontro a Brussels dovranno quindi uscire soluzioni concrete, per lavorare proprio sulla collaborazione con i paesi dei migranti.

Una delle domande poste alla presidente della Camera, molto di attualità anche nel nostro territorio, riguarda la diffusa fobia dell'immigrato: "Non possiamo pensare di gestire il problema solo in termini di sicurezza, ma occorre comprendere che chi si sposta lo fa per andare in un ambiente più sicuro. Il fenomeno della globalizzazione coinvolge la mobilità umana. Non dobbiamo pensare che l'Africa si stia spostando in Italia, perché non è così. Occorre un dibattito nuovo sul tema, più ricco".

L'incontro ha visto lo spazio per alcune domande fatte dagli studenti a Laura Boldrini, che ha ascoltato con interesse e risposto alle domande di attualità sui giovani e le prospettive future di affacciarsi nel mondo del lavoro in un periodo tanto difficile. La Boldrini ha rassicurato così i giovani: "I nostri genitori e chi è venuto prima di noi, si è dato da fare, ricostruendo il paese distrutto dalla guerra. Io stessa vivevo le stragi della mafia, la morte dei magistrati..siamo cresciuti tutti nell'insicurezza, perché ogni periodo storico ha le sue difficoltà. Ai giovani dico che hanno un duro lavoro, questa è la vostra missione, dovete farcela e non rassegnarvi!".

Sulle donne, sulle misure per contrastare le violenze, sulla partecipazione un'altra domanda rivolta alla Boldrini. "In famiglia si fa la prima distinzione e crescere figli consapevoli è una missione importante; poi viene la scuola, che sarebbe lungimirante se inserisse l'educazione di genere; occorre una vera e propria battaglia culturale".

Laura Boldrini ha ricordato alcuni fatti di cronaca della nostra regione: anche nel libro di parla di Lucia Annibali, la giovane avvocatessa pesarese aggredita e sfigurata con l'acido al volto: "Lucia è l'esempio di resilienza, ha fatto un investimento in se stessa, da una tragedia che poteva tenerla in casa. Lei con estremo coraggio è uscita allo scoperto, dimostrando di essere una donna più forte della violenza subita".
Anche un altro episodio di cronaca è stato ricordato durante l'incontro, quello del suicidio della coppia di Civitanova e a distanza di poche ore di un altro uomo: tre vittime della crisi. La Boldrini ricorda bene quel giorno, perché era in viaggio per le Marche, per incontrare gli amici e i parenti dopo aver ricevuto l'incarico di presidente della Camera. Un viaggio di festa che è cambiato dopo aver appreso dei tre suicidi: "Come potevo non recarmi a quel funerale? Bisogna svolgere le proprie funzioni fino in fondo, non solo dove ci sono tappeti rossi ad accoglierti. Ho incontrato anche tante altre persone che mi hanno raccontato di quanto siano provati dalla crisi, ho toccato con mano l'ombra della crisi che ha colpito le Marche, che era il fiore all'occhiello dello sviluppo".

Un saluto caloroso quello dato alla Boldrini a Jesi venerdì 24 aprile. Il ricavato del libro presentato al teatro Pergolesi andrà in beneficenza.
Ha aperto l'incontro il sindaco Massimo Bacci, per ringraziare la Boldrini della sua presenza. Il giornalista Roberto Petrini ha ripercorso alcuni capitoli del libro. Il momento delle domande ha visto sul palco con la Boldrini Luca Pagliarini, lo stesso giornalista della precedente presentazione del libro 'Solo le montagne non si incontrano mai. La storia di Murayo', a dicembre del 2013.



   

di Cristina Carnevali
redazione@viverejesi.it







Questo è un articolo pubblicato il 24-04-2015 alle 22:34 sul giornale del 27 aprile 2015 - 1308 letture

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